| Editoriale

Lo Stato tutela i fannulloni

17 Luglio 2018 | Autore:
Lo Stato tutela i fannulloni

Assegno di disoccupazione riconosciuto a chi non vuol più lavorare e si fa licenziare per giusta causa. L’assurdità della legge.

Ti serve un posto di lavoro e non sai cosa daresti per poterti finalmente mantenere o per aiutare la tua famiglia? Lo Stato dice che non ha i soldi per favorire politiche di impulso del lavoro, per abbattere il cuneo fiscale e aiutare le aziende ad assumere. Lo hai preso, ormai, come un dato di fatto contro il quale non puoi ribellarti se non con il voto. Ma come la prenderesti se sapessi che le risorse necessarie a favorire l’occupazione vengono giornalmente sprecate dalla pubblica amministrazione per sostenere chi il lavoro invece lo calpesta? Se ti dicessi che lo Stato tutela i fannulloni – e non lo dicessi per modo di dire, ma per cognizione piena – come ti sentiresti? Lo so, stenti a crederci, anche perché sai che, anche quando sono sbagliate, le leggi mantengono sempre un’apparenza di giustizia. Ma non è questo il caso. A noi sembra che la norma che ti stiamo per indicare sia un’offesa al mondo del lavoro, ai contribuenti e, in particolar modo, ai disoccupati. Stai a sentire perché.

Quando un lavoratore viene licenziato prende la disoccupazione, ossia l’assegno dell’Inps che funge da ammortizzatore sociale e che oggi si chiama Naspi. Per legge, tale importo finisce nelle tasche di chi perde il lavoro per colpa o volontà dell’azienda. Vi rientrano quindi:

  • il licenziamento;
  • le dimissioni quando dettate da una giusta causa (l’esempio tipico è quello del dipendente molestato, maltrattato o a cui non sono stati pagati gli ultimi stipendi).

Lo scopo della Naspi è tutelare il dipendente che, per una causa contraria alla sua volontà, ha perso il lavoro e si è trovato, dall’oggi al domani, senza più un reddito. Tanto è vero che quando le dimissioni sono spontanee, dettate da motivazioni personali del dipendente che non trovano giustificazione nel comportamento illegittimo del datore di lavoro, la Naspi non viene accordata.

Che la Naspi abbia una concezione volta a premiare il dipendente volenteroso lo si intuisce dal fatto che impone al disoccupato di concordare un “patto di servizio” con il Centro per l’impiego, volto alla sua riqualificazione e alla collocazione nel mondo del lavoro. Egli deve partecipare a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro (ad esempio stesura del curriculum vitae e preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento).

Detto ciò, guardiamo ora l’altra faccia della medaglia.

Indennità di disoccupazione per chi non vuole lavorare

Secondo le indicazioni fornite dall’Inps [1], il dato testuale della legge impone il riconoscimento della Naspi in qualsiasi caso di licenziamento, sia esso determinato da ragioni aziendali (ad esempio crisi, ristrutturazione, fallimento, cessazione delle mansioni o del ramo d’azienda) che per motivi disciplinari, quelli cioè determinati da responsabilità del lavoratore. Nel licenziamento disciplinare rientrano sia i casi di condotta gravemente colpevole del dipendente (licenziamento per giustificato motivo soggettivo) che la malafede (licenziamento per giusta causa).

Il dipendente che non si presenta in azienda senza motivazione viene licenziato per giusta causa, ma ottiene la disoccupazione. Il dipendente che certifica una falsa malattia solo per fare un secondo lavoro in nero o poltrire sul divano viene licenziato per giusta causa ma ottiene la disoccupazione. Il dipendente che si ribella al datore di lavoro che, per una valida ragione, lo trasferisce a una sede distante qualche chilometro, può essere licenziato per giusta causa, ma anche in questo caso ottiene la disoccupazione. Il dipendente che ruba al proprio datore di lavoro, mentre questi gli sta pagando lo stipendio e consente a lui e alla sua famiglia di mangiare, viene licenziato per giusta causa: anche lui ottiene l’assegno di disoccupazione pagatogli dai contribuenti. Il dipendente che non riprende il lavoro dopo una malattia riceve la Naspi nonostante sia stato licenziato per un suo comportamento colpevole e in spregio all’azienda. Il dipendente che attesta una falsa presenza, facendo firmare il proprio badge dal collega, mangerà per diversi mesi con i soldi della collettività, la quale gli pagherà la disoccupazione per un licenziamento che egli stesso si è procurato. Ti sembrano ipotesi eccezionali? Leggi le numerose sentenze della sezione lavoro della Cassazione e potrai farti un’idea di quanti sono i casi di dipendenti che, dopo essere assunti, calpestano la loro fortuna.

