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Procacciatore d’affari

13 Agosto 2018 | Autore:
Procacciatore d’affari

Chi è e cosa fa il procacciatore d’affari? Cos’è la provvigione? Quali sono le differenze con l’agente e con il mediatore? Il procacciatore deve iscriversi all’elenco dei mediatori?

Potresti pensare che procurare clienti ad un’impresa o a un professionista possa essere una cosa semplice, che non comporta alcuna implicazione giuridica. Ad esempio, un agente immobiliare ti incarica di trovargli clienti; tu, dopo avergli fatto pubblicità, riesci a procurargliene alcuni e, in cambio, ti viene data una percentuale sugli affari conclusi. In realtà, procacciare affari non è così semplice. La legge ritiene che colui che fa da intermediario debba egli stesso avere un titolo per poter operare in tal senso; non tutti, quindi, possono scendere in piazza e trovare clienti dietro pagamento. Secondo il nostro ordinamento, chi si dedica a questa attività senza le necessarie autorizzazioni non compie un illecito, ma perde il diritto ad essere ricompensato da colui che si giova del lavoro svolto dall’intermediario. Come vedremo nel corso di questo articolo, poi, il procacciatore d’affari svolge un’attività che è molto simile a quella dell’agente e del mediatore, discostandosi da quest’ultima per alcuni tratti particolari e, nello specifico, per essere retribuito da una sola parte. Quindi, se stai pensando di diventare procacciatore d’affari, devi sapere che non potrai esercitare questo mestiere così, a cuor leggero, in quanto si tratta di una professione a tutti gli effetti, regolamentata dalla legge e per la quel è necessario l’iscrizione in un apposito albo. Lo ha detto anche la Suprema Corte di Cassazione. Tanto premesso, vediamo cos’è e come si diventa procacciatore d’affari.

Procacciatore d’affari: chi è?

Cominciamo subito con una rapida ma efficace definizione: il procacciatore d’affari è colui che, senza vincolo di stabilità e, quindi, in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni. In genere, il procacciatore d’affari è “ingaggiato” da un’impresa o da un’azienda al fine di incrementare la propria clientela.

Il procacciatore d’affari percepisce una provvigione pattuita per ogni singolo affare procurato e andato a buon fine, restando comunque sempre estraneo al rapporto contrattuale tra le parti e ad ogni ulteriore beneficio che grazie alla sua attività possa derivare alla ditta preponente.

Nel contratto può essere previsto anche un obbligo di non concorrenza a carico del procacciatore, che non potrà assumere incarichi per conto di altre aziende che trattano prodotti simili a quelli oggetto del contratto. È comunque sempre chiarito che il procacciatore svolgerà la sua attività con piena autonomia di azione, di tempo e di organizzazione e non avrà alcun vincolo, né di dipendenza né di rapporto stabile di collaborazione nei confronti dell’impresa preponente. Solitamente, essendo il suo incarico senza rappresentanza, al procacciatore è fatto divieto di utilizzare il nome dell’impresa proponente nei propri rapporti commerciali, o di inserire il nome nelle lettere commerciali, biglietti da visita o altro materiale pubblicitario.

Quella del procacciatore d’affari è una figura molto richiesta in quanto presenta i seguenti vantaggi: opera senza una delimitazione territoriale specifica e senza alcun vincolo di esclusiva. I servigi del procacciatore d’affari, quindi, possono essere garantiti a più proponenti contemporaneamente, senza conflitto d’interessi.

Procacciatore d’affari e agente: quali differenze?

Il procacciatore d’affari svolge un’attività per certi versi analoga a quella dell’agente. Vediamo quali sono le differenze. Secondo la legge, con il contratto di agenzia una parte (definita agente) assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra (cosiddetta preponente), verso il pagamento di una retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata [1].

Con il contratto di agenzia, quindi, il preponente (normalmente un imprenditore) si avvale dell’aiuto di un agente per promuovere la propria attività. Si pensi, ad esempio, alle grandi compagnie di assicurazioni che, per poter essere presenti sull’intero territorio italiano, si affidano ad agenzie che si occupano di rappresentarle nella zona di loro competenza.

Caratteristica del contratto di agenzia è che l’agente non è un dipendente del preponente: in altre parole, tra le due parti non esiste un vincolo di subordinazione. Questo significa che l’agente è un collaboratore dotato di piena libertà di organizzare il proprio lavoro come meglio crede. Da tanto deriva la possibilità, per l’agente, di stabilire i propri orari di lavoro, di selezionare la clientela, di scegliere le tecniche di mercato che ritiene più opportune. A questa libertà fa da contraltare il rischio economico e giuridico che l’agente si assume.

Il contratto di agenzia è un contratto a prestazioni corrispettive perché, a fronte dell’obbligo, in capo all’agente, di promuovere l’attività del preponente, quest’ultimo è tenuto a pagare una provvigione, cioè una somma di denaro determinata in percentuale sull’importo degli affari andati a buon fine. Di conseguenza, l’agente verrà pagato se i contratti inviati al preponente verranno conclusi oppure, nel caso in cui l’agente sia anche rappresentante e, quindi, abbia la possibilità di stipulare autonomamente i contratti con i clienti, sulla base dei contratti da lui stesso sottoscritti.

