Diritto e Fisco | Editoriale

Perché c’è il cartello di avviso dell’autovelox?

16 Luglio 2018
Perché c’è il cartello di avviso dell’autovelox?

Controllo elettronico della velocità: quando la segnaletica è legittima e perché è obbligatoria.  

Tutti vogliamo la sicurezza sulle strade, ma nessuno è disposto a pagare una multa per i propri errori. Ecco che allora, quando arriva una contravvenzione fatta con l’autovelox, è spontaneo chiedersi quali motivi ci sono per fare ricorso e contestare il verbale. Tra questi, il più ricorrente è l’assenza o la scarsa visibilità del cartello con la scritta «controllo elettronico della velocità». Proprio su di esso si è detto e scritto molto, specie in tribunale. I problemi principali riguardano la distanza minima dalla postazione e la dimensione dei caratteri. I fanatici del rispetto delle regole del codice della strada spesso non ne capiscono il significato: se la legge vieta di superare i limiti di velocità, perché avvisare gli automobilisti del fatto che possono essere multati? In questo modo è fin troppo facile sfuggire alle contestazioni della polizia e magari, laddove i controlli elettronici non sono presenti, tornare a fare i “pirati”. Sarà capitato forse anche a te di chiederti perché c’è il cartello di avviso dell’autovelox. La ragione è piuttosto scontata ma spesso non la si immagina.

In questo articolo ti spiegheremo dunque il motivo per cui esiste il cartello “controllo elettronico della velocità” e perché la sua assenza determina la nullità della multa. Nullità che, peraltro, puoi far valere con un ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni (o, anche se il rimedio offre meno garanzie, con un ricorso al Prefetto entro 60 giorni) dal ricevimento della contravvenzione.

Spiegare le ragioni per cui c’è il cartello di avviso dell’autovelox sarà più facile se si immagina una scena come quella che stiamo per descrivere. Ti trovi in una strada piuttosto trafficata e piena di curve. Al termine di una galleria si apre un rettilineo in corrispondenza del quale gli automobilisti sono portati ad accelerare per recuperare il tempo perso nei tratti più insidiosi. Ma proprio là si piazza una pattuglia della polizia con un cavalletto e un autovelox. I conducenti, che vedono all’ultimo minuto il dispositivo di controllo elettronico della velocità, premono istintivamente il piede sul freno. Le auto si inchiodano sulla strada e passano da 100 chilometri orari a meno di 70. Il repentino deceleramento crea un ingorgo al termine della galleria che, non visibile alle macchine che stanno provenendo dall’altro lato della curva, determina un tamponamento a catena. Risultato: proprio l’intento delle autorità di mettere in sicurezza il traffico è stato esso stesso la ragione dell’incidente.

Inutile nascondersi dietro un dito: l’esistenza di un controllo rende più ligi al dovere di quanto il proprio senso civico o la conoscenza della legge possano comportare. Il che significa che anche gli automobilisti più prudenti sono portati, istintivamente, a frenare d’impulso non appena si rendono conto di un apparecchio di controllo elettronico della velocità. La presenza del cartello di avviso dell’autovelox serve proprio a questo: a consentire una decelerazione graduale, senza rischi sul traffico e pericolo di incidenti determinati da improvvise frenate.

Del resto non si può neanche pensare che, per scongiurare eventuali incidenti, si possano nascondere autovelox e poliziotti dietro i cespugli della vegetazione. E ciò per due semplici ragioni. Innanzitutto è la nostra Costituzione a imporre alla pubblica amministrazione di agire secondo trasparenza: il che significa che non può giocare sull’effetto a sorpresa, che può determinare un controllo non preventivato, solo per fare cassa e ottenere maggiori entrate con i proventi delle multe. Dall’altro lato, l’impossibilità di comprendere dove è stata elevata la contravvenzione e in quali condizioni, rischia di rendere impossibile il diritto di difesa esercitato ex post dagli automobilisti. Nessuno infatti potrebbe garantire che l’accertamento dell’infrazione è avvenuto a opera di pubblici ufficiali o di soggetti privati privi delle qualifiche richieste dalla legge; nessuno potrebbe accertare che sul luogo erano realmente presenti gli agenti a verificare il corretto funzionamento dell’apparecchio, ecc. Tutte queste ipotesi impongono alla polizia di essere ben visibile, al pari del cartello di avviso dell’autovelox.

Ecco dunque le ragioni per cui la legge di gran parte degli Stati di diritto ha preferito sposare la linea della trasparenza.

Ricordiamo in ultimo che, secondo i più recenti orientamenti giurisprudenziali, il cartello della segnaletica con scritto “controllo elettronico della velocità” deve essere a una distanza congrua, in base al tipo di strada e alle condizioni di traffico da consentire la decelerazione: non c’è una distanza minima quindi come a volte è stato sostenuto, ma tutto varia in base alle condizioni di traffico. Di solito, su un tratto di strada a rapida percorrenza, si rispetta una distanza non inferiore a 400 metri.

La Cassazione sottolinea quindi che «i segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante».

Dall’altro lato l’autovelox non può essere collocato neanche dopo troppo tempo, tanto da far dimenticare all’automobilista la possibilità del controllo elettronico. La Cassazione ha ritenuto che l’autovelox a 4 km dal cartello sia legittimo.

Non in ultimo ricordiamo che il segnale di avviso dell’autovelox deve essere chiaramente visibile e non nascosto dalla vegetazione o da altri cartelli, anche di tipo pubblicitario.



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1 Commento

  1. Dato che la multa arriva a casa dopo diversi giorni, giorni nei quali l’automobilista avrà percorso svariati itinerari; come si fa a ricordare i dettagli inerenti la cantravvenzione, per eventualmente contestarla?

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