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Gelosia: come difendersi

18 Luglio 2018
Gelosia: come difendersi

Se la passione amorosa non è corrisposta, il reato di stalking è aggravato da futili motivi.

C’è una donna che è innamorata di te e fortemente gelosa della tua fidanzata. Sta facendo di tutto per farvi lasciare. Ha anche incaricato un’amica, che lavora nella tua stessa azienda, di lasciarti delle lettere d’amore sul tergicristalli dell’auto. Lettere minatorie invece vengono inviate alla tua morosa. Non hai più pace; tutti sanno di questa insana passione e stai diventando lo zimbello del vicinato. Temi che l’ammiratrice possa fare qualcosa che possa infangare la tua reputazione più di quanto non stia già facendo e magari metterti contro la tua fidanzata che invece preferiresti lasciare estranea a questa vicenda. Che fai? Una recente sentenza della Cassazione [1] spiega come difendersi dalla gelosia: sia da quella che trae origine da un precedente rapporto tra le parti, sia da quella invece che proviene da una passione non corrisposta e unilaterale.

La Suprema Corte ha avuto modo di valutare la condotta di una donna che, proprio come nel tuo caso, invaghita di un uomo già “occupato”, era arrivata a costringere sia lui che la sua compagna a cambiare stile di vita e a temere per la loro incolumità. Ad aggravare la situazione dell’imputata anche la sostituzione di persona, visto che le lettere ingiuriose erano firmate da una terza estranea, considerata anche questa vittima delle azioni persecutorie.

La gelosia può essere un reato?

La gelosia può diventare un reato quando sconfina nello stalking. Affinché ciò avvenga è necessario che il comportamento del soggetto persecutore, indipendentemente da come viene posto in essere (lettere, pedinamenti, appostamenti, telefonate e squilli anonimi, ecc.), realizzi uno di questi tre effetti:

  • cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
  • generare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
  • costringere la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

Come visto, la legge non descrive come debba essere il comportamento del colpevole per integrare il reato di stalking (cosa che invece succede in tutti gli altri reati), ma indica solo la reazione della vittima. È da quest’ultima che si può desumere quando è stalking e quando invece non lo è. Qualsiasi condotta che si estrinsechi in reiterati episodi di minacce o molestie e che possa determinare uno qualsiasi dei tre tipi di eventi appena descritti è tale da potersi definire stalking. Si comprende quindi come nel calderone possano finire una serie pressoché infinita di ipotesi, ivi compresa la gelosia assillante e persecutoria, anche se, a conti fatti, le situazioni che generano lo stalking sono sempre le stesse: pedinamenti, telefonate ossessive, messaggini sul cellulare o sulle chat, appostamenti sotto casa o all’uscita del lavoro, email e lettere lasciate nella cassetta della posta, ecc.

In tutti questi casi, comunque, perché si possa parlare di stalking è necessario che le condotte siano reiterate ossia ripetute nel tempo. Su questo concetto, però, la giurisprudenza è molto elastica: si può prendere a riferimento anche un periodo molto ristretto come ad esempio tre giorni.

Quali tipi di gelosia sono reato?

Alla luce di quanto detto possiamo dire che esiste una gelosia “sana”, quella che non viene manifestata e che non si estrinseca in atti persecutori, e una gelosia “insana” che finisce per danneggiare il soggetto vittima dell’altrui passione. In realtà la Cassazione opera un’ulteriore distinzione tra gelosia nell’ambito di un rapporto “corrisposto” da quella invece del tutto estranea a qualsiasi relazione tra le parti che viene – a differenza della precedente – definita “futile” e quindi aggravata. Ad esempio, nel primo caso vi è quella del marito nei confronti della moglie o del fidanzato verso la fidanzata; probabilmente vi rientra anche quella di chi è stato lasciato e non si rassegna al fatto. Nel secondo caso invece si ha a che fare con la gelosia nutrita da una persona che con la vittima non ha mai avuto alcun tipo di rapporto o relazione. Ebbene, la Suprema Corte spiega che il “movente” della gelosia può essere considerato non futile – il che significa che non si applica l’aggravante sulla pena – quando è il risultato di una spinta davvero forte dell’animo umano tale da indurre a gesti del tutto inaspettati e illogici da parte di chi, nell’ambito di un rapporto sentimentale, consideri la vittima di sua appartenenza. Invece la gelosia è animata da futili motivi – con la conseguenza che la pena viene aumentata – nel caso di uno stato d’animo passionale generato da un “sentimento” non corrisposto, frutto cioè di una unilaterale presa di posizione del persecutore nei confronti di una vittima. Insomma, la gelosia diventa stalking aggravato quando si tratta di un “insano capriccio”.