Il procacciatore d’affari svolge un’attività che, per certi aspetti, è del tutto sovrapponibile a quella dell’agente: anche lui non è un dipendente e agisce in autonomia, organizzando il proprio lavoro; allo stesso modo, anche il procacciatore è pagato in percentuale agli affari procurati. La vera differenza tra procacciatore d’affari e agente sta nell’assenza della stabilità e dell’esclusività del rapporto tipiche del contratto di agenzia. In altre parole, il procacciatore d’affari si distingue dall’agente, pur avendo alcuni tratti in comune, per la mancanza della stabilità dell’incarico: infatti, mentre l’agente è contraddistinto dalla continuità dell’incarico conferitogli e dalla regolare periodicità della provvigione, il procacciatore d’affari non è legato da alcun rapporto stabile e continuativo con il preponente, ma è libero di procurare o meno gli affari, portando gli stessi ora ad un’impresa ora ad un’altra, esaurendo di volta in volta tale sua occasionale attività.

Procacciatore d’affari e mediatore: quali differenze?

Se tra procacciatore d’affari e agente corrono alcune differenze, lo stesso può dirsi con la diversa figura del mediatore, la quale, però, come vedremo, assomiglia molto più al procacciatore. Secondo il codice civile il mediatore è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad esse da alcun rapporto giuridico [2].

La figura del mediatore delineata dal codice, quindi, non è quella di un paciere che interviene per risolvere le controversie, bensì di un intermediario tra soggetti che intendono pervenire ad un accordo. Questa funzione può essere svolta dal mediatore su incarico di una delle parti oppure spontaneamente; in entrambi i casi, comunque, il mediatore svolge un’attività autonoma, indipendente e imparziale rispetto alle parti dell’affare. L’indipendenza e la libertà del mediatore trovano corrispondenza nella medesima libertà lasciata alle parti messe in relazione di concludere o meno l’affare, salvo il diritto dello stesso di ottenere il rimborso delle spese sostenute per eseguire l’incarico ricevuto.

Caratteristica del mediatore, quindi, è l’imparzialità, intesa come totale assenza di qualsivoglia vincolo giuridico con le parti che devono concludere l’affare [3]. Il mediatore resta imparziale anche se ha ricevuto l’incarico solamente da una delle parti [4].

Da quanto detto si evince la profondo somiglianza esistente tra mediatore e procacciatore d’affari: in entrambi i casi, coloro che hanno ricevuto l’incarico di trovare clienti godono di un’autonomia e di una libertà sconosciuta all’agente, potendo procacciatore e mediatore organizzarsi liberamente e, volendo ,decidere anche di non svolgere la mansione assegnatagli.

Tra procacciatore d’affari e mediatore, però, corre un’importante differenza: il procacciatore agisce pur sempre dietro incarico del preponente ed è, quindi, parte interessata all’affare; il mediatore, invece, è caratterizzato dall’imparzialità, anche quando abbia ricevuto l’incarico da una sola parte.

Procacciatore d’affari: serve l’iscrizione?

Un’importante sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito un’ulteriore equiparazione tra la figura del procacciatore d’affari e quella del mediatore. Per fare il mediatore, infatti, la legge [5] prevedeva la necessaria iscrizione in un apposito ruolo degli agenti d’affari in mediazione tenuto dalle camere di commercio. Oggi, a seguito di un nuovo provvedimento [6], questo ruolo è stato soppresso, ma rimane l’obbligo di possedere i requisiti professionali, morali e di indipendenza necessari all’esercizio di questa elicata professione e all’iscrizione nell’apposito elenco. Questi requisiti vanno autocertificati e segnalati mediante Scia alla camera di commercio competente, contestualmente all’inizio dell’attività, tramite lo sportello unico per le attività produttive del Comune di residenza.

La Corte di Cassazione ha stabilito che il procacciatore d’affari che svolge la sua funzione in materia di immobili e aziende deve essere iscritto all’elenco dei mediatori, pena la perdita del diritto alla provvigione, cioè al pagamento. Se tratta affari concernenti beni mobili la provvigione invece è dovuta ma solo se si tratta di un’attività occasionale e non svolta professionalmente [7].

Di conseguenza, allo stato attuale, possiamo dire che:

  • Il procacciatore d’affari che svolge in maniera continuativa la sua professione, oppure che tratta di immobili ed aziende anche in via occasionale, deve essere iscritto all’elenco dei mediatori, pena la perdita della provvigione;
  • Il procacciatore d’affari occasionale, invece, è libero di poter percepire la provvigione anche senza alcuna iscrizione quando la sua attività riguarda solamente beni mobili.

note

[1] Art. 1742 cod. civ.

[2] Art. 1754 cod. civ.

[3] Cass., sent. n. 6959/2000.

[4] Cass., sent. n. 7251 del 07.04.2005.

[5] L. n. 39 del 03.02.1989.

[6] D. lgs. n. 59 del 26.03.2010.

[7] Cass., sent. n. 19161 del 02.08.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. WOW questo si che è un resoconto fatto come si deve, bravi! chi legge può ritenere esaustivo e chiaro l’argomento, che è stato esposto (a mio avviso) in modo professionale ma chiarissimo allo stesso tempo.

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