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Divorzio: tutelata la donna che rinuncia alla carriera

12 Luglio 2018


Divorzio: tutelata la donna che rinuncia alla carriera

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Luglio 2018



Le Sezioni Unite rivedono le regole sull’assegno di divorzio: non più il criterio dell’autosufficienza economica se non è temperato con la valutazione dell’apporto dato dalla donna alla famiglia.

L’assegno di divorzio non garantirà mai più alla donna di conservare lo stesso tenore di vita che aveva quando era sposata. Tuttavia, l’importo liquidato dal giudice non può ridursi solo allo stretto indispensabile per consentirle la sopravvivenza, ossia – come la chiama la Cassazione – l’autosufficienza economica. Bisogna tenere in considerazione anche altri fattori come la durata del matrimonio e il contributo che la donna ha dato al patrimonio familiare allorché decide di rinunciare alla propria carriera per occuparsi della casa e dei figli. Sono queste le conclusioni che, a seguito di quasi un anno di discussioni e contrasti, sono giunte ieri dalle Sezioni Unite della Cassazione [1]. Secondo i giudici supremi, non ci si può limitare a garantire all’ex moglie solo il necessario per mantenersi da sola, ma bisogna valorizzare il contributo da questa prestato al ménage domestico e, indirettamente, alla ricchezza della coppia. Del resto, se è vero che in molte famiglie la donna sacrifica le ambizioni lavorative pur di badare ai figli, così consentendo all’uomo di avere maggior tempo per dedicarsi agli affari, non è giusto poi, a separazione avvenuta, lasciarla solo con quel che ha in tasca, ossia spesso nulla.

ll senso è questo: quando la coppia si divide, chi è riuscito a trovare una realizzazione personale anche fuori dal matrimonio cade in piedi rispetto a chi invece non l’ha trovata, anzi vi ha rinunciato espressamente.

Le scelte comuni della famiglia contano per il futuro

La sentenza è una spada a difesa delle casalinghe: non c’è che dire! Anzi, sembra proprio rivolta a queste. Il senso della pronuncia è infatti proprio questo quando dice che bisogna tutelare chi non ha mezzi adeguati né la possibilità per procurarseli. Vien da sé invece che quando tale potenzialità c’è, per via della giovane età o del contatto con il mondo del lavoro, l’assegno di divorzio sarà fortemente ridotto.

Il punto è che la Cassazione prende in considerazione solo quelle coppie in cui la scelta di dividere le mansioni tra coniugi – lui al lavoro, lei i compiti di casalinga – sono condivisi e scelti di comune accordo. Non considera però che, in alcune zone del territorio italiano più arretrate, l’opzione della casa diventa a volte una scelta di comodo per non lavorare. Sicché il matrimonio continua ad essere, per molte, un’assicurazione sulla vita.

Durata del matrimonio ed età del coniuge che richiede l’assegno di mantenimento sono gli altri due parametri indicati dalla Cassazione per valutare la congruità dell’importo richiesto. Un matrimonio di un paio di anni non può né da un lato creare quelle aspettative di mantenimento che potrebbe invece portare un’unione di oltre 15-20 anni, né dall’altro lato consente di parlare di un serio contributo, da parte del coniuge, all’economia familiare e quindi alla carriera dell’ex. Bisogna quindi tener conto di quanto è durato il matrimonio e valutare se il rapporto ha portato uno squilibrio nella realizzazione personale e professionale al di fuori della famiglia.

Gioiranno gli avvocati: le cause di divorzio saranno più lunghe e costose perché bisognerà portare sul banco del giudice una serie infinita di prove per poter avvalorare la tesi difensiva del proprio cliente. Senza contare – come spiega l’avvocato Bernardini de Pace sulle pagine di Cassazione.net – che ci saranno inevitabilmente donne che diranno di essere depresse per aver «rinunciato a tante opportunità mentre le amiche facevano carriera. Il marito potrà replicare di aver garantito una bella vita fra shopping, vacanze di lusso e personale di servizio a disposizione», così non facendola mai sentire “Cenerentola”.

All’assegno di divorzio – conclude la Cassazione – deve essere attribuita una funzione assistenziale e, nello stesso tempo, compensativa e perequativa. Il che significa, secondo alcuni, che si tratta di un mezzo ritorno al passato.

Il nuovo parametro indicato dalla Suprema Corte in materia di assegno divorzile tiene conto delle peculiarità e specificità tipiche di ogni matrimonio (e di ogni storia) con la conseguenza che il giudice, nel caso concreto, dovrà operare un’analisi ed un bilanciamento del contributo che ciascun coniuge ha dato alla conduzione della vita familiare, in considerazione delle singole scelte, della durata del matrimonio, dell’età dei coniugi e delle loro potenzialità reddituali – lavorative future.  Le scelte assunte dai coniugi di comune accordo all’inizio e nel corso della loro vita coniugale non possono, magari dopo molti anni, finire per penalizzare irreversibilmente quel coniuge che, in nome di una scelta condivisa, aveva rinunciato alla carriera e alla possibilità di essere autonomamente indipendente per dedicarsi alla famiglia.

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento della inadeguatezza dei mezzi o comunque della impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 18287/18.

Autore immagine 123rf com


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1 Commento

  1. Firmato divorzio consensuale il 8 giugno di quest anno….. Nessun assegno per me…. Ma solo ai due figli maggiorenni… A cui paga interamente l università privata…….. Ora mi chiedo posso fare ora qualcosa con questa nuova legge??? Lavoravo per lui poi avuto i figli ho lasciato il lavoro per accudirli… Grazie

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