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In un altro caso, le avances insistenti e sgradite indirizzate ad una donna (per di più sposata) sono costate una condanna per stalking ad un uomo che mandava baci a distanza, mimava il gesto del cuore e, per strada, pronunciava parole come “mi piaci”. Il corteggiamento non corrisposto, però, era sfociato in una vera e propria persecuzione, tanto che l’uomo, di notte, aveva cominciato a puntare una torcia contro le finestre della donna. La Corte di Cassazione, quindi, ha ben ravvisato il delitto di stalking [2].

Come difendersi dalla gelosia

Per difendersi dalla gelosia che sconfina nello stalking, l’ordinamento offre una serie di tutele. Ecco alcuni suggerimenti.

Non rispondere ai messaggi o digli di smetterla

Questo non è un suggerimento strategico ma legale. Il primo ammonimento che devo darti è «non essere tu stesso causa della gelosia», non dare cioè speranze al geloso. Non potresti più denunciarlo se, dalle conversazioni sul cellulare e sulle chat, dovesse risultare che hai risposto alle provocazioni e hai tenuto un comportamento tutt’altro che intransigente, tale cioè da non manifestare il tuo aperto dissenso ad essere contattato. La prima cosa che farà il magistrato è, infatti, chiederti le prove della persecuzione e se queste dovessero essere costituite da sms sul telefonino saresti incastrato dalle tue stesse risposte. Dovrai allora evitare di rispondere o, al massimo, implorare il persecutore di smetterla.

Invia una diffida scritta

In una escalation di risposte alla gelosia ossessiva, il primo step è la diffida scritta, meglio se inviata da un avvocato. Questi dovrà intimare al persecutore di interrompere gli atti molesti con diffida, in caso contrario, ad agire presso le competenti autorità.

La diffida di solito mette in allarme il persecutore e gli fa comprendere le intenzioni “serie” della vittima. Se si tratta di una persona che non ha perso i lumi della ragione smetterà le proprie condotte.

Ricorso al Questore

Una seconda scappatoia, prima di coinvolgere la Procura della Repubblica, è rivolgerti al Questore affinché diffidi il colpevole dello stalking. Gli racconterai tutto ciò che ti sta accadendo chiedendogli di ammonire la persona che ritieni essere responsabile. Il Questore, assunte se necessario le informazioni opportune, ove ritenga fondata la tua richiesta, ammonirà oralmente il colpevole da te indicato (si tratta di una specie di diffida a non comportarsi più male nei tuoi confronti).

La querela 

In ultima istanza puoi sporgere querela. Lo puoi fare recandoti alla Procura della Repubblica oppure presso i Carabinieri. La querela sarà dettagliata e tu sarai stato/a in grado di descrivere con precisione quali sono i comportamenti del tuo stalker che ti fanno sentire perseguitato/a (specificando quando sono stati commessi, se sono ancora attuali e, soprattutto, se determinano in te il timore per la tua vita) il pubblico ministero potrà:

  • vietare a chi ti molesta di avvicinarsi ai luoghi che frequenti;
  • vietargli di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con te (o con le persone a te vicine) o imporre limitazioni quando la frequentazione dei luoghi sia necessaria per motivi di lavoro o per esigenze abitative;
  • nei casi più gravi, disporne la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari;
  • vietargli l’uso delle armi (se ha il porto d’armi).

Presentare la querela significa che, se dopo un po’ di tempo (o anche nel corso del processo) il tuo molestatore dovesse smettere di darti fastidio, potresti ritirare la querela ed evitargli una condanna penale.

Una volta presentata la querela, non c’è bisogno di ripeterla per ogni successivo atto persecutorio commesso dal colpevole. Basta già una singola querela per punire tutti gli atti anteriori o posteriori.


note

[1] Cass. sent. n. 33127/2018 del 17.07.2018.

[2] Cass., sent. n. 45453/2015 del 13.11.2015.

Autore immagine 123rf com


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1 Commento

  1. In italia ho incrociate molte femmine gelose della mia persona, tutte stalker coperte e giustificate invece la gelosia non ha scusanti perché è come l’invidia si condanna con l’isolamento sociale. Gelosia e invidia sono due bassi sentimenti umani che provano solo le persone mentecatte.

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