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Crediti e debiti fiscali, come funziona la compensazione

18 Luglio 2018
Crediti e debiti fiscali, come funziona la compensazione

Come pagare i debiti per cartelle, imposte e tasse compensandoli con i crediti da rimborsi e altri crediti vantati verso Agenzia Entrate, Inps, Comuni e Regioni.

Che senso ha pagare quando si è, nello stesso tempo, creditori? I soldi che prima si danno, devono poi tornare indietro. Per evitare questo inutile “viaggio”, la legge prevede la compensazione. Questo meccanismo è previsto anche in materia fiscale: sia per quanto riguarda il pagamento delle imposte che delle cartelle esattoriali. In forza di ciò, il contribuente che è creditore dello Stato può ottenere uno sconto sugli importi che deve corrispondere all’erario. In tal modo si conseguono due vantaggi: il cittadino ottiene immediatamente i rimborsi che gli spettano (e per i quali altrimenti dovrebbe attendere numerosi mesi) e, nello stesso tempo, si libera dei debiti senza dover attingere soldi dal proprio bilancio familiare. Se vuoi sapere, dunque, come funziona la compensazione tra crediti e debiti fiscali, in questo articolo cercheremo di darti le istruzioni principali. Ti torneranno utili nel momento in cui sarai oppresso dalle tasse e magari non avrai come pagarle.

Cos’è la compensazione?

La compensazione è quel meccanismo in virtù del quale, quando due soggetti sono entrambi debitore e creditore l’uno dell’altro, il credito e il debito si assorbono e si cancellano reciprocamente. Naturalmente se si tratta di importi identici (ad esempio Mario è creditore di Giovanni di 100 euro ma nello stesso tempo è suo debitore della stessa cifra) cessa ogni diritto da entrambe le parti (per cui sia Mario che Giovanni non avranno né più crediti né debiti); viceversa, se uno dei due importi è maggiore dell’altro (ad esempio Mario è creditore di Giovanni di 200 euro ma è suo debitore di 100), resta in vita solo l’importo più elevato per la parte eccedente l’altro (così Giovanni dovrà dare a Mario non già 200 euro ma 100).

Il meccanismo della compensazione vale anche tra crediti e debiti fiscali. Ovviamente il soggetto creditore e il soggetto debitore devono essere gli stessi. Non si può cioè trattare la compensazione di un’imposta locale (come l’Imu o la Tasi) con un credito per un rimborso verso lo Stato (una cosa è l’ente locale, un’altra l’erario). Allo stesso modo il figlio non può usufruire della compensazione per dei crediti che vanta il padre verso lo Stato.

La compensazione rappresenta una forma sia di pagamento che di rimborso, in quanto consente al contribuente che vanta crediti nei confronti dell’erario di utilizzarli per il pagamento di debiti.

Come funziona la compensazione tra crediti e debiti fiscali?

Come abbiamo anticipato, la compensazione può riguardare sia i debiti riportati con le cartelle esattoriali (di cui ci occuperemo al termine dell’articolo) sia quelli a monte, per il pagamento delle tasse.

La compensazione può riguardare crediti e debiti relativi alla stessa imposta (cosiddetta «compensazione tradizionale o verticale») oppure crediti e debiti relativi ad imposte diverse e contributi (cosiddetta «compensazione orizzontale»). Le due forme di compensazione citate possono essere utilizzate anche contemporaneamente.

Compensazione della stessa imposta

La compensazione verticale è piuttosto semplice. Viene detta anche riporto, in quanto consiste nel riporto di un credito al periodo successivo, al fine di ridurre il debito che eventualmente si manifesterà.

La compensazione fiscale verticale va indicata nel modello F24; tuttavia, se il credito è superiore al debito, dunque nel caso di assenza di un versamento, è sufficiente l’indicazione nei libri contabili e nelle dichiarazioni annuali o periodiche. Anche in questo caso è comunque possibile utilizzare il modello F24.

Non ci sono limiti in relazione all’importo compensabile.

