Diritto e Fisco | Editoriale

Come andare in pensione

16 Luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Luglio 2018



Come uscire dal lavoro, che cosa cambia per le pensioni nel 2019: pensione anticipata e di vecchiaia, quota 100, quota 41, Ape, opzione Donna, salvaguardia.

L’età minima per andare in pensione, nel 2019, continua a salire: a causa degli adeguamenti alla speranza di vita, ad aumentare non sarà soltanto l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, ma anche l’età prevista per la pensione anticipata contributiva, per la pensione di vecchiaia contributiva e per l’Ape volontario. L’aumento, previsto in misura pari a 5 mesi, riguarderà anche gli anni di contributi richiesti per ottenere la pensione anticipata ordinaria e dei lavoratori precoci. Gli unici a non risentire degli adeguamenti alla speranza di vita saranno soltanto gli addetti ai lavori usuranti, che beneficeranno della vecchia pensione di anzianità agevolata con gli stessi requisiti sino al 2026, e gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi, per i quali l’età pensionabile resterà la stessa. Nel 2019 potrebbero debuttare, però, due nuove tipologie di pensione: la quota 100, che potrà essere raggiunta quando la somma dell’età e degli anni di contributi risulta almeno pari a 100 (probabilmente, però, con dei limiti di età e di contribuzione minima), e la quota 41 (che potrebbe diventare quota 42), una nuova pensione anticipata che potrebbe essere raggiunta con 41 anni di contributi (che a causa degli adeguamenti alla speranza di vita diventerebbero 41 anni e 5 mesi), o con 42 anni di contribuzione, a seconda delle decisioni che prenderà l’esecutivo.  Si parla anche della possibile proroga dell’opzione Donna e dell’introduzione di una nuova salvaguarda, per pensionarsi con le regole antecedenti alla legge Fornero. Ma procediamo per ordine e vediamo come andare in pensione: quali sono le attuali possibilità di uscita dal lavoro, che cosa cambia dal 2019, quali sono le pensioni previste dal governo gialloverde.

Come si va in pensione?

I requisiti principali richiesti per andare in pensione riguardano gli anni di contributi e l’età. Per la pensione di vecchiaia, ad esempio, sono attualmente richiesti 66 anni e 7 mesi di età più 20 anni di contributi. Ci sono delle pensioni che richiedono il solo requisito contributivo, come la pensione anticipata, per la quale ad oggi occorrono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Per i lavoratori che non possiedono contributi accreditati prima del 1996, però, si aggiunge un ulteriore requisito, non semplice da ottenere, cioè la soglia minima dell’assegno di pensione. Ad esempio, se il lavoratore ha iniziato a versare i contributi dal 1996 in poi e vuole ottenere la pensione di vecchiaia, oltre a 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi deve possedere anche un assegno pari almeno a 1,5 volte l’assegno sociale (che è pari a 453 euro): se la sua pensione risulta, dunque, più bassa di 680 euro, non può ottenere il trattamento, nonostante possieda i prescritti requisiti di età e contribuzione, e deve attendere di maturare le condizioni per la pensione di vecchiaia contributiva, che dal 2019 richiede un’età minima di 71 anni. Non tutte le pensioni, per fortuna, richiedono una soglia minima di assegno ai lavoratori privi di contributi al 1996: la pensione anticipata ordinaria, ad esempio, richiede il solo requisito di contribuzione. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i requisiti per le principali tipologie di pensione.

Come andare in pensione di vecchiaia?

La pensione di vecchiaia, come abbiamo osservato, prevede il raggiungimento di una certa età ed allo stesso tempo il raggiungimento di una determinata soglia di contribuzione versata, assieme alla maturazione di un assegno minimo (quest’ultimo requisito, però, è previsto per i soli lavoratori privi di contributi al 31 dicembre 1995). Come si raggiunge la pensione di vecchiaia? Fino al 31 dicembre 2018, questa pensione si può ottenere con 66 anni e 7 mesi di età e con almeno 20 anni di contribuzione versata, contributi figurativi (maternità, servizio militare, disoccupazioni, casse integrazioni e malattia), volontari e da riscatto compresi. Questa pensione si può raggiungere anche attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando la contribuzione presente in gestioni previdenziali differenti.

Dal 1° gennaio 2019 l’età pensionabile sale di 5 mesi, e risulta dunque pari a 67 anni; resta invece invariato il requisito pari a 20 anni di contributi previdenziali, non soggetto all’applicazione dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Più sale la vita media degli italiani secondo le stime Istat, più salgono i requisiti per andare in pensione. L’età per la pensione di vecchiaia resterà ferma al requisito di 66 anni e 7 mesi di età solo per gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi.

Come funziona l’aspettativa di vita per la pensione?