Ogni volta che lo Stato destina delle proprie risorse economiche per finalità non produttive, sta bruciando la possibilità di creare ricchezza, quella che passa dal basso, dalla manodopera della gente che considera come sacro un impiego.

Se davvero lo Stato dice di avere a cuore la gente che lavora o che disperatamente cerca un posto, potrebbe smetterla di tutelare i fannulloni e iniziare a modificare questa assurda legge. Nessuno di noi vuol pagare lo stipendio a chi, non solo non ha a cuore il proprio posto, ma intende nello stesso tempo campare con i soldi della collettività.

note

[1] Inps, circolare n. 163/2000.

Autore immagine: 123rf com


10 Commenti

  1. Ci sono tante cose che andrebbero riviste. Ad esempio se io a causa di un lavoro usurante non sono più in grado di svolgere lo stesso. Chi mi tutela se sono io a licenziarmi perché non c’è la faccio più? Nessuno,nessuno riconosce questo problema, nonostante tutti i referti possibili e immaginabili, da esibire.

  2. Avvocato, io ho sempre lavorato quindi non rientro nella casistica. Questa legge, la Naspi, tutela a ragione i licenziamenti disciplinari ed è un progresso rispetto a quanto accadeva prima in termini di tutela del lavoratore. Ed io sono entusiasta del fatto che esista questa possibilità. Che poi vi siano abusi non ci piove. Che Lei operi una estrema semplificazione imputando al lavoratore in senso assoluto la piena responsabilità del licenziamento per giusta causa, quindi per gravi mancanze spesso immaginate e pretestuosamente addebitate, questo pare tanto evidente quanto non corrispondente alla realtà.

  3. La stessa cosa accade per gli affitti morosi, se un un proprietario affitta una casa e il conduttore, per vari motivi non paga più, il proprietario è becco e bastonato, perchè, nonostante sul contratto ci sia scritto che dopo 2 mesi di non pagamento dell’affitto, si ha il recesso, la legge italiana concede al moroso tutte le possibili situazioni, e il proprietario paga l’avvocato, paga le bollette, condominio, tasse, e quasi sicuramente non vede più una lira, scusate un centesimo, l’unica soddisfazione che ha buttato fuori il moros, dopo aver dato soldi all’ufficiale giudiziario per la notifica, ed aver pagato la giustizia per un atto dovuto. Uno potrebbe fare il contratto con il garante, con una fidejussione, certamente, ma forse non si conosce chi è che oggi chiede. Comunque a prescidere da ciò, non dovrebbe essere lo Stato che si accolla queste pratiche, non paghi più l’affitto, bene mi accollo la spesa o ti consegno una casa popolare o altro sistema. Invece il duello è tra locatore e conduttore. Il locatore che si arrovella per buttar fuori il conduttore che senza alcun problema conduce la sua vita come se nulla fosse. Il caso che è capitato personalmente, quando sono andato a chiedere l’affitto, ovviamente il contratto regolarmente denunciato, mi sono sentito dire:”Non ho i soldi e quindi non pago, tanto con le leggi italiane posso stare in questa casa per del tempo, gratis”. Che dire, lo stato protegge i fannulloni e non solo

  4. In caso di licenziamento per colpa del lavoratore, la Naspi viene corrisposta con la penalizzazione di 30 giorni, cioè viene indennizzata a partire dal 38° giorno successivo al licenziamento, anziche dall’8°.

  5. Da quello che i commentatori dicono, sembra che questo governo invece di regolamentare la naspi, per eliminare qualche abuso, voglia eliminare direttamente la naspi per dare il reddito di cittadinanza anche a chi il lavoro non lo ha mai cercato

  6. La naspi dura alcuni mesi non per lunghi periodi, e corrisponde a metà dello stipendio percepito. Direi che i fannulloni sono altri è un aiuto che spetta a chi non trova lavoro subito. Inoltre gli uffici di collocamento servono poco o nulla e non collocamento nessuno. Se vuoi un altro lavoro devi cavartela da solo, milioni di disoccupati lo dimostranoL ho vissuto da anni su di me. I fannulloni sono quelli che non lo cercano il lavoro

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