Lavoro e Concorsi | Editoriale

Lavoro in distacco: le novità

15 Luglio 2018 | Autore:
Lavoro in distacco: le novità

In arrivo dall’Ue nuove regole sul trasferimento temporaneo dei dipendenti in uno Stato membro. Riguardano retribuzione e contributi.

Cambiamenti in vista per i lavoratori in distacco, cioè per quei dipendenti che, per un periodo di tempo limitato, vengono inviati dall’azienda a svolgere la propria attività presso uno Stato membro dell’Unione europea diverso da quello in cui opera normalmente. Le modifiche alla direttiva Ue attualmente in vigore [1] non saranno applicate subito ma dal 30 luglio 2020. Lo hanno deciso, con un altro provvedimento [2] il Parlamento ed il Consiglio europei. Le novità del lavoro in distacco interesseranno tre settori:

  • la nozione di retribuzione;
  • la pubblicazione delle condizioni di lavoro;
  • il versamento dei contributi.

La nuova direttiva europea prevede, infatti, per il lavoro in distacco la definizione unitaria della nozione di retribuzione, oggi affidata al diritto dello Stato membro in cui il lavoratore svolge temporaneamente l’attività. Inoltre, le condizioni di lavoro dovranno essere rese pubbliche in tutti gli Stati membri. Infine, viene ridotto il periodo in cui i contributi previdenziali devono essere versati nel Paese d’origine: non più due anni ma soltanto uno.

L’obiettivo di questo provvedimento è quello di garantire ai lavoratori parità di trattamento in tutti i Paesi dell’Unione per tutta la durata del distacco, sia da un punto di vista retributivo, sia da quello contrattuale (quindi riposi, ferie, orari, salute e sicurezza sul luogo di lavoro, ecc.).

Ma vediamo nel dettaglio che cosa prevede la direttiva Ue che entrerà in vigore nel 2020 e quali sono le novità sul lavoro in distacco.

Lavoro in distacco: la nozione unitaria di retribuzione

Già oggi, la normativa europea impone che gli Stati membri garantiscano ai lavoratori in distacco operativi nel loro territorio le stesse condizioni applicate ai lavoratori locali. I dipendenti, dunque, hanno diritto alle stesse regole dettate dalla legislazione o dai contratti collettivi in materia di:

  • orari e tempi di lavoro (quindi anche ferie, riposi, congedi retribuiti, ecc.);
  • retribuzione;
  • sicurezza, salute e igiene sul posto di lavoro;
  • accesso all’occupazione per gestanti o puerpere;
  • condizioni di alloggio;
  • indennità e rimborsi spese per vitto, alloggio o trasporto;
  • maggiorazioni per lavoro straordinario;
  • parità di trattamento tra uomo e donna senza discriminazioni.

Ora l’Unione europea inserisce, o meglio rafforza, un elemento: la definizione unitaria della nozione di retribuzione. In pratica, si tratta di un concetto che racchiude tutto ciò che costituisce uno stipendio sia da un punto di vista legislativo, sia da quello amministrativo o contrattuale, in caso di accordo collettivo nazionale.

Lavoro in distacco: la pubblicazione delle condizioni di lavoro

La nuova direttiva europea chiede anche agli Stati membri dell’Unione che ospitano dei lavoratori in distacco di rendere pubbliche le informazioni sulle condizioni di lavoro e di occupazione su un sito web unico nazionale. Tali informazioni devono essere pubblicate nel modo più chiaro e trasparente possibile.

Lavoro in distacco: il versamento dei contributi

Questa è una delle novità più consistenti della nuova direttiva europea sul lavoro in distacco. Sul fronte previdenziale, infatti, è previsto il versamento dei contributi nel Paese di origine del lavoratore ma solo per i primi 12 mesi e non più fino a 24 mesi, come succede oggi. C’è, però, la possibilità di arrivare fino a 18 mesi sempre che il dipendente lo motivi.

Perché questa disposizione che dimezza i tempi dei versamenti nello Stato di origine? Perché l’Unione europea vorrebbe evitare una cattiva abitudine che, a quanto pare, è piuttosto diffusa. È quella del finto distacco di un lavoratore al fine di beneficiare di regimi fiscali più convenienti.

Lavoro in distacco: che succede fino al 2020

Come accennato, l’entrata in vigore di questa nuova normativa sul lavoro in distacco è prevista per il 30 luglio 2020. Fino a quella data, restano in vigore le regole applicate fino ad oggi, regole che interessano le aziende che:

  • distaccano un lavoratore all’interno dell’Unione europea, per conto proprio e sotto la loro direzione, con un contratto stipulato tra l’azienda che lo distacca e il destinatario della prestazione;
  • distaccano un lavoratore all’interno dell’Unione europea in uno stabilimento o in una sede appartenente al gruppo;
  • distaccano un lavoratore all’interno dell’Unione europea, in qualità di aziende di lavoro temporaneo o che effettuano la cessione temporanea di mano d’opera.

In qualsiasi di questi tre casi, deve già esistere un rapporto di lavoro tra il lavoratore e l’impresa che lo distacca.

Infine, le imprese che si stabiliscono in uno Stato membro dell’Ue devono beneficiare dello stesso trattamento rispetto al resto delle aziende che già si trovano in loco.


note

[1] Direttiva 96/71/CE.

[2] Direttiva 2018/957/UE.


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