Ad oggi, la normativa prevede che la pensione sia adeguata periodicamente alla speranza di vita, con aumenti biennali dei requisiti dal 2019. Gli adeguamenti previsti nelle apposite tabelle allegate alla legge Fornero possono essere però disattesi, sia nel caso in cui la speranza di vita media riscontrata sia maggiore rispetto alle proiezioni, sia nel caso in cui invece si registrino decrementi nell’aspettativa di vita media: in quest’ultima ipotesi, però, i requisiti previsti per la pensione non possono mai diminuire, ma vengono soltanto bloccati per un biennio.

A partire dal 2021, l’aspettativa di vita sarà calcolata considerando la media del biennio immediatamente precedente, confrontata con la media del biennio ancora anteriore; per il 2021, ad esempio, l’aspettativa di vita dovrebbe essere calcolata sulla base della media del biennio 2018-2019, confrontata con la media del biennio 2016-2017: l’eventuale aumento determinerebbe un incremento dei requisiti per la pensione legati all’aspettativa di vita sul biennio 2021-2022.

Nel caso invece in cui si riscontri una diminuzione della speranza di vita media, il decremento dei requisiti per la pensione sarà scomputato nella verifica per il biennio successivo: non ci sarà quindi un calo dell’età pensionabile, ma solo un congelamento dei requisiti. L’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, in ogni caso, continuerà a essere verificato ogni due anni.

Come si raggiunge la pensione di vecchiaia contributiva?

La pensione di vecchiaia, per chi non ha contributi versati prima del 1996, si può anche ottenere anche con 70 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contributi: in questo caso non sono previste soglie minime di accesso. L’assegno di pensione può dunque risultare molto basso, senza che questo impedisca il pensionamento: tuttavia, dato che il trattamento risulta calcolato col sistema interamente contributivo, non si ha diritto all’integrazione al minimo.

Perché chi non possiede contributi prima del 1996 ha diritto alla pensione contributiva?

Chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995 è detto “contributivo puro” perché ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione. Il calcolo della pensione, difatti, funziona in questo modo: chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 ha diritto al calcolo retributivo, che si basa cioè sulle ultime retribuzioni o redditi, fino al 31 dicembre 2011.

Chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, invece, ha diritto al calcolo retributivo solo fino a questa data, poi al calcolo contributivo: in questi casi parliamo di calcolo misto.

Chi non possiede contributi alla data del 31 dicembre 1995 ha invece diritto al calcolo integralmente contributivo, che si basa sui soli contributi accreditati e sull’età pensionabile.

Come si raggiunge la pensione anticipata?

Con l’entrata in vigore della riforma Fornero, la pensione di anzianità, collegata agli anni di contributi posseduti, è stata sostituita dalla pensione anticipata. Ad oggi, gli uomini raggiungono la soglia utile alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi previdenziali accreditati, mentre per le donne il requisito è pari a 41 anni e 10 mesi di contribuzione. Dal 2019 è previsto l’aumento di 5 mesi dei requisiti: serviranno pertanto 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Non sono previsti limiti di età, come abbiamo osservato, per questo tipo di pensione anticipata, che può essere raggiunta anche attraverso il cumulo dei contributi: sono ammessi, però, non più di 5 anni di contributi figurativi.

Come si raggiunge la pensione anticipata contributiva?

La pensione anticipata, per chi non ha contributi versati prima del 1996, si può anche ottenere anche con 63 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi: in questo caso, però, il trattamento deve risultare almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè almeno pari a 1.268,40 euro. Dal 2019 il requisito di età cambia e sale a 64 anni.

Come si raggiunge la pensione anticipata per i lavoratori precoci?

I lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono più di 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età, possono ottenere la pensione anticipata con soli 41 anni di contributi.

Hanno diritto alla pensione anticipata agevolata, però, soltanto coloro che appartengono a delle specifiche categorie tutelate: disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi dal 74%, addetti ai lavori gravosi e addetti ai lavori usuranti. Per approfondire: pensione anticipata lavoratori precoci.

Dal 2019 il requito contributivo aumenterà a 41 anni e 5 mesi.

Come si raggiunge la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti?

Dal 2011 la normativa previdenziale ha previsto una particolare categoria di lavoratori ai quali si applicano soglie di uscita per la pensione agevolate: si tratta degli addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.  Nel dettaglio, sono considerati addetti a lavori usuranti coloro che svolgono una delle seguenti mansioni:

  • lavori in galleria, cava o miniera: sono comprese anche le mansioni svolte prevalentemente e continuativamente in ambienti sotterranei;
  • lavori in cassoni ad aria compressa;
  • lavori svolti dai palombari;
  • lavori ad alte temperature;
  • lavorazione del vetro cavo;
  • lavori di asportazione dell’amianto;
  • lavori svolti prevalentemente e continuativamente in spazi ristretti: la norma si riferisce, in particolare, ad attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, e, per spazi ristretti, intende intercapedini, pozzetti, doppi fondi, blocchi e affini;
  • conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, con capienza superiore a 9 posti;
  • lavori a catena o in serie: sono comprese anche le ipotesi di chi sia vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo, o la cui prestazione sia valutata in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.

