Diritto e Fisco | Editoriale

Cos’e’ l’odio razziale?

18 Luglio 2018 | Autore:
Cos’e’ l’odio razziale?

In cosa consiste la discriminazione razziale e come incide sulla condanna penale emessa per reati commessi contro soggetti extracomunitari.

Hai visto che, proprio davanti ai tuoi occhi, un ragazzo ha picchiato (senza un apparente motivo) un cittadino straniero e, dopo avergli procurato diverse lesioni, gli ha detto «vattene nel tuo paese, devi andare via, che sei venuto a fare qui?» Hai assistito all’incendio (da parte di cittadini italiani) del piccolo e rudimentale appartamento di una famiglia di rom e hai sentito che li insultavano dicendo «andatevene via, che siete venuti a fare in Italia?» O, ancora, in una discoteca, hai sentito che si rivolgevano ad una donna di colore additandola come sporca negra? Insomma, ti chiedi in tutti questi casi cosa puoi fare e se questi atteggiamenti e le frasi profferite siano idonee ad integrare l’odio razziale? In questo periodo, si parla sempre di più di extracomunitari e di accoglienza, eppure non sempre con toni miti.

Ancora oggi, infatti, alberga nel cuore di tanti l’odio razziale. Ma cos’è l’odio razziale? Oltre a rappresentare un sentimento di disprezzo  verso chi è diverso (da noi) per sesso, razza, etnia, lingua, opinioni politiche, colore o religione, nel campo penale può rappresentare una circostanza aggravante idonea ad aumentare la pena.

Naturalmente, gli esempi fatti rappresentano soltanto alcune delle ipotesi che si possono verificare, soprattutto in questi ultimi tempi nei quali (come accennato sopra) la cronaca nera racconta spesso di aggressioni sia verbali che fisiche a danno di soggetti extracomunitari. Fare la morale non è compito di chi scrive e non è l’obiettivo di questo articolo che, invece, vuole innanzitutto chiarire cosa sono le aggravanti previste nel nostro ordinamento e, infine, descrivere (nello specifico) l’aggravante dell’odio razziale: cos’e’ l’odio razziale e cosa comporta in caso di condanna penale?

Cosa sono le aggravanti?

Tutti sappiamo cos’è un reato ma non sempre è chiaro cosa si intenda per circostanza aggravante. Le circostanze aggravanti sono (appunto) circostanze che caratterizzano il reato, pur non essendo necessarie alla sua realizzazione: l’effetto di queste circostanze è quello di far aumentare la pena prevista per i reati. Le circostanze aggravanti possono essere comuni (ovvero applicabili a qualsiasi soggetto) e sono [1]:

  • l’aver agito per motivi abietti o futili (se, ad esempio, uccidi un uomo per gelosia);
  • l’aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro ovvero per conseguire o assicurare a sé o ad altri il prodotto, il profitto o il prezzo ovvero la impunità di un altro reato (se, ad esempio, uccidi un uomo per eseguire una rapina);
  • l’avere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell’evento (se, ad esempio, corri oltre il limite stabilito in una strada di paese ed investi un pedone pur essendoti prefigurato questa possibilità);
  • l’avere adoperato sevizie o l’aver agito con crudeltà verso le persone;
  • l’avere approfittato di circostanze di tempo, di luogo, di persona, anche riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica e privata difesa (se, ad esempio, ha rapinato o borseggiato una donna anziana approfittando della sua età);
  • l’avere il colpevole commesso il reato durante il tempo in cui si è sottratto volontariamente all’esecuzione di un mandato di un ordine di arresto o di cattura o di carcerazione spedito per un precedente reato (se, ad esempio, nel corso della latitanza un soggetto condannato per il reato di droga, commette anche altri reati);
  • l’avere, nei delitti contro il patrimonio o che comunque offendono il patrimonio ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità (se hai svaligiato una gioielleria arrecando un danno molto serio al proprietario);
  • l’avere aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto commesso;
  • l’avere commesso il fatto con abuso di poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o un pubblico servizio ovvero alla qualità di ministro di un culto (se, ad esempio, hai commesso una estorsione approfittando della divisa);
  • l’avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato ovvero contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio;
  • l’avere commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche ovvero con abuso di relazioni d’ufficio di prestazione d’opera di coabitazione o di ospitalità (questo è il caso in cui si commettano reati nei confronti di dipendenti o collaboratori domestici);
  • l’avere il colpevole commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul territorio nazionale;
  • l’avere commesso un delitto contro la persona ai danni di un soggetto minore all’interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione di formazione (se, ad esempio, qualcuno ha venduto droga ai minori di 18 anni o nei pressi delle scuole, ovvero luoghi che devono essere particolarmente tutelati);
  • l’avere il colpevole commesso un delitto non colposo durante il periodo in cui era messo ad una misura alternativa alla detenzione in carcere (se, ad esempio, ha iniziato a spacciare droga nella propria abitazione mentre era in detenzione domiciliare);
  • l’avere nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale e contro la libertà personale, commesso il fatto in presenza in danno di un minore di anni 18 ovvero in danno di una persona in stato di gravidanza (con questa aggravante il legislatore ha previsto un aumento di pena per chi ha commesso un reato contro persone più deboli e con maggiore difficoltà di difesa, come i minorenni e le donne incinte).

Qualora il reato risulti aggravato da una di queste ipotesi sopra descritte, vi sarà un aumento della pena.

 Cos’è l’aggravante della finalità di discriminazione?

Un’ulteriore aggravante prevista nel nostro ordinamento è quella della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso [2]. Essa si configura, per esempio, in caso di uso di espressioni ingiuriose che rivelino la sicura volontà di discriminare la vittima del reato in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa. Si realizza, in particolare, nel momento in cui si manifesta, attraverso la propria condotta illecita (già di per sé idonea a costituire reato), un sentimento di avversione o di discriminazione fondato sulla razza, sull’origine etnica o sul colore della pelle.

Cos’è l’odio razziale?

L’odio razziale (al di là di valutazioni moralistiche) rappresenta una circostanza aggravante del reato e, in quanto tale, comporta un aumento di pena in caso di commissione di un illecito penale. Ma come si manifesta l’odio razziale? Come può un giudice capire se una particolare condotta (come un furto, un incendio, le lesioni personali) sia stata realizzata con l’aggravante dell’odio razziale?

Ebbene, la Cassazione si è pronunciata da poco su questo quesito chiarendo che si applica l’aggravante dell’odio razziale tutte le volte in cui il colpevole di un reato manifesti il proprio disprezzo nei confronti di uno straniero, anche se con frasi apparentemente generiche [3]. Tornando ai nostri esempi, se provochi delle lesioni ad un immigrato e gli dici <<vattene nel tuo paese, che sei venuto a fare>>, rischi di essere condannato alla pena prevista per il reato di lesioni, aumentata per l’aggravante dell’odio razziale.


note

[1] Art. 61 cod. pen.

[2] Art.3 D. lgs. n. 122 del 1993.

[3] Cass., sent. n. 32028 del 23.03.2018.


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