Diritto e Fisco | Editoriale

Cosa rischia chi non si ferma allo stop?

15 Luglio 2018 | Autore:
Cosa rischia chi non si ferma allo stop?

Cos’è l’omicidio colposo, cosa si intende per omicidio stradale e cosa si rischia a non fermarsi allo stop ed uccidere, pur senza volerlo, una persona.

Sei in auto, durante il tragitto non ti fermi ad un segnale di stop e, senza dare precedenza ad un’altra auto che stava passando, fai un incidente provocando la morte dell’autista? Credi di non avere colpe perché, anche se non ti sei fermato allo stop, l’autista deceduto correva e, dunque, non è riuscito a frenare anche a causa sua (e non solo per la tua disattenzione). Ti chiedi allora cosa rischi in questo caso e, più in generale, cosa rischia chi non si ferma allo stop, soprattutto quando il soggetto deceduto ha (anch’egli) violato le regole del codice della strada? Ebbene, le regole stradali sono numerose ed importanti e, secondo la nuova disciplina dell’omicidio stradale (che analizzeremo in questo articolo), determinare la morte di una persona violando le regole del codice della strada comporta delle pene molto alte, punite (quasi sempre) con la detenzione. I casi non sempre sono uguali tra loro per cui è importante capire bene chi, di volta in volta, abbia causato la morte: l’autista deceduto era lucido alla guida? Ha frenato quando ha visto arrivare la tua auto oppure la sua guida era più irregolare della tua e non si è nemmeno reso conto dell’arrivo del tuo veicolo? Chi non si ferma allo stop ed uccide una persona potrà essere ritenuto responsabile e dunque condannato per omicidio colposo e/o stradale? Iniziamo per gradi, descrivendo prima l’omicidio colposo, di seguito quello stradale ed infine analizzando le diverse ipotesi che si possono realizzare nel quotidiano.

Cos’è l’omicidio colposo?

L’omicidio colposo è l’omicidio commesso senza intenzionalità ed, infatti, si verifica ogni volta che un soggetto determina la morte di un altro individuo accidentalmente, a causa di negligenza, imprudenza, imperizia o per l’inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline [1]. Gli esempi più diffusi di omicidio colposo sono quelli derivanti dagli infortuni sul lavoro (nei quali, naturalmente, il datore di lavoro non vuole uccidere il dipendente ma ne determina ugualmente la morte in quanto non osserva le norme sul lavoro) o (ed è il caso che ci interessa) quelli derivanti dalla violazione di norme stradali. Fino a poco tempo fa tutti i tipi di omicidio colposo (e, dunque, non volontario) erano puniti con la stessa pena. Con la riforma [2], invece, il legislatore ha voluto punire con una pena più altra proprio gli omicidi derivanti dagli incidenti stradali con una normativa specifica.

Cos’è l’omicidio stradale?

L’omicidio stradale è una particolare forma di omicidio colposo introdotta di recente. Esso si realizza quando, a causa di violazioni di norme che disciplinano la circolazione stradale, un soggetto (conducente di un veicolo) determina la morte di uno o più individui. Il legislatore ha previsto tre tipi di omicidio stradale [3]. L’ipotesi più lieve è sanzionata con la reclusione da due a sette anni.

Se l’automobilista, però, si pone alla guida del veicolo in stato di ebbrezza alcolica (e viene accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro) o di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, è punito con la reclusione da otto a dodici anni. Se, infine, il valore accertato del tasso alcolemico è superiore a 0,8 e non superiore ad 1,5 grammi per litro, la pena prevista è della reclusione da cinque a dieci anni.

La stessa pena (da cinque a dieci anni di reclusione) si applica anche:

  • al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppo di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km orari ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km orari rispetto a quella massima consentita, cagioni la morte di una persona;
  • al conducente di un veicolo a motore (quindi non una bicicletta per capirci) che, attraversando un incrocio senza fermarsi al semaforo rosso o circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona;
  • al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa la morte di una persona.

