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Separazione: residenza virtuale e aumento dell’assegno sociale

4 agosto 2018


Separazione: residenza virtuale e aumento dell’assegno sociale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 agosto 2018



Sono italiano,separato, disoccupato e nullatenente. Ho 70 anni. Voglio chiedere la casa popolare e nel contempo vorrei chiedere un aumento dell’assegno sociale, attualmente di soli 252€. L’appartamento di residenza è di proprietà della mia ex moglie, io ne sono usufruttuario. Per l’aumento dell’assegno, l’Inps dice che il problema è che ufficialmente risiedo con la mia ex-moglie. Io in realtà vivo ospite di amici o per strada. Se prendo la residenza in casa di amici temo di perdere il diritto alla casa popolare, quindi ho pensato di chiedere la residenza presso il comune come senza dimora. Dal momento che la residenza è “virtuale” mantengo il diritto di chiedere la casa popolare? Prendere residenza presso il comune è sufficiente per ottenere l’aumento dell’assegno sociale, vista la mia situazione?

A parere dello scrivente, con riferimento  alla normativa e alla giurisprudenza prevalente: 

Quesito 1: la residenza virtuale non solo non è un ostacolo ma costituisce una circostanza che avvalora ancora di più l’esigenza del cittadino senza dimora di ottenere una casa popolare. 

Quesito 2: per ottenere l’aumento dell’assegno sociale occorre non essere titolari di diritti reali (proprietà, usufrutto, uso ecc.), superare i 70 anni di età e versare in condizioni di oggettiva difficoltà. 

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi. 

Come affermato dall’articolo 43 del codice civile, Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi . La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale. 

Il domicilio, situato nel luogo ove la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi, secondo la dottrina, è composto da due elementi: l’elemento oggettivo, riferito ai rapporti economici, morali, sociali e familiari, quello oggettivo, riferito all’intenzione del soggetto di fissare in un determinato luogo il centro dei propri affari e interessi. Le persone devono potere essere rintracciate per i più disparati motivi, quindi, i luoghi in cui esse si trovano sono estremamente rilevanti. 

Poiché il domicilio fiscale di un singolo cittadino, persona fisica, coincide quasi sempre con la residenza anagrafica, in Italia, l’art. 58 del Dpr 600/1973 “Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi” (Tiur), prevede che le persone fisiche residenti in Italia abbiano il domicilio fiscale nel comune di residenza, mentre per quelli non residenti, il domicilio è ubicato nel comune in cui viene prodotto il reddito. 

Ai sensi dell’art. 2, comma 3, della legge anagrafica, la persona senza fissa dimora si considera residente nel Comune in cui ha stabilito il domicilio, si richiede pertanto un semplice legame sociale con il territorio ed è per questo che si parla di residenza virtuale in quanto non viene stabilita ad un indirizzo specifico ma in generale nel Comune di cui si tratta. 

La casa popolare viene assegnata in base ad un bando e ad una graduatoria che viene stilata a seconda del punteggio ottenuto. I requisiti minimi di base per accedere ai bandi sono: 

1) Reddito annuo complessivo del nucleo familiare del partecipante non superiore al limite prefissato, generalmente a 25 mila euro. 

2) Cittadinanza italiana o europea oppure permesso di soggiorno regolare almeno biennale con attuale attività lavorativa dipendente o autonoma. 

3) Fissazione della residenza anagrafica o svolgimento di attività lavorativa presso il Comune che ha indetto il bando per l’assegnazione di case popolari. 

4) Non essere titolari di diritti di proprietà, usufrutto, abitazione, uso né essere titolare già di alloggio popolare o occuparlo senza titolo. 

I titolari di assegno sociale, con il superamento dei 70 anni, che vivono in condizioni di difficoltà possono fare richiesta all’Inps per l’aumento. Quanto riferito al lettore ufficiosamente dall’Inps corrisponde a verità in quanto se una persona è titolare di un diritto reale, ossia è ad esempio usufruttuario di un appartamento, non può affermare di essere in difficoltà materiali ed economiche tali da richiedere l’aumento dell’assegno sociale. 

Per questo motivo, sia con riferimento alla casa popolare che con riferimento all’assegno, la fissazione della residenza virtuale presso il Comune costituisce il percorso più efficace per raggiungere il risultato sperato. 

La giurisprudenza conferma quanto detto 

La residenza di una persona, secondo la previsione dell’art. 43 cod. civ., è determinata dall’abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, che si caratterizza per l’elemento oggettivo della permanenza e per l’elemento soggettivo dell’intenzione di abitarvi stabilmente, rivelata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali. (In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha confermato l’insussistenza degli elementi oggettivo e soggettivo per qualificare stabile ed abituale la permanenza nella dimora, desunti dal giudice di merito dalla mancanza di somministrazione dell’energia elettrica e dalla ripetuta assenza del ricorrente in occasione degli accessi dei vigili urbani). Cass. civ. Sez. I, 01/12/2011, n. 25726. 

La notificazione degli avvisi di accertamento tributario a soggetti diversi dalle persone fisiche non si sottrae alla regola generale, enunciata dall’art. 60 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, secondo cui la notificazione degli avvisi e degli altri atti tributari al contribuente dev’essere fatta nel comune dove quest’ultimo ha il domicilio fiscale. In riferimento alla notifica di atti alle società commerciali, il necessario coordinamento di tale disciplina con quella di cui all’art. 145 cod. proc. civ. comporta, pertanto, che, in caso d’impossibilità di eseguire la notificazione presso la sede sociale, il criterio sussidiario della notificazione alla persona fisica che la rappresenta è applicabile soltanto se tale persona fisica, oltre ad essere identificata nell’atto, risiede nel comune in cui l’ente ha il suo domicilio fiscale, da individuarsi ai sensi dell’art. 58 del d.P.R. n. 600 del 1973.” Cass. civ. Sez. V, 20/02/2006, n. 3618. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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