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Cartella di pagamento sulla Pec: quale indirizzo vale?

15 Luglio 2018
Cartella di pagamento sulla Pec: quale indirizzo vale?

Come con la raccomandata con avviso di ricevimento, la cartella notificata via posta elettronica certificata all’indirizzo preso dall’elenco pubblico è ugualmente valida?

Hai ricevuto una cartella di pagamento da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione. Ti è stata notificata sulla Pec dell’azienda. Senonché si tratta di un vecchio account che non usi più. Lo avevi aperto al momento dell’iscrizione della ditta alla Camera di commercio, ma successivamente ne avevi attivato un altro. Il vecchio indirizzo, tuttavia, era ancora presente nei pubblici registri: né tu, né il tuo commercialista lo avevate modificato. Così la mail con la cartella non è mai stata scaricata e tu non ne hai preso conoscenza. Tanto è vero che ti sei trovato sul più bello con un fermo auto senza comprenderne le ragioni. Così ti sei rivolto all’ufficio dell’Esattore e lì ti è stata mostrata la ricevuta di consegna della posta elettronica certificata. Dinanzi all’evidenza che la mail non è stata mai letta, l’ufficio si è trincerato: la notifica è ugualmente valida. Chi ha ragione? In caso di notifica sulla Pec, quale indirizzo vale? La questione è stata di recente decisa dalla Cassazione [1].

La notifica della cartella: come deve avvenire

L’Agente della riscossione può notificare la cartella:

  • direttamente ed esclusivamente mediante pec, posta elettronica certificata. La spedizione deve essere effettuata all’indirizzo risultante dagli elenchi previsti dalla legge. L’Esattore deve obbligatoriamente adottare la notifica per Pec  nei confronti di imprese individuali e societarie nonché di liberi professionisti, provvedendo all’invio all’indirizzo risultante dall’indice nazionale degli indirizzi pec (INI-PEC);
  • tramite consegna diretta in mani proprie;
  • direttamente mediante spedizione postale della cartella in plico chiuso raccomandato con avviso di ricevimento.

La notifica della cartella tramite Pec

La notifica della cartella può essere eseguita a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo del destinatario risultante dagli elenchi a tal fine previsti dalla legge. Tali elenchi sono consultabili, anche in via telematica, dall’Agente della Riscossione. Si tratta del registro Ini-Pec e delle risultanze presenti in Camera di Commercio.

L’invio del messaggio è effettuato direttamente dall’AdR senza intermediazione di altri soggetti e deve contenere in allegato la cartella di pagamento in formato elettronico e non è necessaria alcuna forma di sottoscrizione fisica o digitale, né del messaggio né dell’allegato. Si discute sul tipo di formato dell’allegato: secondo i giudici di merito la cartella non può essere allegata in formato pdf ma in formato p7m che è quello che garantisce l’autenticità della firma digitale (il pdf è un semplice duplicato).

L’invio della mail certificata equivale spedizione con avviso di ricevimento.

L’Agente della Riscossione deve conservare la matrice o la copia della cartella con la relata di notifica oppure l’avviso di ricevimento (nel caso di notifica a mezzo raccomandata), per 5 anni ed ha l’obbligo di esibirli su richiesta del contribuente.

La sostituzione della Pec

Chi utilizza un indirizzo pec diverso da quello risultante nei pubblici registri non può giustificare la mancata conoscenza della cartella esattoriale spedita al precedente account. E questo perché ciò che rileva ai fini legali è l’indirizzo risultante nei pubblici registri. Con la sentenza in commento, la Cassazione ha ribadito che la cartella di pagamento è legittima, perché regolare e valida, quando la notifica via Pec avviene all’indirizzo che risulta dagli elenchi pubblici e che equivale all’invio tramite raccomandata con avviso di ricevimento. La cartella si deve intendere ricevuta dal destinatario nella data indicata dalla ricevuta elettronica prodotta dal concessionario della riscossione.

Peraltro impugnare la cartella per omessa notifica equivale invece a dichiarare di averne avuto conoscenza. Una tacita ammissione che comporta il rigetto del ricorso. Si stratta della cosiddetta “sanatoria per raggiungimento dello scopo della notifica”.

Si potrebbe tutt’al più contestare il successivo atto, ad esempio un fermo o un’ipoteca, dimostrando che la notifica dell’atto presupposto – la cartella – non è mai stata eseguita correttamente.


note

[1] Cass. sent. n. 14184/18.


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