Diritto e Fisco | Articoli

Cartelle di pagamento quando un conto è impignorabile?

27 Luglio 2018
Cartelle di pagamento quando un conto è impignorabile?

Ho alcune cartelle con Agenzia Entrate Riscossione tra “ereditate” dalla srl fallita di cui ero amministratore e personali, per un totale di circa € 55000 oltre a qualche altro debito tra una causa persa, una carta di credito revolving e un mutuo non pagato (casa pignorata e venduta all’asta ma che non ha chiuso il debito complessivo). Le quote che possiedo ora di una nuova azienda sono possedute da una fiduciaria per cui credo di essere protetto. Può essere una soluzione invece un conto corrente tipo N26 (estero) per stare relativamente tranquillo dei soldi che vi deposito? 

Purtroppo non esistono conti impignorabili; sia che si tratti di conti bancari, postali o presso istituti di credito virtuali, se il creditore è munito di un titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo, cartella esattoriale ecc.) può aggredirli anche fuori dai confini italiani. Il conto corrente N26 dal lettore menzionato è un tradizionale contro corrente e anche il fatto che venga stipulato all’estero non preclude la possibilità di prelievi, tramite pignoramento presso terzi, da parte dei creditori. Certamente trasferire i soldi all’estero rende più complesse le procedure di esecuzione forzata, ma non impossibili, specialmente nel caso in cui il creditore sia l’Agenzia delle Entrate e i crediti riguardino Iva e imposte sui redditi. Difatti, grazie all’anagrafe tributaria, il Fisco è in grado di rintracciare tutte le operazioni economico-finanziarie dei contribuenti, compresi gli eventuali spostamenti di denaro all’estero (con il rischio, dunque, di accertamento di evasione fiscale). 

L’unico modo per rendere il conto (di fatto) impignorabile, è mantenerlo in rosso, nel senso di fare in modo che le somme confluite non restino depositate, se non nei limiti dell’eventuale fido bancario. 

Un’alternativa è quella di cointestare il contro con altre persone non soggette a rischio di procedure di esecuzione forzata, in modo da “limitare” l’eventuale pignoramento al solo 50% delle somme depositate. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone



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