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I quotidiani digitali di Mediaset e delle altre tv

17 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 gennaio 2013



I grandi gruppi televisivi, come Mediaset e Sky, potranno acquistare o creare un giornale quotidiano digitale: a prevederlo è la legge di stabilità 2013.

Secondo la recente legge di stabilità i titolari di reti televisive nazionali che vogliano costituire o acquistare giornali quotidiani potranno farlo a condizione che si tratti di quotidiani digitali. Per quelli cartacei esiste, invece, il cosiddetto divieto di incrocio stampa-tv.

Per meglio comprendere il punto, ripercorriamo brevemente la storia del divieto in questione.

Per garantire il pluralismo informativo, la legge italiana vieta ai titolari di più reti televisive nazionali di costituire o acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani. Questa disposizione è stata introdotta nel 2004 [1] al fine di evitare che Mediaset monopolizzasse il mercato dell’informazione, acquisendo anche testate giornalistiche (in particolare Il Corriere della Sera).

Il divieto è stato poi rinnovato [2], aggiungendo tuttavia la possibilità per le TV di acquistare o costituire solo quotidiani telematici. Inoltre è stata riformulata la norma, prevedendo che il cumulo stampa-tv è vietato non a tutti i titolari di più reti nazionali, bensì solo a chi, nell’ambito del SIC (Sistema integrato della comunicazione) consegue ricavi superiori all’8% del settore (tra cui Fininvest, Rai, Sky). Nessun giornale cartaceo potrà essere costituito da chi ha ricavi superiori al 40% nel mercato delle telecomunicazioni (cioè Telecom Italia).

Infine, il suddetto divieto è stato ulteriormente prorogato a fine 2013 con la legge di stabilità. Nel frattempo, per Mediaset, Sky e Telecom Italia è stata confermata la libertà di creare propri quotidiani digitali.

Dopo questa data, il principio democratico del pluralismo dell’informazione potrebbe fallire per sempre.

note

[1] L. n. 112/2004 (Testo unico della radiotelevisione).

[2] Il rinnovo è avvenuto con il decreto legge omnibus (n. 34 del 31 marzo 2011)

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