Il beneficio della pensione di anzianità spetta:

  • se l’attività usurante è stata svolta per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • se l’attività usurante è stata svolta per almeno metà della vita lavorativa.

Il beneficio della pensione di anzianità riconosciuto agli addetti ai lavori usuranti, ad ogni modo, non è strettamente limitato a chi svolge una delle mansioni elencate, ma è esteso alle mansioni particolarmente logoranti in base all’orario di lavoro: rientrano nell’agevolazione difatti anche i lavoratori che svolgono turni notturni.  Ma quali sono i requisiti di pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni?

La pensione in regime di lavoro usurante o notturno è anticipata rispetto alle normali soglie oggi in vigore per le altre prestazioni pensionistiche: si va infatti in pensione con quota 97,6, con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi versati (il requisito di età aumenta per chi possiede anche contributi da lavoro autonomo e per ha svolto lavoro notturno per meno di 78 notti l’anno). Tra l’altro su questa particolare misura non si applicano gli inasprimenti per l’aspettativa di vita e pertanto anche nel 2019 le soglie di uscita dal lavoro resteranno le medesime.

Come si va in pensione con la quota 100?

Secondo le recenti proposte del governo, dal 2019 dovrebbe essere possibile andare in pensione con la quota 100, ossia quando la somma dell’età e degli anni di contributi risulta almeno pari a 100. Dovrebbe essere prevista, però, una soglia di età minima pari a 64 anni, ed una soglia contributiva minima pari a 36 anni.

Inoltre, per coloro che hanno diritto al calcolo retributivo sino al 2011, dovrebbe essere previsto il calcolo contributivo dal 1996, come per chi ha diritto al calcolo misto.

Come si va in pensione con la quota 41?

La quota 41, cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, come abbiamo visto è già prevista per i lavoratori precoci. Dal 2019, in base alle proposte del governo, questa pensione dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori non precoci, e addirittura ai non appartenenti alle categorie tutelate. Potrebbe però diventare quota 42, ossia richiedere 42 anni di contributi per l’accesso.

Come si raggiunge la pensione col salvacondotto?

Ad oggi sopravvive una deroga alla legge Fornero, chiamata salvacondotto.  La pensione con questo particolare scivolo si ottiene, ad oggi, per i soli nati sino al 31 dicembre 1952, con 64 anni e 7 mesi di età e con 35 anni di contributi accreditati (per le donne ne bastano 20). Bisogna però allo stesso tempo avere raggiunto i 35 anni (o 20 anni) al 31 dicembre 2012 ed alla stessa data possedere la quota 96. Per approfondire: pensione col salvacondotto.

Come andare in pensione con l’Ape

Sino al 31 dicembre 2018 è ancora possibile andare in pensione con l’Ape sociale. L’Ape sociale è un assegno mensile, a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia, sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi. L’assegno è uguale alla futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili.

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

Per accedere all’anticipo pensionistico sono necessari 30 anni di contributi per i caregiver, i disoccupati e gli invalidi dal 74%, mentre sono necessari 36 anni di contributi per gli addetti ai lavori gravosi. Per approfondire: Ape sociale, che cosa cambia.

Dal 2019, l’ape sociale non potrà essere più richiesta, ma si potrà comunque richiedere, a 63 anni e 5 mesi di età, l’anticipo pensionistico volontario, o Ape volontario, attraverso un prestito della banca.

Come si va in pensione con l’opzione Donna?

L’opzione donna è una misura a favore delle lavoratrici con 57 anni di età (58 se autonome) e 35 anni di contributi. Con questi requisiti, le donne possono pensionarsi, accettando però il ricalcolo contributivo dell’assegno. I requisiti, però, devono risultare già raggiunti al 31 dicembre 2015: probabilmente, l’opzione Donna sarà prorogata a breve.

Come si va in pensione con la salvaguardia?

Tra i vari interventi volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero è stata ipotizzata anche la proroga delle salvaguardie.

In particolare, dovrebbe essere attuata una nona salvaguardia per consentire la pensione con le vecchie regole, cioè con le regole precedenti all’entrata in vigore della Legge Fornero: di anno in anno, a partire dal 2012, data di entrata in vigore della Riforma Fornero, si sono difatti succeduti otto decreti di salvaguardia.

La nona salvaguarda dovrebbe tutelare le stesse categorie beneficiarie dell’ultima salvaguardia, ossia:


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3 Commenti

  1. Buonasera io mi sono fermata dal lavoro nel 2008 con 28 anni di contributi ho 57 anni..
    Quando potrò prendere la pensione?
    Grazie

  2. ho 65 anni , ho smesso di lavorare nel 2003 ,con 30 di contributi,la pensione di vecchiaia,non è mai stata menzionata, sarebbe giusto anticiparla almeno a 65 anni che ne dice ??

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