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Controlli incrociati del fisco, ecco come funzionano

18 Luglio 2018
Controlli incrociati del fisco, ecco come funzionano

Accertamenti fiscali: come l’Agenzia delle Entrate scopre l’evasione fiscale tramite l’indagine sulle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti.

L’anno scorso non hai dichiarato alcuni redditi all’Agenzia delle Entrate. Non hai cioè emesso né le fatture, né altri documenti fiscali per giustificare i compensi ricevuti. Ora temi che il fisco possa fare un controllo e scoprire la tua evasione, costringendoti a pagare non solo le tasse a suo tempo non corrisposte, ma anche le sanzioni. E siccome non hai neanche i soldi per arrivare a fine mese, non sapresti come pagare. Hai sentito parlare di controlli incrociati ma non hai idea di come si svolgano e a quali tipi di contribuenti possano essere applicati. Vorresti saperne di più per scoprire cosa rischia chi, come te, è colpevole di una piccola evasione. Quali armi può sfoderare l’amministrazione finanziaria per chi non dichiarata importi di modico valore? In questo articolo cercheremo di spiegarti come funzionano i controlli incrociati del fisco. Come vedrai a breve si tratta di uno strumento molto sofisticato nella concezione ma estremamente semplice da comprendere. Non c’è bisogno di essere esperti di fisco e di diritto tributario per capire come sia possibile entrare nelle viscere delle dichiarazioni dei redditi e verificare tutte le bugie – volontarie o involontarie – che spesso si trovano in esse annidate.

Controlli incrociati: come avvengono e nei confronti di chi?

Evadere il fisco non è più facile come una volta. Grazie ai computer e alle banche dati aggiornate in tempo reale, alle connessioni a internet e agli archivi informatizzati dei dati in possesso della pubblica amministrazione, è possibile stanare le evasioni con un semplice click. A fare il grosso del lavoro non è più il dipendente dell’Agenzia delle Entrate ma un software in grado di confrontare le varie comunicazioni fornite dai contribuenti, mettendole al tappeto e rilevando eventuali anomalie. Spesso i controlli non derivano solo dall’esame delle dichiarazioni presentate dai cittadini ma anche dal confronto con quelle di altri soggetti (aziende, professionisti, ecc.). Si parla, a riguardo, di controlli incrociati. Come dice la parola stessa, i controlli incrociati vengono eseguiti tramite verifica della posizione di un contribuente con quella di un soggetto diverso. Per comprendere come funzionano i controlli incrociati del fisco bisogna porre attenzione sul seguente fatto: ogni operazione imponibile – una vendita di beni, la prestazione di un servizio, ecc. – determina uno spostamento di denaro da una persona a un’altra. Siamo dunque in presenza di due soggetti diversi che, spesso, sono entrambi tenuti a comunicare detta operazione all’Agenzia delle Entrate. Ad esempio, per un professionista che esegue un’attività c’è un cliente che richiede la parcella con la ricevuta di pagamento; per una persona che vende un bene ed emette una fattura ce n’è un’altra che lo acquista. Immaginiamo allora che Antonio, il quale svolge una prestazione occasionale per un anno in favore di un’azienda, emetta la ricevuta nei confronti di quest’ultima. Il committente presenta tali documenti fiscali al proprio commercialista per scaricarli dalle tasse; invece il lavoratore non esegue alcuna dichiarazione dei redditi, ritenendo di essere un soggetto sconosciuto all’Agenzia delle Entrate e di non rischiare alcunché. Invece non è così. L’Agenzia verrà a conoscenza del fatto che il prestatore d’opera ha ricevuto il compenso proprio dal committente che ha registrato la ricevuta di prestazione occasionale e l’ha comunicata al fisco. In questo modo, tramite il controllo incrociato, l’amministrazione finanziaria viene a conoscenza dell’esistenza di un reddito non dichiarato.

Si pensi anche al caso di un soggetto che riceve un lauto risarcimento da una assicurazione per non aver potuto lavorare per due mesi a seguito di un infortunio. Egli però non riporta tale reddito nella dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate ne è comunque al corrente grazie alla comunicazione eseguita dall’Assicurazione.

I controlli incrociati vengono eseguiti in automatico dai software dell’Agenzia delle Entrate; per cui non esiste contribuente che si salvi. Essi quindi vengono effettuati sia per la piccola che per la grande evasione. L’unico limite è ovviamente il termine di decadenza che ha l’Agenzia per eseguire i controlli:

  • sette anni in caso di mancata dichiarazione dei redditi;
  • cinque anni in caso di compensi non indicati nella dichiarazione dei redditi regolarmente presentata.

Controlli incrociati sulle fatture false

Le applicazioni dei controlli incrociati sono numerose. La principale di queste viene usata per stanare il fenomeno delle fatture false, fatture cioè emesse solo per ottenere sgravi, deduzioni e detrazioni fiscali, ma non corrispondenti a operazioni reali. In passato, scoprire una falsa fattura era molto difficile e complesso, anche durante una verifica della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate. Chiaramente sulla fattura non c’è scritto che è falsa. I verificatori dovevano allora scrivere ai soggetti emittenti la fattura per verificare che il documento fiscale fosse genuino e corrispondesse a un’operazione effettivamente posta in essere. Si trattava di un controllo farraginoso e complesso. Così le fatture false venivano scoperte tramite indagini penali e intercettazioni telefoniche. Oggi, con i nuovi sistemi informatizzati, l’Agenzia Entrate ha una base di dati incredibili che le consentono di eseguire un controllo incrociato quasi immediato. Ecco ciò che succede. Ogni contribuente comunica tutte le fatture che ha emesso nei confronti di un soggetto e quest’ultimo, a sua volta, comunica all’Agenzia i dati delle fatture da lui ricevute. A questo punto il cervellone dell’anagrafe tributaria va a incrociare, con un semplice click e una procedura automatizzata, tutti i dati dei soggetti che hanno l’obbligo di comunicazione (cosiddetto spesometro). Si fanno i controlli e si confrontano le fatture emesse e quelle ricevute. Il sistema crea così le cosiddette discordanze. Nel caso in cui ci siano discordanze rilevanti scattano i controlli fiscali.

