Diritto e Fisco | Articoli

Inps: si pagano i contributi anche se l’azienda è a reddito zero?

28 Luglio 2018
Inps: si pagano i contributi anche se l’azienda è a reddito zero?

Sono un libero professionista, ho 70 anni e sono pensionato Inps. La mia azienda è da circa due anni a reddito 0, però l’Inps mi richiede il pagamento dei contributi. Il 30 giugno prossimo scade il mio contratto a tempo determinato dopo 5 rinnovi, totale mesi senza interruzione 20. I contributi versati con il lavoro dipendente non coprono tale disposizione anche se la cifra versata è molto più alta. È giusto? Mi spetta l’indennità di liquidazione?

In base a quanto esposto dal lettore, questi percepisce una pensione diretta dall’Inps, ha una partita Iva aperta come imprenditore, ma da questa non percepisce alcun reddito, inoltre è lavoratore dipendente con contratto a tempo determinato prossimo alla scadenza. 

Per quanto riguarda la prima domanda, cioè se è corretto pagare i contributi all’Inps anche se l’azienda è a reddito zero, purtroppo la risposta è affermativa: per gli imprenditori, cioè per gli iscritti alle gestioni Inps artigiani e commercianti, si devono infatti pagare ogni anno i contributi su un minimale di reddito, che per il 2018 è pari a 15.710 euro. In qualità di commerciante, in pratica, il lettore deve corrispondere all’Inps i contributi (con aliquota, per il 2018, del 24,09%) come se avesse guadagnato 15.710 euro nell’anno, anche se il suo reddito è pari a zero. I contributi dovuti sono comunque dimezzati, su domanda, per gli over 65 già pensionati Inps. 

Per quanto riguarda il diritto alla liquidazione, cioè al Tfr, il trattamento di fine rapporto, questo spetta sempre ai lavoratori dipendenti, anche a termine: il lettore, dopo 20 mesi di contratto, avrà senza dubbio diritto alla liquidazione 

Per quanto riguarda il diritto alla disoccupazione Naspi, cioè all’indennità di disoccupazione che spetta ai lavoratori dipendenti, questo spetta ai lavoratori che: 

– hanno perso il lavoro involontariamente (per  licenziamento, dimissioni per giusta causa o tutelate, risoluzione consensuale in caso di conciliazione obbligatoria, in alcune ipotesi di trasferimento e per scadenza del termine del contratto); 

– possiedono: o almeno 13 settimane di contributi (pari a circa 3 mesi) accreditate negli ultimi 4 anni; o almeno 30 giornate lavorate nell’anno. 

Non è necessario chiudere la partita Iva per percepire la Naspi: non si deve però superare, come lavoratori autonomi, la soglia di reddito di 4800 euro l’anno. 

Stando a questi requisiti, il lettore, come lavoratore a termine, dovrebbe avere pienamente diritto alla disoccupazione. Questi, però, riferisce anche di essere pensionato Inps: sfortunatamente, la pensione è incompatibile con qualsiasi indennità di disoccupazione. Come pensionato Inps, dunque, il lettore non ha diritto all’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube