Diritto e Fisco | Editoriale

Violazione buona fede contrattuale: cosa comporta

20 Luglio 2018 | Autore:
Violazione buona fede contrattuale: cosa comporta

Quali sono gli effetti del comportamento scorretto che vìola la buona fede tenuto prima della conclusione di un contratto e durante il suo svolgimento

Quando si avviano delle trattative con lo scopo di concludere un contratto, ciascuno di noi vorrebbe avere a che fare con controparti oneste, affidabili, trasparenti e sulle quali fare affidamento in vista della conclusione dell’affare. La legge protegge questo, per così dire, desiderio dell’uomo comune. Difatti esiste un chiaro obbligo, imposto a chiunque avvii trattative contrattuali e poi stipuli un contratto, di tenere un comportamento ispirato e concretamente attuato in base al fondamentale principio di buona fede. È previsto quindi un obbligo di solidarietà per cui tutte le parti contrattuali, dalle fasi delle trattative e poi durante lo svolgimento del contratto, devono tenere comportamenti idonei a tutelare gli interessi della controparte anche se non specificati nel contratto stesso. Ciò vuol dire che se, ad esempio, voglio prendere in affitto una casa e comincio a trattare con il proprietario, né lui né io potremo abbandonare le trattative in modo improvviso rifiutandoci, senza motivo, di dare spiegazioni (si violerebbe infatti la buona fede nella fase delle trattative). Allo stesso modo, se conosco dei motivi che potrebbero rendere nullo il contratto o fatti che possono avere importanza per la controparte, non li devo nascondere ma devo renderli noti alla controparte (se la casa è in comunione legale con il coniuge del futuro venditore, quest’ultimo deve dirlo al futuro compratore). Chiaramente la violazione della buona fede contrattuale comporta l’obbligo di risarcire il danno che questa violazione abbia causato alla controparte.

Che cos’è la buona fede nella fase delle trattative?

Abbiamo detto che la legge [1] impone a chiunque avvii trattative contrattuali, e poi stipuli un contratto, di tenere un comportamento ispirato e concretamente attuato in base al fondamentale principio di buona fede.

In particolare la legge stabilisce che tutte le parti siano obbligate, durante le trattative e nella formazione del contratto, a tenere un comportamento secondo buona fede.

In questo modo la legge ha lo scopo di tutelare non soltanto l’interesse ed i diritti delle parti che nel singolo caso concreto stanno tra loro cercando un accordo per stipulare un contratto, ma anche il generale interesse ad avere la certezza che la legge interverrà se una delle parti avrà tenuto un comportamento scorretto anche durante la fase delle trattative e della formazione del contratto.

In altre parole, quando le trattative tra le parti siano già ben avviate e una delle due le abbandoni senza ragione, tradendo in questo modo l’affidamento che l’altra parte aveva ormai fatto sulla certa conclusione dell’affare, ebbene in questo caso ed in questo momento la legge interviene punendo chi abbia agito non in buona fede.

Un comportamento in violazione della buona fede che sia avvenuto durante la fase delle trattative dà origine, per chi l’ha tenuto, ad una responsabilità che lo obbligherà a risarcire il danno che avrà causato all’altra persona impegnata nelle trattative.

Per rendere più chiaro il discorso con un esempio diremo che:

  • se avevi avviato delle trattative per acquistare una casa;
  • se c’erano già stati diversi incontri con il potenziale venditore;
  • se il potenziale venditore improvvisamente e senza alcun ragionevole motivo si ritira dalle trattative, tu potrai chiedere il risarcimento del danno se le trattative erano talmente avanzate che tu ragionevolmente confidavi nella positiva conclusione dell’affare.

Infatti, da un lato la legge protegge la tua buona fede e la tua seria aspettativa alla prossima conclusione dell’accordo (con la stipula di un preliminare ad esempio), dall’altro punisce chi senza motivo non abbia tenuto un comportamento idoneo a proteggere gli interessi della controparte.

In questi casi potrai chiedere il risarcimento dei danni: ad esempio quelli dovuti alle spese da te sostenute fino a quel momento per recarti agli incontri durante le trattative o quelli causati dalla rinuncia che hai dovuto fare ad altri affari che ti sono sfuggiti perché eri impegnato nella trattativa naufragata.

Tutte le parti sono obbligate a tenere un comportamento secondo buona fede

Che cos’è la buona fede nella fase dell’esecuzione del contratto?

La legge [2] con una norma tanto semplice quanto significativa stabilisce che il contratto deve essere anche eseguito secondo buona fede.

Le parti che si siano cioè accordate stipulando un contratto sono tenute durante il suo svolgimento a tenere costantemente un comportamento di buona fede.

Questa norma, quindi, impone alle parti di tenere sempre presenti, anche durante il periodo in cui il contratto avrà svolgimento, gli interessi della controparte e a non comportarsi in modo tale da offenderli e danneggiarli.

Occorre quindi avere sempre presenti quelli che possono essere gli interessi dell’altra parte contrattuali e a fare tutto il possibile per proteggerli.

Facciamo degli esempi chiarificatori.

Se sono il titolare di una compagnia che effettua il trasporto di linea di persone devo fare in modo, anche in caso di avverse condizioni meteorologiche che mi rendano impossibile il trasporto (in mare o per terra), di consentire alle persone che avrei dovuto trasportare di rientrare nel luogo di destinazione nei tempi concordati [3].

Sono quindi obbligato, proprio per l’esistenza dell’obbligo di eseguire il contratto in buona fede, a cercare di contattare un altro vettore per far rientrare i passeggeri in orario e se non lo faccio sarò tenuto a risarcire i danni che i passeggeri avranno subìto (ad esempio il costo del pernottamento forzato in attesa di rientrare a destinazione il giorno successivo).

E nel caso in cui io sia un affittuario non potrò ingombrare l’appartamento, che devo restituire al proprietario al termine del contratto, rendendogli difficile rientrarne in possesso: se lo facessi, sarei poi tenuto a risarcirgli il danno dovuto al ritardo con cui, a causa dell’ingombro, egli sia rientrato in possesso dell’appartamento [4].

In conclusione, in ogni fase contrattuale le parti hanno l’obbligo di comportarsi in buona fede nei confronti della controparte salvaguardandone gli interessi ed evitando sia di tenere comportamenti attivi sia di omettere di intervenire se queste azioni o queste omissioni possano provocargli danni.

Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede


note

[1] Art. 1337 cod. civ.

[2] Art. 1375 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 3462/2007.

[4] Cass. sent. n. 2855/2005.


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