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Mantenimento: che fare se lui si licenzia o passa al part time

17 Luglio 2018
Mantenimento: che fare se lui si licenzia o passa al part time

Il reato scatta in caso di bisogno dell’ex coniuge se c’è stata la volontà di ridurre il proprio stipendio al fine di sottrarsi all’obbligo di versamento del mantenimento.

Il tuo ex marito è stato condannato dal giudice a versarti un mantenimento di alcune centinaia di euro. A lungo si è lamentato del fatto che i soldi che gli rimangono dallo stipendio, al netto dell’assegno che ti paga, non gli bastano per vivere e che avrebbe trovato più conveniente, a quel punto, licenziarsi. «Tanto vale non lavorare e poltrire» ti ha detto con tono minaccioso. In questo modo, dice, non potrai più chiedergli alcun mantenimento e sarai costretta a lavorare. Risultato: sarai tu a doverlo mantenere visto che percepirai una busta paga superiore. Alla fine le promesse sono state in parte mantenute: ha rinunciato al suo contratto di lavoro a tempo pieno per accettare invece un part time. Ora – ti ha già anticipato – scatta la fase due: presenterà un ricorso al giudice per chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento. Ti sembra assurdo che il tuo ex possa agire impunemente così e già pensi di denunciarlo per violazione degli obblighi di assistenza familiare. Lo puoi querelare? A spiegare, in caso di mantenimento, che fare se lui si licenzia o passa al part time è una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1].

Il reato di “violazione degli obblighi familiari” scatta sia per l’omesso mantenimento nei confronti della moglie che dei figli a condizione che sia dimostrato il loro stato di indigenza e necessità. Ma se per questi ultimi la difficoltà è già presunta e non va provata (vista la giovane età), per la donna invece è necessario fornire degli elementi che convincano il giudice (ad esempio il fatto che l’interessata sia costretta a chiedere aiuti ai parenti, che i vicini le comprino generi alimentari, che non abbia un appartamento dove vivere e perciò chieda ospitalità ai genitori o ai fratelli, che sia costretta a vendere oggetti preziosi pur di mantenersi, che non abbia un posto di lavoro, ecc.).

Il reato, in secondo luogo, può essere punito solo se l’ex marito non è nell’impossibilità oggettiva di adempiere al proprio obbligo. Anche qui l’interpretazione sposata dai giudici è più favorevole al coniuge povero. Difatti non basta un semplice stato di disoccupazione se l’interessato ha comunque l’età e la capacità di trovare lavoro o è titolare di beni immobili la cui vendita gli potrebbe procurare le risorse per mantenere l’ex famiglia.

Risultato: se è vero che, per escludere il reato è necessario uno stato di incapacità economica oggettivo e incolpevole, nell’ipotesi in cui il licenziamento o la riduzione dell’orario di lavoro dipenda da una precisa scelta del marito quest’ultimo è ugualmente responsabile del reato di violazione degli obblighi familiari. Pertanto può essere denunciato.

Condannato penalmente l’ex coniuge per l’omesso versamento del mantenimento alla moglie perché è sua la decisione di lavorare part time e di non aver i mezzi sufficienti per far fronte agli adempimenti di natura economica.

Nel caso di specie deciso dai supremi giudici, i giudici hanno escluso che l’imputato si trovasse nell’impossibilità di adempiere al versamento dell’assegno di mantenimento sia in considerazione del fatto che era stata una sua precisa scelta quella di lavorare part time, così riducendo le proprie entrate mensili, sia avendo riguardo al fatto che in ogni caso, nei due anni precedenti, l’uomo aveva percepito delle entrate ragguardevoli per il lavoro straordinario svolto. Il che è stato ritenuto indice della sua capacità lavorativa. Solo, infatti, in caso di inabilità derivata da una malattia o da altra causa non colpevole la riduzione dell’orario da full time a part time potrebbe non essere addebitata all’ex coniuge, con il risultato che quest’ultimo potrebbe legittimamente chiedere la riduzione dell’assegno di mantenimento.

Ricordiamo che, oltre agli strumenti offerti dal diritto penale, il coniuge che rimane senza il mantenimento può ricorrere anche a una tutela civilistica senza dover per forza scomodare la Procura della Repubblica. In particolare se il coniuge obbligato a versare l’assegno non adempie in tutto o in parte al suo obbligo, ad esempio se non paga affatto o se lo versa solo parzialmente o con sistematico ritardo, oppure non presti le idonee garanzie imposte dal giudice, il coniuge avente diritto può sollecitare con una raccomandata di messa in mora il coniuge inadempiente. Se neanche in questo modo riesce a ottenere quanto gli spetta può ricorrere al tribunale e chiedere:

  • il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato;
  • il pignoramento dei beni e la vendita forzata, soddisfacendosi sul ricavato;
  • che il tribunale ordini a un terzo creditore del coniuge obbligato (ad esempio il datore di lavoro o l’ente che eroga la pensione), di versare parte della somma dovuta direttamente al coniuge avente diritto all’assegno.

note

[1] Cass. sent. n. 33027/2018.


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