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Causa condominiale: come si determina la parcella dell’avvocato?

21 Luglio 2018
Causa condominiale: come si determina  la parcella dell’avvocato?

Il condominio (di cui faccio parte) e l’amministratore sono stati chiamati in giudizio da alcuni condomini. Dopo un anno dalla citazione del 2010, condominio e attori hanno rinunciato consensualmente agli atti. Il giudice, con sentenza del 2018, ha condannato gli attori e ha liquidato la parcella del legale in 5.000 euro più oneri e spese generali. L’avvocato, ricevuto tale pagamento dall’amministratore (rimborsato come da sentenza dai soccombenti), ha presentato anche una preavviso di parcella al condominio pari a 6.500 euro più oneri e spese. Il condominio, contestando la richiesta dell’avvocato sia sulla base del d.m.10 marzo 2014 n. 55 (difesa di più parti con la medesima posizione processuale) sia per la limitata attività (solo fino alla rinuncia agli atti del 2011) professionale svolta, ritiene di non dover pagare più di quanto stabilito dal giudice incrementato del 20% (come da d.m. citato) e diviso al 50% con l’altra parte difesa congiuntamente (l’amministratore citato in persona). È corretta la parcella nel caso descritto (in particolare l’applicabilità del d.m. citato)?

Innanzitutto occorre partire da un presupposto: in mancanza di accordo preventivo tra professionista e cliente, l’ammontare della parcella dovuta sarà determinato dal d.m. 55/2014, non potendo altrimenti essere vincolato dalla determinazione del giudice.

L’articolo 61 del Regio Decreto Legge 27/11/1933 n. 1578 stabilisce, infatti, che l’onorario dell’avvocato nei confronti del proprio cliente, in materia sia giudiziale sia stragiudiziale, è determinato, salvo patto speciale, tenuto conto della gravità e del numero delle questioni trattate.

Tale onorario, in relazione alla specialità della controversia o al pregio o al risultato dell’opera prestata, può essere anche maggiore di quello liquidato a carico della parte condannata nelle spese.

Sul punto anche la Cassazione ha avuto modo di confermare come “la statuizione concernente il regolamento delle spese nell’ambito del giudizio non può in alcun modo vincolare la successiva liquidazione del corrispettivo professionale dovuto dal cliente all’avvocato. La determinazione

degli onorari nei confronti del cliente soggiace, infatti, a criteri legali diversi da quelli applicabili nei confronti del soccombente. Quest’ultima, infatti, dipende, innanzitutto, dall’esito vittorioso della lite, ma può essere perfino negata, in tutto o in parte, in forza di compensazione dettata da ragioni affatto estranee alla qualità della prestazione professionale, oggetto di un’obbligazione di mezzi … il cliente è tenuto al pagamento degli onorari nei confronti dell’avvocato indipendentemente dalla statuizione del giudice sulle spese giudiziali, mentre l’art. 61, comma 2, r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578, prevede espressamente la possibilità che venga richiesto al cliente un onorario maggiore di quello liquidato a carico della parte condannata alle spese; ne consegue che il regolamento delle spese compiuto nel giudizio contenzioso patrocinato dall’avvocato – essendo regolato da criteri legali diversi – non può in alcun modo vincolare la successiva liquidazione del corrispettivo in sede di procedura promossa dall’avvocato nei confronti del cliente per la determinazione del corrispettivo medesimo” (Cassazione civile, sez. I, 22/04/2010, n. 9633).

Pertanto, sul punto, si deve precisare che l’avvocato in questione non era vincolato alla statuizione giudiziale ma ai parametri stabiliti del d.m. 55/2014 che, sulla base del valore della causa (€ 50.000,00: domanda di € 10.000,00 di risarcimento x 5 attori), prevede i seguenti parametri medi:

Fase Compenso

Fase di studio della controversia, valore medio: € 1.620,00

Fase introduttiva del giudizio, valore medio: € 1.147,00

Fase istruttoria e/o di trattazione, valore medio: € 1.720,00

Fase decisionale, valore medio: € 2.767,00

Compenso tabellare (valori medi) € 7.254,00

AUMENTI ( in % sul compenso tabellare )

Aumento del 30 % per presenza di più parti aventi stessa posizione processuale (art. 4, comma 2) € 2.176,20

Compenso maggiorato comprensivo degli aumenti € 9.430,20

PROSPETTO FINALE

Compenso tabellare € 7.254,00

Totale variazioni in aumento + € 2.176,20

Compenso totale € 9.430,20

Spese generali ( 15% sul compenso totale ) € 1.414,53

Cassa Avvocati ( 4% ) € 433,79

Totale Imponibile € 11.278,52

IVA 22% su Imponibile € 2.481,27

IPOTESI DI COMPENSO LIQUIDABILE € 13.759,79

Tanto premesso, l’avvocato che ha richiesto la somma di € 5.000,00, e l’ha già ottenuta dalla controparte (sulla base della condanna giudiziale) potrebbe chiedere la differenza della parcella al proprio cliente. Bisogna capire, tuttavia, se la somma già recuperata è stata considerata come parcella unica riferita al solo amministratore di condominio o se ripartita per metà, con l’altra da € 6.500,00 ora richiesta al condominio.

Se la parcella, o addirittura il preventivo ante causam, era in totale di € 6.500,00, allora al condominio – unitamente con l’amministratore – non potrebbe restare che il pagamento del residuo di € 1.500,00.

Diversamente, in mancanza di accordo, non resterebbe che pagare anche quest’altra parcella, atteso che – in mancanza – l’avvocato potrebbe formare un decreto ingiuntivo contro il condominio, facendo così aumentare le proprie spese legali. E questo anche perché, nel caso di posizione processuale uguale, le parti difese sono responsabili in solido per il pagamento della parcella stessa.

Tuttavia, dal calcolo sopra effettuato, non dovranno essere conteggiate le fasi non effettivamente espletate dal legale. Pertanto, se l’attività non contiene una fase istruttoria, dovrà elidersi quella parte di compenso e così via anche per la parte decisoria.

Di certo, il condominio non dovrà pagare per quelle fasi che il legale non ha espletato in suo favore, essendo il contenzioso – nella parte del condominio – concluso dopo solo un anno dalla citazione.

Si aggiunga che l’aumento, per la difesa di più parti aventi la medesima posizione processuale, è con l’ultima modifica legislativa aumentato del 30%, e non più del 20%.

In conclusione, prima di contestare la parcella formalmente, bisogna dapprima verificare: 

– quali fasi processuali sono state effettivamente espletate dal legale,

– se sono state espletate alcune fasi solo in difesa dell’amministratore, poiché in questo caso la parcella relativa a quella difesa ricadrà su quella parte processuale e non su tutto il condominio,

– il valore dichiarato nell’atto introduttivo della causa, così da verificare se la parcella rientri o meno (nella complessiva somma) nei parametri stabiliti dal d.m. 55/2014, 

– se esistono accordi pregressi con il legale, formalizzati per iscritto, 

– se, in qualche lettera, è stato dichiarato dal legale che i cinquemila euro poi recuperati corrispondevano alla parcella complessiva; in questo caso, il ripensamento non potrebbe più operare e il condominio andrebbe esente dal pagamento di quest’altra somma.

Una volta effettuati tutti questi controlli, potrà analizzarsi la convenienza o meno nel contestare queste ulteriori somme richieste, alla luce del fatto che, in caso di mancato pagamento (in torto), il condominio – molto probabilmente – sarebbe costretto, un domani, a fare i conti con un decreto ingiuntivo proveniente dal legale interessato, con aggravio di ulteriori spese in capo ai condomini interessati.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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