In tutti i casi, se l’automobilista è privo di patente o quest’ultima è sospesa o revocata oppure il veicolo è sprovvisto di assicurazione obbligatoria, la pena è aumentata. Se, invece, l’evento morte non è di esclusiva coseguenza dell’azione o omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà. Se il conducente cagiona la morte di più persone ovvero la morte di una o più persone e lesioni a uno o più soggetti, si applica la pena prevista per la violazione più grave aumentata fino al triplo, con il limite massino di diciotto anni. Dopo questo breve excursus sull’omicidio stradale, vediamo cosa rischia chi non si ferma allo stop?

 Cosa rischia chi non si ferma allo stop?

Sei alla guida della tua auto, non ti fermi allo stop e ti scontri con un veicolo provocando la morte dell’autista. Di cosa potrai essere accusato? Proprio di omicidio stradale, commesso (appunto) in violazione delle norme previste per la circolazione stradale. E se il conducente deceduto ha violato diverse regole cautelari, nel senso che (ad esempio) era privo di patente, affetto da diverse patologie, percorreva la strada ad una velocità superiore al limite previsto ed aveva i fari spenti nonostante l’orario serale? A questa domanda ha risposto di recente la Cassazione (con la sentenza sotto riportata integralmente) [4] statuendo che, se il mancato rispetto del segnale di stop ha causato l’incidente e, dunque, la morte, sarai certamente tu il responsabile, e ciò a prescindere dalla colpa concorrente della vittima che (per esempio) non ha azionato i freni per cercare di evitare l’impatto o ha dato prova di una guida sconsiderata.


note

[1] Art. 589 cod. pen.

[2] L.n. 41 del 23.03.2016.

[3] Art. 589 bis cod. pen.

[4] Cass. Sent. n. 27395 del 14.06.2018.

[5] Cass. Sent. del 04.07.0217.

