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Sfratto esecutivo: come evitarlo in caso di grave malattia?

18 agosto 2018


Sfratto esecutivo: come evitarlo in caso di grave malattia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 agosto 2018



Mia madre  ha uno sfratto esecutivo; l’ufficiale giudiziario le ha detto che è ancora in tempo per  presentare appello tardivo all’esecuzione di sfratto, perché possiede tutti i documenti che attestano la regolarità dei suoi pagamenti e i certificati medici che provano la grave malattia che tutt’ora ha e che le ha impedito di presentarsi in giudizio. Mia madre però abita in una città piccola e la richiesta di sfratto è stata portata avanti dalla proprietaria di casa e dal suo avvocato esibendo prove che non corrispondono al vero. Ho provato ad aiutarla cercando un avvocato per l’appello tardivo, ma nessuno vuole farlo. Mia madre ha diritto a una difesa . A chi mi devo rivolgere, in tribunale o altrove, per farle assegnare un avvocato?

Essendo lo sfratto esecutivo, l’unico strumento giuridico che la legge ci concede per opporci al provvedimento di sgombero è l’opposizione tardiva, così come disciplinata all’articolo 668 del codice di procedura civile, secondo cui se l’intimazione di licenza o di sfratto è stata convalidata in assenza dell’intimato, questi può farvi opposizione provando di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore.

Pertanto, per poter essere dichiarata ammissibile l’opposizione, occorrerà dimostrare che la madre del lettore non ha avuto tempestiva conoscenza dello sfratto per causa di forza maggiore, comprovando che la grave malattia non ha permesso di avvertire il lettore, in qualità di figlio, del procedimento di sfratto in essere.

Tuttavia, così come dichiarato dalla giurisprudenza, con riguardo all’opposizione proposta dopo la convalida di licenza o di sfratto, l’impossibilità a comparire dell’intimato per forza maggiore può anche dipendere da un malore purché il giudice accerti, anche avvalendosi delle nozioni di comune esperienza, adeguate per valutare la gravità e gli effetti delle malattie comuni, che tale malore sia stato improvviso ed imprevedibile e che sussista un effettivo nesso di causalità tra lo stato di malattia e la mancata comparizione della parte (Cassazione civile, sez. III, 23/04/2008, n. 10594).

In quella sentenza, la Suprema Corte aveva escluso che il malore denunciato – sindrome diarroica – integrasse un impedimento idoneo a giustificare la impossibilità per il ricorrente di partecipare all’udienza di convalida della licenza di finita locazione, non essendo la mera invocazione di un malore sufficiente per ritenere dimostrata tale impossibilità e non risultando provato il nesso causale tra il documentato malore e la mancata comparizione.

Da ciò si evince come non basterà dimostrare la grave malattia della madre del lettore, ma anche che quello stato di salute non abbia permesso alla stessa di procurarsi un difensore o di comunicarlo al lettore, ad esempio, al fine di procurarne uno per l’udienza di citazione.

In un’altra fattispecie esaminata, questa volta dal tribunale di Palermo (sez. II, 13/03/2013, n. 1131), il giudice ha dichiarato l’opposizione tardiva ammissibile, poiché la conduttrice aveva depositato certificati medici con la data coincidente con quella prevista per la convalida, attestanti un malore improvviso della medesima che le aveva impedito di comparire all’udienza di convalida.

Tanto premesso, occorrerà valutare attentamente i documenti in possesso del lettore al fine di valutare la possibilità concreta di redigere un’opposizione tardiva e, quindi, sperare in un accoglimento della stessa.

Con riguardo alla ricerca del legale, lo scrivente contatterà in privato il lettore per individuare insieme un professionista, sulla base della competenza territoriale del giudice competente a decidere.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla

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