Diritto e Fisco | Articoli

Reversibilità: spetta sul coniuge che si è risposato?

28 luglio 2018


Reversibilità: spetta sul coniuge che si è risposato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 luglio 2018



Ho 40 anni, sono divorziata (senza assegno divorzile) e attualmente convivo col  mio compagno di 65 anni,  vedovo. In caso di matrimonio mi spetta la reversibilità (60%)?  

Per quanto riguarda l’ex coniuge defunto dal quale la lettrice risultava divorziata, non è possibile percepire la pensione di reversibilità, in quanto non titolare di assegno di divorzio: la legge sul divorzio (art.5 l. n.898/1970, così come interpretata dall’art. 5, l. n. 263/2005), difatti, stabilisce la spettanza della pensione indiretta o di reversibilità solo nel caso in cui il coniuge superstite sia titolare dell’assegno divorzile (alcune pronunce della Corte di Cassazione hanno ammesso la spettanza anche nel caso in cui sia stato riconosciuto l’assegno una tantum (Cass. Civ. n. 13108/2010; Cass. Civ. n. 16744/2011). 

Nel caso specifico, ad ogni modo, non avendo la lettrice la titolarità di alcun assegno di divorzio, la reversibilità sulla base della posizione del coniuge divorziato defunto non spetta. 

Per quanto concerne l’attuale compagno, senza passaggio a nuove nozze non spetterebbe alcuna pensione ai superstiti. 

Con passaggio a nuove nozze, invece, spetterebbe la pensione di reversibilità, con la quota pari al 60%, nel caso in cui il compagno della lettrice, vedovo (quindi senza ex coniuge a causa del quale la quota del 60% potrebbe ridursi), non abbia figli o nipoti aventi diritto. 

Si noti che i requisiti previsti per i figli in merito al diritto alla pensione ai superstiti sono: 

– età sino a 18 anni; 

– in alternativa, età sino a 21 anni, se studenti della scuola secondaria superiore o di istituti professionali, con reddito inferiore a 659,65 euro mensili (soglia valida per l’anno 2018); 

– in alternativa, età sino a 26 anni, se studenti universitari, entro la durata legale del corso di laurea, con reddito inferiore a 659,65 euro mensili (soglia valida per l’anno 2018); 

– in alternativa, inabilità a proficuo lavoro. 

I requisiti previsti per i nipoti sono gli stessi previsti per i figli, assieme ad ulteriori condizioni aggiuntive. 

Nel dettaglio, la pensione di reversibilità ai nipoti, in base ai chiarimenti forniti dall’Inps in una nota circolare (Inps Circ. n.195/1999) spetta in due ipotesi: 

– se il nipote conviveva col nonno (o con la nonna) dante causa e risulta non autosufficiente economicamente; 

– se il nipote non conviveva, ma risulta verificato il mantenimento abituale da parte del nonno o della nonna dante causa. 

In parole semplici, quando il nipote risulta convivente col nonno o con la nonna dante causa, l’Inps, per riconoscere la pensione ai superstiti, limita le proprie verifiche alla sola condizione della non autosufficienza economica, senza accertare il mantenimento abituale (che invece deve essere verificato quando il nipote non conviveva col defunto). 

Il diritto alla pensione può sussistere anche se il beneficiario non è orfano: la presenza di uno o di entrambi i genitori, difatti, non ostacola il riconoscimento del diritto, purché sia accertata l’impossibilità, sia da parte del padre che da parte della madre, di provvedere al mantenimento del figlio. 

Tornando al caso di specie, se non ci sono figli e nipoti aventi diritto, la pensione di reversibilità spettante, una volta passata a nuove nozze, sarà pari al 60% della pensione del dante causa. 

Si noti, però, che la pensione di reversibilità si riduce se si possiedono redditi propri superiori a una determinata soglia. 

Nello specifico, la riduzione della pensione di reversibilità non viene effettuata se il reddito del titolare della prestazione non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps, ossia sino a 19.789,38 euro annui (importo valido per l’anno 2018). 

Se questa soglia è superata, la reversibilità è ridotta del: 

– 25%, nel caso in cui il reddito non superi 26.385,84 euro (4 volte il minimo Inps); questo perché, per tale fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%; 

– 40%, se il reddito dell’interessato supera i 26.098,28 euro ma non i 32.982,30 euro (5 volte il minimo Inps); questo perché, se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%; 

– 50% se il reddito del pensionato supera i 32.982,30 euro: in pratica, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50% nel caso in cui il reddito superi 5 volte il minimo Inps. 

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente. 

Le precedenti nozze, ad ogni modo, non possono incidere sul 60% di quota spettante, e questo non solo perché la lettrice non è titolare, attualmente, della pensione di reversibilità derivante dalla posizione del coniuge divorziato: anche nel caso in cui fosse attualmente titolare di una pensione di reversibilità, col passaggio a nuove nozze il trattamento non spetterebbe più, quindi non potrebbe ridurre la futura quota del 60% spettante dal secondo coniuge, in caso di decesso di quest’ultimo. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI