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Congedo non retribuito: che cos’è e come funziona?

20 Luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Luglio 2018



Quando è possibile usufruire di un periodo di assenza senza stipendio per gravi motivi familiari. Quanto dura e quali documenti occorre presentare.

Avrai avuto sicuramente bisogno di un periodo di assenza dal lavoro per motivi familiari. Quello che ti auguriamo di non aver avuto è la necessità di chiedere dei permessi speciali per gravi motivi legati alla tua situazione o a quella dei tuoi parenti. E speriamo che non ti succeda mai. Ciò non vuol dire, però, ignorare quali sono i tuoi diritti al lavoro se si dovesse presentare un’emergenza del genere: che cosa faresti se non avessi più le ferie? E se hai già goduto tutti i permessi Par o Rol che dir si voglia, cioè a quelli maturati in busta paga? In realtà una soluzione c’è: esiste il congedo non retribuito per gravi motivi. Ma che cos’è e come funziona? Sai se, arrivato il caso, ne avresti diritto?

Questo tipo di congedo presuppone, dunque, la mancanza di stipendio per il periodo in cui viene usufruito e si concede solo a determinate condizioni legate a questi due fattori:

  • i gravi motivi che riguardano un parente stretto;
  • il grado di parentela di chi ha bisogno di assistenza o della presenza del lavoratore.

Naturalmente, il congedo non retribuito non dura in eterno: c’è un periodo massimo determinato dalla legge che non viene computato né per l’anzianità di servizio né per i contributi previdenziali. Durante questo tempo, il dipendente non può esercitare alcuna attività.

Vediamo nel dettaglio che cos’è e come funziona il congedo non retribuito, quanto dura, che succede al rientro del lavoratore in azienda e se il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere questo particolare tipo di permesso al dipendente.

Congedo non retribuito: chi ne ha diritto?

Può chiedere il congedo non retribuito il lavoratore che ha dei gravi motivi relativi alla situa<ione personale:

  • propria o del convivente;
  • di parenti o affini entro il 3° grado anche se non conviventi.

Il lavoratore ha diritto al congedo non retribuito anche per una grave situazione personale di soggetti non conviventi e, nello specifico:

  • il coniuge o il partner dell’unione civile;
  • i figli, anche adottivi;
  • i discendenti prossimi in mancanza di figli;
  • i genitori;
  • gli ascendenti prossimi in mancanza dei genitori;
  • gli adottanti;
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle.

Congedo non retribuito: quali sono i gravi motivi?

I gravi motivi personali che portano ad avere diritto al congedo non retribuito sono, normalmente, legati alla salute e all’assistenza materiale dei soggetti sopra indicati. In particolare:

  • le necessità in ambito familiare determinate dal decesso di uno dei familiari o affini citati;
  • il bisogno di cura del lavoratore o dei parenti;
  • il dovere di assistere parenti o affini;
  • una situazione di grave disagio personale del lavoratore, ad esclusione della malattia;
  • una patologia acuta o cronica dei parenti o affini indicati che comporti la riduzione temporanea o permanente dell’autonomia personale, che richieda assistenza continuativa o un monitoraggio clinico frequente oppure che comporti la partecipazione attiva del lavoratore nel trattamento sanitario.

Vengono considerati gravi motivi per poter chiedere il congedo non retribuito le patologie dell’infanzia in età evolutiva che abbiano le caratteristiche appena descritte o il cui programma terapeutico e riabilitativo richieda il coinvolgimento del genitore.

È, infine, un grave motivo il decesso di un parente entro il 2° grado o del partner dell’unione civile quando il lavoratore non può usufruire di un permesso retribuito. In quest’ultimo caso, quando la richiesta si riferisce ad un periodo non superiore ai 3 giorni, il datore di lavoro deve dare risposta al dipendente entro 24 ore e assicurare che il congedo venga usufruito entro i successivi 7 giorni.

Congedo non retribuito: quanto dura?

La durata del congedo non retribuito per gravi motivi non può superare i 2 anni durante la vita lavorativa. Questi 24 mesi possono essere goduti in forma continuativa o frazionata.

