Diritto e Fisco | Editoriale

Parenti e affini: obblighi alimentari e diritti ereditari

24 Agosto 2018 | Autore:
Parenti e affini: obblighi alimentari e diritti ereditari

I parenti del tuo coniuge sono tuoi affini. Significato giuridico del termine ed eventuali obblighi alimentari o diritti ereditari tra gli affini e i parenti.

Non potrai mai dirmi che non lo sapevi, cioè che se sposi una persona, come è noto, sposi anche la sua famiglia. Ebbene, questo vecchio adagio, ben si adatta all’argomento di questa pubblicazione, visto che desideri capire quali sono i diritti e gli obblighi reciproci tra te e i parenti di tua moglie, che cosa sono gli affini e cosa significa il concetto di affinità. Ebbene, ribadendo il concetto precedente, nel momento in cui hai sposato tua moglie (ma si potrebbe ipotizzare l’ipotesi al contrario), inevitabilmente sei entrato a far parte della sua famiglia: suocero, suocera, cognati, zii e quant’altro ti considerano, quindi, a tutti gli effetti un loro parente: ma tecnicamente parlando è così? Al di là dell’ovvio rapporto affettivo che si è creato nella descritta situazione, puoi parlare di un vero e proprio legame di parentela, tra te e i parenti di tua moglie? Se non è così, come può definirsi giuridicamente il rapporto tra te e i parenti della tua sposa? In particolare cosa gli affini e quali sono le differenze con i parenti di sangue? Nei riguardi di tuo suocero, oltre al rispetto per l’età e per il ruolo di genitore di tua moglie, la legge riconosce eventualmente degli obblighi alimentari di varia natura o addirittura persino dei diritti ereditari? Le domande che ti stai ponendo sono più che lecite: si tratta, infatti, di quesiti la cui risposta non è sempre scontata e che qui trovano il loro riscontro.

Affinità: che cos’è?

Secondo la legge italiana [1], il coniuge è definito e qualificato come affine dei parenti del proprio o della propria consorte. In altri termini, se una donna si sposa con un uomo, risulta affine con i parenti del medesimo. Pertanto, il concetto di affinità si distingue da quello di parentela, che invece si basa sul cosiddetto legame di sangue (anche se di grado diverso) tra i soggetti imparentati. Detto questo, è bene precisare che il grado di affinità del coniuge con i parenti dell’altro è corrispondente a quello della parentela. Per meglio spiegare se il marito è legato al proprio fratello con un grado di parentela pari al 2°, altrettanto si potrà dire per la moglie, evidentemente legata al cognato da un’affinità di 2° grado. L’affinità tra il coniuge e i parenti dell’altro non viene meno, se il coniuge muore (pur con alcune eccezioni), mentre cessa nel caso in cui sia accertata e dichiarata la nullità del matrimonio. Pertanto, fatti salvi alcuni casi limite, il grado di affinità con i parenti del proprio coniuge è per sempre.

Affine: il diritto agli alimenti

Se un parente versa in stato di bisogno e non ha la possibilità di provvedere con le proprie capacità a sé stesso, la legge [2] prevede per il bisognoso il diritto agli alimenti a carico del proprio parente ed in relazione alla capacità economica del medesimo.

A questo proposito, la legge appena citata stabilisce tassativamente l’ordine dei parenti (oppure l’affine) eventualmente tenuti al versamento degli alimenti. Nel rispetto della regola del parente più prossimo, essi sono:

  • il coniuge;
  • i figli e, in loro assenza, i discendenti prossimi (ad esempio i nipoti);
  • i genitori e, in loro assenza, gli ascendenti prossimi (ad esempio i nonni);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle.

Se il parente più prossimo, al quale ci si rivolge, non ha la capacità economica di prestare gli alimenti, allora quello che versa in stato di bisogno dovrà rivolgersi al parente di grado successivo, nel rispetto del predetto elenco. Detto ciò, è bene precisare che la prestazione alimentare può essere di due tipi:

  • in natura, ad esempio, accogliendo in casa propria il parente bisognoso di cure ed assistenza;
  • mediante il versamento di una certa somma periodica (assegno per gli alimenti).

Ovviamente, in merito alla situazione appena descritta, potrebbero sorgere delle contestazioni tra le parti coinvolte. Ad esempio sulle modalità degli alimenti oppure sull’ammontare degli stessi o anche sui soggetti di fatto tenuti al predetto obbligo. In questi casi, solo attraverso il ricorso alla giustizia sarà possibile risolvere le indicate problematiche. In conclusione, appare evidente che solo gli affini più prossimi al soggetto bisognoso, e cioè i suoceri, il genero e la nuora, potrebbero essere tenuti ai cosiddetti alimenti. Nessun’altro affine di grado più lontano (ad esempio, la moglie di un cugino) potrebbe essere chiamato a rispettare questo obbligo.

Affini ed eredi

Come avrete sicuramente capito, il rapporto che ti lega con i parenti del tuo coniuge è di pura affinità. Si tratta di un legame di carattere puramente giuridico (si veda la norma citata in nota [1]) dal quale, però, non deriva alcun diritto sostanziale e/o obbligo:

  • non c’è, infatti la possibilità di versare o ricevere un eventuale assegno alimentare. Il rapporto, infatti, potrebbe essere troppo lontano e la legge citata in nota [2], tra gli affini eventualmente tenuti al descritto obbligo, fa rientrare soltanto il genero, la nuora, il suocero e la suocera (si tratta di un elenco tassativo);
  • non c’è, almeno di regola, alcun diritto ereditario che gli affini potrebbero esercitare nei confronti dei parenti del proprio coniuge e viceversa, a meno che non sia prevista questa possibilità all’interno di un testamento e sempre che siano rispettate le quote minime ereditarie a favore dei parenti più stretti (per legge, invece, in assenza di testamento, non è previsto alcun diritto ereditario a favore degli affini).

Pertanto, gli affini, se non sono nominati eredi all’interno di un testamento (magari in quanto destinatario della cosiddetta quota disponibile), mai potranno succedere, e viceversa, ad un parente del proprio coniuge.


note

[1] Art 78 cod. civ.

[2] Art 433 cod. civ.


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