Diritto e Fisco | Editoriale

Giocatore bara: posso chiedere la restituzione dei soldi?

20 Luglio 2018 | Autore:
Giocatore bara: posso chiedere la restituzione dei soldi?

Vincita sleale: si può chiedere il rimborso? Chi imbroglia al tavolo di gioco ha diritto al pagamento? Si può chiedere il rimborso del debito di gioco?

Ti sei mai trovato al tavolo di gioco con un baro? Probabilmente si, se hai la passione per le carte o per altre forme di intrattenimento di gruppo. Ciò che è più grave è che, pur sapendo della presenza dell’imbroglione, hai voluto comunque giocare; e al successivo incontro ti sei presentato di nuovo, perché il brivido che restituisce una partita di poker o di bridge è inimitabile. Seduto al tavolo, scruti gli avversari, cercando di capire dagli occhi, dal movimento delle mani o da qualche tic nervoso i punti che nascondono. Hai profuso tutto il tuo impegno ma, puntualmente, hai perso. Sei allora stufo di dover pagare un imbroglione e decidi di smettere; anzi, dopo averci riflettuto un po’, vuoi addirittura chiedergli di essere rimborsato di tutte le somme di cui ti ha turlupinato nelle partite precedenti. Ma è possibile ciò? Com’è tutelata la vincita al gioco? Il debito va sempre pagato? Se un giocatore bara puoi chiedere la restituzione dei soldi? Vediamo cosa dice la legge.

Vincita al gioco: è legale?

Prima di capire se è possibile chiedere la restituzione dei soldi nel caso in cui un giocatore bara, cerchiamo di inquadrare il problema della vincita al gioco. È tutelata giuridicamente? La legge dice che le somme di denaro vinte giocando con altre persone (si pensi al classico poker, ma vale qualsiasi altro gioco, anche non di carte) non devono essere per forza date. Cosa vuol dire? Significa che se scommetti con un tuo amico, oppure perdi giocando a bridge, scala quaranta o qualsiasi altro gioco simile, il tuo amico vincitore non può obbligarti a pagare. In altre parole, egli non potrà chiedere al giudice di costringerti a versare quelle somme. In termini un po’ più tecnici, si dice che il diritto del vincitore non è azionabile [1].

Quanto appena detto non significa, però, che i soldi vinti al gioco siano completamente sforniti di tutela: ed infatti, secondo il nostro ordinamento se paghi un debito di gioco non potrai chiedere la restituzione. Quindi, la situazione si presenta così:

  • Il vincitore non può obbligare al pagamento;
  • Il perdente, però, se decide spontaneamente di pagare, non può più chiedere la restituzione; non potrà, quindi, adire il tribunale per ottenere il rimborso di quanto dato.

Quest’ultima regola subisce un’eccezione, che ricorre allorquando il debitore sia persona incapace, per età o per vizio di mente. Di conseguenza, colui che giocando o scommettendo perde una somma di denaro, può chiederne la restituzione se dimostra che era incapace di intendere e di volere.

Obbligazioni naturali: cosa sono?

Il debito di gioco rientra tra le obbligazioni naturali, cioè tra quei debiti che non costituiscono, secondo la legge, un’obbligazione vera e propria. Le obbligazioni naturali derivano dall’esecuzione di doveri morali o sociali e sono sfornite di azione, nel senso che non è possibile rivolgersi al giudice per chiederne l’adempimento; tuttavia, se un soggetto esegue spontaneamente la prestazione, quest’ultima non è ripetibile, nel senso che colui che ha pagato non può chiederne la restituzione [2]. Ad esempio, la mancia lasciata al cameriere è un esempio di obbligazione naturale: il cameriere, infatti, non può pretenderla, ma il cliente che l’ha data non può poi chiederla indietro.

Elementi dell’obbligazione naturale sono:

  • l’esistenza di un dovere morale o sociale che spinge il soggetto ad eseguire una certa prestazione (è stata considerata obbligazione naturale, ad esempio, l’elargizione di denaro effettuata da un uomo ad una donna nel corso di una relazione sentimentale);
  • la capacità di agire, cioè di intendere e di volere;
  • la spontaneità del pagamento.

Vincita al gioco: non è mai azionabile?

Quanto appena detto, però, non vale per tutti i giochi e le scommesse legalmente autorizzati, cioè quelli disciplinati direttamente dalla legge dello Stato. Si pensi alle lotterie o ai giochi nei casinò: se si trattasse sempre e solo di obbligazione naturale, il vincitore non potrebbe mai chiedere il pagamento di quanto vinto. Si pensi a chi giochi al casinò e perda: in questa evenienza egli non potrà invocare la tutela fornita dalla disciplina delle obbligazioni naturali, rifiutandosi di adempiere a meno che non lo faccia spontaneamente. Se così fossi, il perdente non pagherebbe mai! Per questo motivo, la legge dice che, quando il gioco è autorizzato, il debito va pagato e il creditore può rivolgersi al giudice [3].


Vincita al gioco: se il gioco è illegale?

Ricapitolando quanto detto finora, possiamo dire che:

  • se il gioco o la scommessa non sono proibiti (o sono comunque tollerati), il perdente non è tenuto al pagamento; se, però, adempie spontaneamente, non può chiedere la restituzione;
  • se il gioco o la scommessa sono disciplinati dalla legge, il perdente è obbligato a tutti gli effetti.

Se, invece, il gioco è illecito (si pensi al gioco d’azzardo non autorizzato), si ricadrà nuovamente nell’ipotesi delle obbligazioni naturali: il perdente non sarà tenuto a pagare quanto perso ma, se lo farà spontaneamente, non potrà poi chiedere la restituzione.

Se un giocatore imbroglia posso chiedere la restituzione dei soldi?

Esposto il quadro generale della situazione, affrontiamo il problema posto dal titolo dell’articolo: se un giocatore bara posso chiedere la restituzione dei soldi? Ora, se non ci fosse l’imbroglio, avremmo già la soluzione: trattandosi di obbligazione naturale, se hai pagato il tuo debito di gioco non potrai più chiederne il rimborso. Ma che accade se la vincita è avvenuta slealmente? Ebbene, la soluzione si trova nella stessa legge: il perdente non può chiedere la restituzione di quanto abbia spontaneamente pagato dopo l’esito di un gioco o di una scommessa in cui non vi sia stata alcuna frode [4].

In buona sostanza, quindi, il debito di gioco, quando derivante da attività non regolamentata dalla legge ma comunque tollerata, deve essere pagato spontaneamente, non potendo il vincitore chiederne l’adempimento; tuttavia, se il debitore paga e scopre di essere stato ingannato, allora potrà agire legalmente per ottenere la restituzione dei suoi soldi.

Debito di gioco: cosa avviene in pratica?

Tirando le fila del nostro ragionamento, possiamo così concludere:

  • se il gioco o la scommessa sono tollerati, cioè non espressamente proibiti, il perdente non è tenuto al pagamento; se, però, adempie spontaneamente, non può chiedere la restituzione, a meno che il debitore sia incapace oppure sia stato raggirato;
  • se il gioco o la scommessa sono disciplinati dalla legge, il perdente è obbligato a tutti gli effetti;
  • se il gioco o la scommessa sono illegali, il perdente non è tenuto al pagamento; se, però, adempie spontaneamente, non può chiedere la restituzione.

note

[1] Art. 1933, primo comma, cod. civ.

[2] Art. 2034 cod. civ.

[3] Artt. 1934 e 1935 cod. civ.

[4] Art. 1933, secondo comma, cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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