Il calcolo segue il calendario, compresi i giorni festivi. Non si tratta, quindi, di 2 anni 730 giorni lavorativi (731 se c’è di mezzo un anno bisestile) ma di 730 giorni di calendario, considerando la domenica e le festività.

Se il congedo non retribuito viene usufruito in modo frazionato, ogni frazione inferiore al mese viene sommata con le altre fino a raggiungere i 30 giorni: a questo punto, viene considerato 1 mese di congedo.

Il datore di lavoro deve consegnare al dipendente, alla fine del contratto, l’attestazione del congedo usufruito.

Congedo non retribuito: quali sono i limiti?

La legge impone alcune limitazioni nell’uso del congedo non retribuito per gravi motivi. Una di queste, è il divieto di effettuare qualsiasi altro tipo di attività lavorativa. Significa che se, ad esempio, prendo un mese di congedo per assistere mia moglie, durante questo mese non posso fare dei lavoretti in giro dai miei vicini o dagli amici e nemmeno dare una mano nel negozio di mio fratello.

Un altro limite del congedo non retribuito riguarda l’anzianità e la pensione: né l’una né l’altra vengono conteggiate durante il periodo interessato dal congedo. Tuttavia, il dipendente ha la facoltà di riscattare o di versare i contributi mancanti.

Congedo non retribuito: possono negarmelo?

Spetta alla contrattazione collettiva decidere le modalità per concedere, caso per caso, il congedo non retribuito per gravi motivi familiari. In linea generale, l’azienda deve dare risposta alla richiesta del dipendente entro 10 giorni da quando quest’ultimo ha presentato la domanda.

Il datore di lavoro può decidere quattro cose:

  • concedere il congedo;
  • rinviare il congedo ad un periodo più consono alle esigenze dell’azienda;
  • concedere solo una parte del congedo richiesto;
  • non concedere il congedo.

Nel primo caso, nessun problema: il dipendente si assenterà nel periodo concordato nel rispetto delle condizioni che abbiamo già spiegato (nessun’altra attività lavorativa, nessun conteggio di anzianità di servizio né dei contributi previdenziali).

Negli altri tre casi, il datore di lavoro è obbligato a motivare la sua decisione. Ma non è detto che tutto sia finito lì: il dipendente ha diritto di chiedere che nei 20 giorni successivi alla data del diniego la sua richiesta venga rivalutata.

C’è un caso in cui sicuramente l’azienda può negare il congedo non retribuito ed è quando il lavoratore è assunto con contratto a termine e:

  • c’è un’incompatibilità tra la durata del rapporto ed il periodo del congedo richiesto;
  • sono già stati concessi più di tre giorni di congedo;
  • il lavoratore sta sostituendo un altro dipendente in congedo.

Congedo non retribuito: i documenti da presentare

Il dipendente che vuole presentare una richiesta di congedo non retribuito per gravi motivi familiari deve allegare alcuni documenti. Intanto, la dichiarazione di voler usufruire di tale permesso per un problema che lo riguarda in prima persona o che interessa la sua famiglia e che lo vedrà impegnato nella cura o nell’assistenza della persona bisognosa.

Se il motivo della richiesta è il decesso di un familiare, il lavoratore deve presentare il relativo certificato o, nei casi in cui è consentito, un’autocertificazione.

Se, invece, la ragione per cui si chiede il congedo non retribuito è una malattia che comporta l’assistenza ad un familiare, occorrerà fornire all’azienda la documentazione medico-specialistica oppure del medico generico, del pediatra o della struttura sanitaria se il parente è stato ricoverato oppure sottoposto ad intervento chirurgico.

Congedo non retribuito: posso rientrare al lavoro prima del termine?

Se non è stata fissata una data precisa al momento della concessione del congedo non retribuito, il dipendente può rientrare al lavoro anche prima del termine purché lo comunichi prima al datore di lavoro. Può succedere, infatti, che l’azienda abbia sostituito il dipendente in congedo con un altro tramite un contratto a tempo determinato. In questo caso, se si vuole il rientro anticipato viene richiesto un preavviso di almeno 7 giorni.


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