Diritto e Fisco | Editoriale

Stupro: se la vittima si ubriaca da sola non c’è aggravante

17 Luglio 2018 | Autore:
Stupro: se la vittima si ubriaca da sola non c’è aggravante

Per la Cassazione c’è il reato di violenza sessuale ma senza l’aumento di pena quando la donna ha bevuto di sua spontanea volontà.

Immagina una ragazza che esce con le amiche per una serata spensierata. Un aperitivo dove si mangia e si beve qualcosa, poi una birretta nel bar accanto al locale dove si sono date appuntamento con il resto della compagnia, infine un paio di drink mentre si balla. La ragazza è consapevole di alzare il gomito un po’ più del solito e sa che, se chiede il terzo cocktail, potrebbe perdere il controllo. Ma lei lo chiede ugualmente: sa di non essere da sola, non deve guidare, qualcuno la porterà a casa. È da tanto che voleva evadere un po’. C’è un gruppo di ragazzi che da qualche minuto ha attaccato bottone con la ragazza e con la sua compagnia. Uno di loro vede che la giovane non è più padrona di sé, ne approfitta, la porta in disparte e abusa di lei avendo un rapporto sessuale non consenziente. Quando la sbronza passa e, a piccoli dolorosi pezzi, mette insieme quello che è successo la sera precedente, lei decide di sporgere denuncia per stupro. Lui verrà, comunque, condannato ma senza l’aggravante di avere abusato di una ragazza che non era in grado di decidere. Perché? Perché in caso di stupro, se la vittima si ubriaca da sola non c’è aggravante. Ben diverso è il caso di una ragazza che venga violentata dopo che il suo aguzzino l’ha fatta ubriacare o l’abbia drogata di proposito.

Così ha deciso la Cassazione con una recente sentenza [1] che ha spalancato le porte a nuove infuocate polemiche sui casi di violenza sessuale con uso di alcolici o di stupefacenti.

Il pronunciamento della Suprema Corte riguarda la vicenda di una giovane che aveva cenato con due conoscenti, entrambi sulla cinquantina. A tavola lei beve parecchio, ma di sua spontanea volontà. Approfittando del torpore, i due uomini hanno con lei dei rapporti sessuali non consenzienti. Lo stupro viene confermato dai sanitari del Pronto soccorso al quale si era rivolta la giovane e dove si riscontrano dei segni di resistenza. Significa che lei ha tentato di liberarsi dagli «amici», purtroppo senza risultato. Lei decide di sporgere denuncia. I due uomini vengono condannati per stupro di gruppo dalla Corte d’Appello di Torino, dopo che il tribunale di Brescia, in primo grado, li aveva assolti. Ecco che, dunque, si arriva in Cassazione, dove si conferma lo stupro ma senza l’aggravante dello stato di ubriachezza.

Secondo la Suprema Corte, infatti, non è possibile sostenere che una donna ubriaca sia in grado di prestare il proprio consenso ad un atto sessuale, pertanto chi ha un rapporto sessuale con lei in quelle condizioni è facile che venga condannato per stupro. D’altra parte, però, per poter applicare un aumento della pena è necessario che la vittima dello stupro abbia bevuto contro la sua volontà e non che, come in questo caso, abbia deciso di bere troppo senza che nessuno le inducesse a farlo. Significa, quindi, che l’assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell’aggravante con il relativo aumento di pena previsto dal Codice penale [2].

I commenti ora si dividono tra chi ritiene che ci vorrebbe una pena più dura per chi approfitta di chi non è in grado di dare il proprio consenso ad un rapporto sessuale e chi considera che, effettivamente, c’è differenza tra la violenza commessa da una persona che ha scelto volontariamente di bere troppo (il che resta, comunque, un reato) e chi fa di tutto per creare la situazione, facendo ubriacare o drogando la sua vittima per poi stuprarla. Sarà compito della Corte d’Appello rivedere la vicenda e stabilire se davvero la donna abbia bevuto da sola e, visto che era a tavola con due persone conosciute, perché nessuno le ha impedito di arrivare al punto di ubriacarsi.

Non è la prima volta che la Cassazione si pronuncia su un caso di stupro sollevando qualche polemica. Era successo nel 2016, quando la Corte riconobbe l’attenuante ad un professore di scuola che violentava più alunne: secondo il parere degli ermellini, infatti, non c’è reiterazione della condotta se la violenza viene esercitata su vittime differenti e non sulla stessa persona. Per capirci, violentare due volte un’alunna è violenza reiterata. Violentare una sola volta due alunne diverse, no [3].

Non va esclusa – continua la Cassazione – a priori la minore gravità del fatto anche se la violenza sessuale avviene in maniera reiterata e nei confronti di più ragazzine all’interno della scuola (dove le alunne dovrebbero sentirsi al sicuro) e a danno di minorenni.

L’aggravante della reiterazione esiste eccome ma soltanto se la vittima dello stupro o delle violenze è sempre la stessa. Se invece ci sono più episodi rivolti ad altrettante persone, il pregiudizio sofferto dalla vittima – scrive ancora la Cassazione – è minore rispetto al caso in cui la stessa persona abbia dovuto subire più volte degli abusi.


note

[1] Cass. sent. n. 32462/2018 del 16.07.2018.

[2] Art. 609 ter co. 2 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 25434/2016.


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