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Editoriali Il cambiamento lessicale nelle discussioni pubbliche sulle armi da fuoco

Editoriali Pubblicato il 17 gennaio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 17 gennaio 2013

Mentre Barak Obama e il Congresso stanno approvando un giro di vite sull’uso delle armi da parte di tutti i cittadini, la popolazione americana è invece sempre più convinta dell’utilità delle armi come legittima difesa. Uno studio americano si fonda sull’uso delle parole da parte della gente comune per comprendere gli orientamenti del popolo: nessuno parla più di “bando delle armi”.

 

In questo articolo, di Nate Silver, che ho tradotto qui di seguito, gli americani risultano ancora, nonostante le recenti stragi, un popolo “armato” già nello spirito.

 

 

di NATE SILVER

Il massacro avvenuto venerdì nella scuola elementare di Newtown, nel Connecticut, ha già scatenato un acceso dibattito politico. Coloro che si oppongono a una normativa più severa del possesso di armi da fuoco accusano i loro avversari di politicizzare una tragedia. I sostenitori di misure di controllo più rigide affermano che le sparatorie nel Connecticut sono la dimostrazione di come una normativa permissiva sulle armi da fuoco possa avere conseguenze disastrose. Vorrei evitare di entrare nel merito del dibattito per soffermarmi su un diverso aspetto della questione. Con quale frequenza gli americani parlano delle politiche pubbliche in materia di armi da fuoco? E quale linguaggio utilizzano per esprimere le loro argomentazioni?

Naturalmente, non c’è modo di controllare le conversazioni che si tengono nei salotti di tutto il Paese, tuttavia è possibile misurare la frequenza con cui alcune frasi riguardanti la politica sulle armi sono usate dai mezzi d’informazione.

Se facciamo riferimento alla copertura mediatica, rileviamo come negli ultimi anni si sia verificato un cambiamento dei toni nel dibattito pubblico sulle armi da fuoco.

L’espressione “controllo delle armi” è usata molto meno adesso di quanto non lo fosse 10 o 20 anni fa, mentre è maggiormente utilizzata l’espressione “il diritto di possedere armi” e, negli ultimi anni, si fa riferimento molto più spesso al Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Nel grafico seguente, ho tracciato il numero di articoli di informazione americani contenenti le espressioni  “controllo delle armi”, “diritto al possesso delle armi”, “violenza armata” e “Secondo Emendamento”, secondo il database NewsLibrary.com (poiché il numero degli articoli presenti nel database varia nel tempo, le cifre sono normalizzate al fine di indicare il volume complessivo della copertura del database in ogni dato anno, dove i numeri rappresentano la frequenza con cui le frasi relative alle armi da fuoco sono state usate ogni 1.000 articoli su qualsiasi argomento).

L’uso di tutte e quattro le espressioni, ma in particolar modo il “controllo delle armi”, ha registrato variazioni notevoli ma di breve durata a seconda degli eventi di cronaca.

Nel 1993 e 1994, quando il Congresso discuteva sul bando delle armi d’assalto, l’espressione “controllo delle armi” ricorreva tre volte ogni 1.000 articoli di informazione.

Nel 1999, in occasione della strage di Columbine, in Colorado, la frequenza d’uso dell’espressione aumentò fino a raggiungere addirittura un picco di 3.7 casi ogni 1.000 articoli. Il picco più basso fu registrato nel 2010, quando l’espressione “controllo delle armi” venne usata 0,3 volte ogni 1.000 articoli — meno di un decimo della frequenza raggiunto con la strage di Columbine.

Calcolare la media della frequenza d’uso su un intervallo temporale di cinque anni riduce l’effetto di queste fluttuazioni influenzate dai fatti di cronaca e rivela un trend a lungo termine sufficientemente chiaro.

Negli ultimi anni, l’espressione “controllo delle armi” è stata usata solo la metà delle volte rispetto agli anni ’80 e circa un quarto rispetto agli anni ’90 e ai primi anni del 2000.

Tuttavia, si può osservare come altre espressioni relative alla politica sulle armi da fuoco siano diventate più comuni nel linguaggio dei mezzi di informazione.

Negli anni ’80 l’espressione “Secondo Emendamento” era usata raramente, ma col tempo è diventata sempre più ricorrente (a partire dal 2008, “Secondo Emendamento” diventa più diffusa di “controllo delle armi.”), inoltre, è entrata a far parte dell’uso comune anche l’espressione ad essa connessa:  “diritto al possesso di armi”.

L’espressione “violenza armata” ha raggiunto un picco nel 1999, l’anno della sparatoria di Columbine, ma si registra comunque un suo uso crescente nel lungo termine. Dal 2010 è stata usata 0,33 volte su 1.000 articoli di informazione giornalistica — molto più frequente rispetto agli anni ‘80, quando veniva menzionata 0,02 volte ogni 1.000 articoli.

Questa svolta lessicale probabilmente riflette una crescente radicalizzazione del dibattito sulla politica in materia di armi da fuoco. Un’espressione relativamente neutra come “controllo delle armi”, viene utilizzata sempre meno, mentre espressioni con una connotazione più politica, come “violenza armata” e “diritto al possesso delle armi,” sono via via diventate più comuni nel linguaggio dell’opinione pubblica.  I sostenitori di restrizioni più severe sulla detenzione di armi da fuoco hanno deciso di utilizzare come argomento più convincente le conseguenze derivanti da un maggiore accesso alle armi da fuoco — anziché  avviare uno sterile dibattito su quali diritti il Secondo Emendamento garantisca o meno ai detentori di armi. Coloro che si oppongono  a leggi più rigorose in materia di armi da fuoco focalizzano sempre di più la discussione  sulle tutele costituzionali. Certamente, molti tra coloro che sono contrari alle misure di controllo dell’uso delle armi sostengono anche che gli sforzi volti a limitare il possesso di armi da fuoco potrebbero produrre l’effetto contrario sotto diversi punti di vista, e comunque non riusciranno a ridurre la violenza. Ma in generale, preferirebbero che il dibattito si incentrasse su quelli che considerano essere diritti costituzionali, piuttosto che sulle conseguenze pratiche delle misure di controllo.

La loro strategia potrebbe aver funzionato. Negli ultimi anni l’opinione pubblica si è spostata da una posizione di maggiore propensione a politiche severe di controllo delle armi verso una posizione più ambigua. Forse alcuni elettori ritengono che la Costituzione offra un’ampia libertà d’azione di possedere e portare armi da fuoco – malgrado le conseguenze possano a volte rivelarsi tragiche.

di CATERINA CUTRUPI


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