Diritto e Fisco | Editoriale

L’amante mi ricatta: cosa posso fare?

12 luglio 2018


L’amante mi ricatta: cosa posso fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2018



Scatta l’estorsione per chi chiede soldi all’ex amante per non rivelare la relazione alla moglie.

Hai avuto una relazione, per qualche mese, con una donna che ti ha tenuto in pugno. Complice lo spirito di trasgressione, ti sei lasciato andare nonostante tu sia sposato già da diversi anni. Ma poi tutto è finito e sei tornato da tua moglie. Lei però – l’amante – non ne vuol sapere di essere stata lasciata e ha iniziato a tormentarti con messaggi e squilli sul cellulare. Hai così accettato di incontrarla per strada. In quell’occasione l’hai pregata di interrompere lo stalking telefonico. Ti sei mostrato disperato. Lei invece ha iniziato a piangere, a gridare, ad accusarti che le avresti rovinato la vita. Vero o falso che sia, asserisce che, per colpa tua, è caduta in depressione e che è giusto che ora sia tu a pagare. In un modo o nell’altro. Insomma, per farla breve, alla fine ti ha chiesto dei soldi per stare zitta e non dire nulla a tua moglie. «Mi stai ricattando!» l’hai subito accusata cercando di prendere la palla al balzo e di passare dalla parte del torto a quella della ragione. Ma lei imperterrita «Affatto. É solo il risarcimento per tutti i danni che mi hai causato». Ti prendi del tempo per meditare sul da farsi e così pensi: cosa posso fare se l’amante mi ricatta? Il tuo problema ha già trovato una risposta in una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in un caso assolutamente identico al tuo.

Rivelare alla moglie la relazione è vietato?

Chi chiede dei soldi a una persona minacciandola, in caso contrario, di fare o non fare un determinato comportamento che sarebbe altrimenti illegale commette il reato di estorsione. La questione che si è posta allora è se è giusto, o quanto meno non illecito, che l’amante riveli alla moglie una relazione avuta con il marito di questa. Da ciò dipende la soluzione al nostro caso. Difatti la minaccia di attuare un comportamento legale non può costituire un reato. Non può ad esempio essere reato il dire a una persona «Se non mi dai i soldi che ti ho prestato ti faccio causa»; ciò perché la conseguenza paventata è quella naturalmente prevista dalla legge rispetto all’illecito commesso dall’altra persona (il recupero del credito).

Ebbene, secondo la Cassazione non ci sono dubbi che rivelare alla moglie la propria relazione con il marito (o, viceversa, far sapere al marito la propria relazione con sua moglie) è un reato. Si mina l’unità familiare e si finisce per procurare un ingiusto danno, atteso che solo il coniuge è il soggetto titolato a contestare un eventuale tradimento. Insomma, le corna si devono tenere segrete. Né le si può confidare ad altri poiché, altrimenti, si commette il reato di diffamazione. E questo per via del disvalore sociale che è attribuito al comportamento di chi, pur sposato, ha l’amante.

È ricatto chiedere soldi per non svelare il tradimento di una persona?

Se è vero che rivelare alla moglie la relazione con il marito è vietato, ne viene che il ricattare quest’ultimo, chiedendogli dei soldi in cambio del proprio silenzio, è anch’esso reato: quello di estorsione.

Secondo la Cassazione non si può parlare del più lieve reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni» proprio per via del fatto che l’estorsione implica «l’azione violenta o minacciosa che, indipendentemente dall’intensità e dalla gravità della violenza o della minaccia, abbia di mira l’attuazione di una pretesa non tutelabile davanti all’autorità giudiziaria». Se l’amante andasse dal giudice a chiedere un risarcimento per essere stata lasciata non otterrebbe giustizia perché non c’è una legge che sancisce il diritto di chi viene abbandonato ad essere indennizzato per il cuore infranto. Questo fatto è rilevante. Difatti, per parlare del più lieve reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni» è necessaria, invece, l’esistenza di una legittima pretesa che potrebbe essere tutelata in un tribunale. È l’ipotesi del padrone di casa che, per tutelarsi dall’inquilino che, nonostante lo sfratto non abbandona l’appartamento, cambia il tamburo della serratura della chiave quando questi è lontano. Difatti il locatore ben potrebbe agire davanti al giudice ed essere tutelato; ciò nonostante preferisce farsi giustizia da sé. L’amante, invece, se agisse in causa, non otterrebbe ragioni.

Del resto la Cassazione più volte ha affermato che integra il delitto di estorsione la minaccia o violenza finalizzata ad ottenere l’adempimento di un debito di gioco, poiché anche in questo caso, per ottenere i soldi vinti alle carte, non si può agire in tribunale.

Cosa fare contro la minaccia dell’amante?

Contro la minaccia dell’amante non c’è altra tutela che la querela. E attenzione: non c’è bisogno di registratori visto che le dichiarazioni della vittima fanno già di per sé prova. In ogni caso una registrazione della frase incriminata, con cui l’amante chiede soldi in cambio del proprio silenzio, aiuterà a risolvere prima il processo.

note

[1] Cass. sent. n. 31732/18 del 12.07.2018.

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