Diritto e Fisco | Editoriale

Superbonus pensione per chi resta al lavoro

17 Luglio 2018 | Autore:
Superbonus pensione per chi resta al lavoro

Come funzionerà l’incentivo per evitare l’esodo dei lavoratori che raggiungono la pensione quota 100 e la quota 41.

Come sostenere il maggior numero dei pensionamenti che comporterà la possibilità di uscita con la quota 100 o con la quota 41? Per evitare di porre dei requisiti severi che limitino il diritto alla pensione anticipata, la situazione ideale è un bonus per chi resta al lavoro: questa soluzione, diametralmente opposta all’incentivo all’esodo, è stata recentemente ipotizzata dall’esecutivo, e risulta molto simile al superbonus pensione in vigore in passato, oltre ad avere qualche punto in comune con l’attuale opzione part time per la pensione. In pratica, il dipendente che, pur avendo diritto alla pensione con quota 100 o quota 41, decide di restare al lavoro rinunciando all’ulteriore versamento della contribuzione, avrà diritto a un bonus pari all’ammontare dei contributi Inps, ossia pari al 33% dello stipendio. In questo modo, si dovrebbe evitare l’impennata del numero delle domande di pensione nonostante la maggiore elasticità dei requisiti prevista dalla quota 100 e dalla quota 41. Facciamo allora il punto della situazione sulle novità: come funzioneranno il superbonus pensione per chi resta al lavoro, la quota 100 e la quota 41, chi potrà ottenere i benefici, quali sono i requisiti previsti.

Come funziona la quota 100?

Secondo le recenti proposte del governo, dal 2019 dovrebbe essere possibile andare in pensione con la quota 100, ossia quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore risulta almeno pari a 100. In base alle ultime ipotesi dovrebbe essere prevista, però, una soglia di età minima pari a 64 anni, ed una soglia contributiva minima pari a 36 anni.

Inoltre, per coloro che hanno diritto al calcolo retributivo sino al 2011, dovrebbe essere previsto il calcolo contributivo dal 1996, come per chi ha diritto al calcolo misto.

L’introduzione del superbonus pensione potrebbe però scongiurare l’applicazione dei limiti di età e di contribuzione minima per l’accesso alla quota 100, nonché del ricalcolo misto, se riuscirà ad evitare il massiccio incremento delle domande di pensione.

Come funziona la quota 41?

La quota 41, cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi (41 anni e 5 mesi dal 2019), ad oggi è già prevista per i lavoratori precoci. Dal 2019, in base alle proposte del governo, questa pensione dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori non precoci, e addirittura ai non appartenenti alle categorie tutelate. Potrebbe però diventare quota 42, ossia richiedere 42 anni di contributi per l’accesso.

Come funziona il superbonus pensione?

In base alle attuali proposte, il superbonus pensione dovrebbe funzionare come il superbonus Inps, che poteva essere ottenuto da chi, nonostante avesse raggiunto il diritto alla pensione di anzianità (fino al 31 dicembre 2007), decideva di restare al lavoro.

Con il superbonus, coloro che sceglieranno di rimanere al lavoro rinunceranno all’accredito dei contributi ottenendo un aumento esentasse in busta paga, pari alla contribuzione previdenziale, che ammonta al 33% circa dello stipendio lordo per quasi tutti i dipendenti. Ad esempio, se lo stipendio lordo del lavoratore prossimo alla pensione è pari a 2mila euro, questi riceverà 660 euro esentasse in busta paga.

Se il nuovo superbonus avrà un funzionamento simile al precedente bonus Inps, l’importo della pensione che spetterà dopo aver usufruito dell’agevolazione sarà “cristallizzato” cioè calcolato al momento della decorrenza dell’incentivo (sulla base dei contributi versati fino a quella data), che coinciderà con la data di maturazione dei requisiti della pensione anticipata (quota 100 o quota 42). L’importo dovrebbe essere inoltre maggiorato degli aumenti del costo della vita intervenuti nel frattempo.

Come funziona il bonus part time per la pensione?

Ad oggi, per i lavoratori prossimi alla pensione è già prevista la possibilità di ottenere un bonus pari ai contributi persi. Questo bonus, però, ha dei presupposti diversi rispetto al superbonus pensione. Con l’opzione part time, difatti, può ottenere un bonus pari al 33% dello stipendio non corrisposto chi anticipa a metà l’uscita dal lavoro, chiedendo un part time in prossimità della pensione. La riduzione dell’orario di lavoro, per l’uscita anticipata a metà, può essere operata in misura pari da un minimo del 40% ad un massimo del 60%, per un periodo non superiore all’arco di tempo tra la data di concessione del beneficio e la data del pensionamento.

Possono beneficiare dell’opzione part time:

  • i lavoratori dipendenti del settore privato, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps o alle sue forme sostitutive;
  • assunti con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato;
  • che maturano, entro il 2018, il diritto alla pensione di vecchiaia;
  • che hanno già raggiunto i requisiti di contribuzione minima per la pensione di vecchiaia (pari a 20 anni per la generalità dei lavoratori, 15 anni per i destinatari della deroga Amato).

A fronte della riduzione dell’orario di lavoro, il lavoratore ha diritto al riconoscimento dei contributi figurativi corrispondenti alle ore mancanti rispetto al tempo pieno. Inoltre, ha diritto a ricevere, da parte del datore di lavoro, una somma, non soggetta a tasse e contributi, corrispondente alla contribuzione ai soli fini pensionistici relativa alla prestazione lavorativa non effettuata. In pratica, se col tempo parziale agevolato il lavoratore rinuncia, mensilmente, a mille euro di stipendio, ha diritto a vedersi corrisposti, assieme alla retribuzione part time, 330 euro esentasse ogni mese.


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