Diritto e Fisco | Editoriale

Ricorso per licenziamento illegittimo: come funziona?

17 Luglio 2018 | Autore:
Ricorso per licenziamento illegittimo: come funziona?

Ricorso al Giudice del lavoro: un procedimento speciale dedicato alle sole cause tra dipendente e datore di lavoro

Il rapporto di lavoro può cessare perché il lavoratore rassegna le proprie dimissioni, oppure per volontà dell’azienda che, per motivi economici o disciplinari, decide di licenziare il dipendente. Mentre le dimissioni possono essere presentate per qualsiasi ragione, l’azienda può invece licenziarti solo nei casi previsti dalla legge di giustificato motivo oggettivo (dunque per ragioni economiche o organizzative), oppure per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa (in ragione di un comportamento illegittimo del lavoratore, tanto grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro). Non sempre però esiste effettivamente la situazione di crisi aziendale descritta come motivazione del licenziamento, oppure non ti sei comportato in modo così grave da meritare di essere licenziato. Ricevuta la lettera di licenziamento ti sei allora attivato subito per impugnarla inviando una raccomandata all’azienda, ma nessuno ha risposto, oppure il datore ti ha ribadito di averti legittimamente licenziato e di non doverti nulla. In questo caso puoi contestare ancora il licenziamento subìto facendo causa all’azienda. Vediamo allora come funziona il ricorso per licenziamento illegittimo e cioè il processo specificamente previsto per le cause di lavoro, che segue regole particolari rispetto alle altre cause civili, risultando più snello e più veloce.

Quando l’azienda può licenziare il dipendente?

Il licenziamento può essere intimato, come detto, solo nei casi previsti dalla legge di giustificato motivo oggettivo o soggettivo, o per giusta causa.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è determinato da:

  • ragioni economiche, produttive ed organizzative aziendali, si pensi ad un’azienda in crisi che non possa più sostenere i costi del dipendente, oppure all’automatizzazione delle mansioni che prima svolgeva manualmente il lavoratore;
  • dall’impossibilità di ricollocare il lavoratore all’interno dell’azienda con mansioni equivalenti o inferiori a quelle fino a quel momento assegnate.

Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo e per giusta causa si verificano invece quando il lavoratore tiene un comportamento, più o meno grave, contrario ai propri doveri.

Si parla in entrambi i casi di licenziamento disciplinare, perché il licenziamento rappresenta la sanzione che il datore applica al dipendente dopo avergli contestato il comportamento contrario ai propri doveri, avergli assegnato un termine per presentare le proprie giustificazioni e non averle accettate. Dunque, questo tipo di licenziamento deve necessariamente essere preceduto dall’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente e deve rappresentare una sanzione proporzionata alla gravità del fatto addebitato.

Qualsiasi sia la sua motivazione, il licenziamento deve essere comunicato in forma scritta, con lettera consegnata a mani, o con raccomandata a.r. e deve indicare in modo preciso i motivi economici o disciplinari che lo giustificano: diversamente, il licenziamento è illegittimo.

Come posso reagire se vengo licenziato illegittimamente?

Ricevuta la comunicazione del licenziamento, se ritieni che esso sia illegittimo perché ad esempio non sono veritiere le sue motivazioni, oppure non è stato preceduto dall’apertura di un procedimento disciplinare nei tuoi confronti, devi impugnarlo, ossia contestarlo per iscritto a mezzo raccomandata a.r. o a mezzo pec, inviate all’azienda.

L’impugnazione può essere fatta personalmente, o con l’assistenza di un Sindacato o di un avvocato, e dovrà contenere la precisazione che il licenziamento che ti è stato intimato è nullo, illegittimo e in ogni caso assunto in grave violazione di legge e la tua messa a disposizione per riprendere immediatamente l’attività lavorativa.

L’impugnazione stragiudiziale deve essere fatta entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento (anche se questa è avvenuta oralmente), altrimenti non sarà più possibile contestarlo in alcun modo, anche se palesemente illegittimo.

Il ricorso al Giudice del lavoro

Se l’impugnazione stragiudiziale non sortisce effetti, perché l’azienda non risponde, oppure perché la risposta dell’azienda ribadisce la legittimità del suo operato, è possibile iniziare una causa nei confronti del datore, davanti al Tribunale.

In questo caso è indispensabile la difesa di un avvocato.

Spesso le associazioni sindacali si avvalgono di avvocati convenzionati, che possono seguire la tua vertenza a costi ridotti.

In ogni Tribunale è istituita una particolare Sezione – detta Sezione Lavoro – composta da Giudici che si occupano esclusivamente di cause di lavoro e previdenza: il diritto del lavoro segue infatti un rito speciale, più veloce rispetto a quello delle altre cause in materia civile.

Le cause di lavoro sono inoltre esenti dal pagamento di marche da bollo e diritti.

L’unica tassa da pagare per iniziare una causa di lavoro è il contributo unificato, una speciale marca da bollo il cui importo varia in base al valore della causa. Questa tassa non è dovuta se il reddito del tuo nucleo famigliare complessivamente considerato è inferiore a circa 34.400 euro.

Il processo inizia con il deposito in Tribunale di un ricorso nel quale il tuo avvocato espone i fatti e indica le norme che ritiene siano state violate dall’azienda nel procedere al tuo licenziamento.

Il Tribunale assegna quindi la causa ad uno dei Giudici della sezione, il quale fissa la data della prima udienza e dispone che il ricorso sia notificato all’azienda.

Alla notificazione del ricorso e del provvedimento del Giudice che indica la data della prima udienza provvede il tuo avvocato.

L’azienda che riceve il ricorso ha tempo fino a 10 giorni prima della data dell’udienza per depositare a propria volta una comparsa di costituzione, ossia un atto con il quale si difende rispetto alle tue accuse.

Alla prima udienza il giudice chiede generalmente alle parti se pensano di poter trovare un accordo e, se lo ritiene, formula egli stesso una proposta conciliativa.

Se non si arriva ad un accordo, la causa procede: il Giudice fissa un’altra udienza per sentire i testimoni. Dopo questa ulteriore udienza, se il Giudice ritiene di essere in grado di decidere senza disporre una consulenza tecnica o senza chiamare altri testimoni, fissa un’ultima udienza (detta udienza di discussione), nella quale gli avvocati faranno un “riassunto” delle loro difese e dei risultati delle prove acquisite, dunque il Giudice pronuncerà la sua sentenza.

E’ possibile che, su richiesta delle parti, il Giudice conceda un termine “per note”, ossia un termine per depositare le proprie osservazioni scritte prima dell’udienza di discussione.

Anche per l’impugnazione giudiziale del licenziamento è previsto un termine ben preciso, passato il quale si perde per sempre il diritto di reagire nei confronti dell’azienda: il ricorso deve infatti essere depositato in tribunale entro 180 giorni dalla data di impugnazione stragiudiziale del licenziamento.

Questo termine di 180 giorni può tuttavia essere “allungato” depositando una richiesta di tentativo di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro: questo perché la richiesta di tentativo di conciliazione indirizzata alla ITL sospende il termine di 180 giorni per tutta la durata del tentativo di conciliazione stesso e per i 60 giorni successivi alla sua conclusione (in caso non si trovi un accordo).



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