Corte di Cassazione Penale sezione quarta, sentenza del 14 giugno 2018, n. 27395
Ritenuto in fatto
1. Con sentenza del 11.1.2017 la Corte di appello di Palermo ha confermato nel merito la sentenza del
primo giudice, che ha ritenuto T.G. colpevole del reato di cui all’art. 589 cod. pen., per avere cagionato, per
violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, la morte di C.V. ; in particolare, secondo la
ricostruzione operata dai giudici, il (omissis) la Fiat Seicento condotta dal C. , che procedeva sulla strada
provinciale n. (omissis) , all’altezza dell’intersezione con la strada (…), collideva con la Mercedes condotta
dall’imputato, che si stava immettendo sulla strada provinciale, senza aver rispettato il segnale di Stop,
omettendo di dare la precedenza al veicolo della vittima, che in conseguenza dell’incidente veniva
ricoverata in ospedale, dove decedeva due giorni dopo, il (omissis).
2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, lamentando violazione
di legge e vizio di motivazione in ordine ai seguenti profili. I) Ritiene erroneo il giudizio della Corte
territoriale secondo cui, se è indubbio che la persona offesa nell’occorso abbia violato più regole cautelari
(trattandosi di soggetto privo di patente, affetto da Alzheimer e da schizofrenia, che percorreva il tratto di
strada interessato dal sinistro a velocità stimata in 90 km/h, superiore al limite di 50 km/h, e con fari spenti
nonostante l’orario serale), ciò non escluderebbe la responsabilità dell’imputato, il quale, non rispettando il
segnale di STOP, ha dato causa al sinistro. Secondo il ricorrente, se da un lato pare indiscutibile l’assoluta
interdipendenza tra il sinistro stradale e la condotta posta in essere dal C. , dall’altro appare illogica e
carente la motivazione in ordine alla ritenuta compatibilità tra l’affermata sussistenza di nesso eziologico in
ambedue le condotte dei soggetti in causa e l’acclarata prevedibilità ed evitabilità assolute dell’evento solo
con riferimento alla condotta del C. . II) Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha illogicamente
ritenuto che l’evento mortale in questione, verificatosi per i gravissimi errori iatrogeni in cui incorsero i
medici operatori, sarebbe eziologicamente riconducibile alla condotta dell’imputato.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è infondato e va, pertanto, rigettato.
2. La Corte di appello ha ricostruendo il fatto e valutato la responsabilità dell’imputato sulla base di un iter
motivazionale congruo e razionale, esente da manifeste aporie logiche o dalla scorretta applicazione di
norme giuridiche. Al riguardo, va anche rammentato che nella specie si è in presenza di una c.d. “doppia
conforme” di condanna, per cui le motivazioni delle sentenze di merito di primo e secondo grado si
integrano a vicenda, costituendo un corpo unico, con tutti i noti limiti connessi alla impossibilità per la
parte di dedurre il vizio logico della motivazione sul piano del travisamento della prova (Sez. 5, n. 18975 del
13/02/2017, Cadore, Rv. 26990601; Sez. 2, n. 7986 del 18/11/2016 – dep. 2017, La Gumina e altro, Rv.
26921701; Sez. 6, n. 5146 del 16/01/2014, Del Gaudio e altri, Rv. 25877401).
3. Il primo motivo di ricorso è ai limiti della inammissibilità, perché generico e scarsamente intelligibile, non
essendo chiaro se il ricorrente abbia inteso contestare la configurabilità del nesso causale fra la condotta
dell’imputato e l’evento o la sussistenza della cd. causalità della colpa, in relazione alla condotta del
prevenuto; peraltro nel caso il comportamento alternativo lecito del T. (fermarsi allo Stop) avrebbe
certamente impedito l’evento. Il ragionamento seguito dai giudici di merito è certamente congruo e non
illogico: l’imputato non ha rispettato il segnale di Stop e tale condotta ha contribuito a determinare
l’incidente, a prescindere dalla colpa concorrente del C. , che comunque non procedeva a “zig zag” ma con
andatura diritta, tanto da aver azionato i freni per cercare di evitare l’impatto, segno di una condotta di
guida “regolare” e non abnorme. La sentenza impugnata ha evidenziato come la condotta, pure colposa,
tenuta dalla vittima non sia stata idonea ad interrompere il nesso causale tra la condotta del prevenuto e
l’evento, non avendo riscontrato nel comportamento del C. una condotta eccezionale ed atipica, non
prevista né prevedibile, da sola sufficiente a produrre l’incidente stradale. Infatti i giudici di merito, per
escludere l’abnormità della condotta della vittima, hanno adeguatamente considerato quanto risultante dai
dati probatoriamente emersi, secondo cui il C. procedeva con andatura diritta, come risultante dalla traccia
della frenata, che si è protratta fino al punto d’urto, ubicato nella corsia di marcia della Fiat Seicento, invasa
dalla vettura condotta dall’imputato a seguito del mancato rispetto, da parte di quest’ultimo, del segnale di
Stop. Si tratta di una ponderata valutazione di merito, certamente congrua, razionale e priva di evidenti vizi
logico-giuridici, come tale insindacabile nella presente sede di legittimità.
4. Il secondo motivo è inammissibile per manifesta infondatezza ed assoluta genericità. Si censura che la
asserita condotta colposa dei medici non è stata considerata interruttiva del nesso causale, secondo una
argomentazione apodittica, che non specifica le ragioni in fatto e in diritto di tale asserzione. E ciò a fronte
di una motivazione assolutamente corretta e lineare dal punto di vista logico-giuridico: i giudici hanno
motivatamente escluso che nel caso ricorressero gli estremi di una condotta colposa dei medici tale da
avere innescato un “rischio nuovo e drammaticamente incommensurabile, del tutto incongruo rispetto al
rischio originario attivato” (Sez. 4, n. 33329 del 05/05/2015, Sorrentino e altri, Rv. 26436501), e quindi
avulso dalla lesione direttamente conseguente all’infortunio stradale, che ne costituisce invece un
imprescindibile antecedente.
5. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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