Il sistema presenta però delle anomalie. Talvolta succedere che i dati comunicati dal contribuente siano errati, il che genera controlli inutili. Gli errori possono anche derivare dal fatto che il contribuente ritenga inutile o poco conveniente registrare una fattura e portarla dal commercialista – si pensi a quelle di bassi importi – e ciò determina che da un lato la fattura viene comunicata (emittente) e dall’altro no (ricevente).

Controllo incrociato sulle spese in detrazione

Un altro caso di controllo incrociato è quello legato alle spese mediche e a tutte le altre spese collegate a detrazioni fiscali. Il contribuente che esegue la spesa conserva lo scontrino o la ricevuta presentandola nella dichiarazione dei redditi. Se però il fisco non dovesse trovare il corrispondente nella dichiarazione dell’emittente, per quest’ultimo scatterebbe un accertamento. Il sistema informatizzato dei controlli incrociati, in questo modo, controlla chi deve registrare la fattura tramite chi la scarica.

Controllo incrociato sulle ritenute alla fonte

Un altro sistema molto efficace – e anche qui si parla di controllo incrociato – è nel sistema di controllo delle ritenute subite sulle fatture. Spesso chi paga un professionista deve trattenere una somma che versa all’erario; nel momento stesso in cui lo fa, deve comunicarlo allo Stato. Se il professionista non dichiara quel reddito il fisco, attraverso un controllo incrociato delle ritenute subite, lo viene a sapere immediatamente.

I controlli sulle dichiarazioni Iva

I controlli del Fisco sono aumentati anche a seguito delle comunicazioni delle liquidazioni trimestrali Iva, adempimento introdotto dal 2017, che ha consentito all’agenzia delle Entrate di controllare se quanto dichiarato a titolo di versamento Iva dovuto, per ciascun mese se contribuente mensile, o del trimestre se contribuente trimestrale, è stato regolarmente pagato. Ai contribuenti che non hanno eseguito il pagamento o lo hanno eseguito in misura inferiore, l’agenzia delle Entrate, nel mese di luglio ha inviato una comunicazione, cosiddetto avviso bonario o “lettera – complicace” per inviare il contribuente a ravvedersi.

Accertamenti e lettere di compliance

Negli ultimi anni sono diventate più frequenti le lettere di compliance con l’invito al ravvedimento. Per evitare il contenzioso, Fisco e contribuenti dispongono degli strumenti deflativi, quali autotutela, accertamento con adesione (anche detto concordato), mediazione e conciliazione.

Per «controllo automatico», si intende la liquidazione automatizzata delle dichiarazioni annuali dei redditi, dell’Iva, dei sostituti d’imposta, modello 770 e dell’Irap. L’agenzia delle Entrate provvede alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo.

Per «controllo formale», si intende la liquidazione formale delle dichiarazioni annuali. L’agenzia delle Entrate provvede al controllo formale delle dichiarazioni presentate, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione.

Gli strumenti più importanti per evitare la lite o la prosecuzione di un inutile contenzioso sono l’accertamento con adesione, cosiddetto concordato, il reclamo mediazione e la conciliazione. Ai questi strumenti, occorre aggiungere la disciplina dell’autotutela. Si tratta di strumenti che servono sia al Fisco sia al contribuente. In particolare:

  • l’autotutela può prevenire o estinguere la lite;
  • l’adesione all’accertamento può scongiurare la controversia;
  • il reclamo mediazione può evitare di presentare il ricorso;
  • la conciliazione può estinguere la pendenza in corso.

Da più di due anni, il Fisco ha messo in campo anche le lettere compliance, con l’invito esplicito al contribuente di avvalersi del ravvedimento spontaneo. Come specificato nelle lettere, l’obiettivo è di instaurare un proficuo dialogo e favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari nell’ambito di un percorso di cambiamento dei rapporti tra Fisco e contribuenti. Il ravvedimento può essere impiegato dal contribuente per regolarizzare le violazioni commesse in materia di tributi amministrati dall’agenzia delle Entrate, fino alla scadenza dei termini di accertamento. Ciò, a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata o che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di accertamento.

note

Autore immagine: 123rf com


2 Commenti

  1. Buona sera, sono un dipendente in una azienda da trent’anni e dopo più interventi oncologici in un anno, sono con pensione di invalidità civile e dipendente, mi sembra di aver ricevuto mail di diversi controlli fiscali e tutti in un periodo ristretto di qualche “anno” forse meno e saputo solo dopo i controlli. Comunque tutto in regola ricevendo dopo i controlli la mail di quanto fatto, ma quanti ne possono fare? a che di stanza di tempo? Cordialmente ringrazio per la cortese attenzione,
    (se possibile non mettere nomi sul commento)

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