Compensazione tra imposte diverse

A prevedere la compensazione tra crediti e debiti fiscali è la stessa legge [1]. Essa stabilisce che i contribuenti che devono eseguire versamenti unificati di imposte, di contributi previdenziali e assistenziali, di premi INAIL e di altre somme a favore dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e di altri enti (es. Camere di commercio, determinate Casse previdenziali professionali), possono utilizzare in compensazione i crediti risultanti dalle dichiarazioni fiscali (redditi, IRAP, IVA e 770) o dalle denunce periodiche contributive (es. UNIEMENS).

I debiti e i crediti per i quali il contribuente si avvale della facoltà di compensazione devono essere indicati negli appositi modelli F24. Il contribuente può compensare i crediti fiscali e contributivi di propria spettanza con debiti inerenti a tributi, contributi o premi indicati nello stesso modello F24, tenendo presente che deve essere indicato, quale importo massimo di crediti compensati, l’importo necessario all’azzeramento del totale dei debiti indicati nelle varie sezioni (c.d. “F24 a zero”), in quanto il saldo finale del modello F24 non può mai essere negativo.

Il modello F24 deve essere compilato e presentato anche se il saldo finale risulti uguale a zero, per effetto della totale compensazione degli importi da versare; tale presentazione permette infatti a tutti gli enti interessati di venire a conoscenza delle compensazioni effettuate in modo da poter regolare le reciproche partite di debito e credito;

L’eventuale eccedenza di credito spettante potrà essere compensata in occasione dei successivi pagamenti.

Per controllare l’utilizzo del credito, l’Agenzia delle Entrate può sospendere, fino a 30 giorni, l’esecuzione dei modelli F24 contenenti compensazioni che presentano profili di rischio.

La compensazione si applica anche per l’utilizzo di crediti d’imposta derivanti da norme di agevolazione fiscale.

Il limite massimo dei crediti che possono essere compensati orizzontalmente è, dal 2014, di 700.000 euro per ciascun anno solare mentre non si devono considerare i crediti:

  • trimestrali derivanti dalle liquidazioni periodiche IVA, chiesti a rimborso;
  • compensati con i debiti della stessa imposta, anche se tale compensazione risulta esposta nel mod. F24;
  • d’imposta derivanti da agevolazioni o incentivi fiscali (che, se devono essere esposti nel quadro RU della dichiarazione possono comunque essere utilizzati nel limite annuo di 250.000 euro;
  • derivanti da somme rimborsate a seguito di assistenza.

Compensazione tra debiti e crediti Inps

La compensazione tra debiti e crediti nei confronti dell’INPS è possibile quando i crediti opposti dall’azienda rispondono ai requisiti della certezza e della liquidità.

Il requisito della certezza è riconosciuto in presenza di sentenze passate in giudicato, di disposizioni di legge non controverse e di provvedimenti dell’Istituto stesso, mentre quello della liquidità consiste nella disponibilità di una puntuale e concreta quantificazione del credito o di esatti criteri per la sua quantificazione.

Il datore di lavoro che intende opporre in compensazione un proprio credito vantato nei confronti dell’INPS è tenuto a manifestare formalmente tale volontà con apposita richiesta, allegando le denunce opposte in compensazione in originale o, se già presentate, in fotocopia. La compensazione è ammessa soltanto in presenza di un credito e di un debito derivanti dal rapporto assicurativo tra datore di lavoro e INPS e documentati da denunce mensili, da note di rettifica, ecc.

Se il credito deriva da integrazione salariale, trattamenti per donazione di sangue e congedo matrimoniale la compensazione è possibile soltanto se l’INPS ha rilasciato la relativa autorizzazione e se non sono decorsi i termini di decadenza.

Compensazione fiscale con le cartelle di pagamento

Succede spesso che i contribuenti abbiano dei crediti verso l’Agenzia delle Entrate a titolo di rimborsi per imposte pagate in più oppure non dovute. In tal caso è possibile compensare i crediti vantati verso l’erario con le cartelle di pagamento per il pagamento di tributi erariali (compreso l’Irap), oneri della riscossione, interessi, spese di notifica. A tal fine bisogna presentare una richiesta all’Agenzia delle Entrate Riscossione dichiarando di effettuare il pagamento tramite compensazione con un rimborso richiesto all’Agenzia delle Entrate. A seguito della richiesta, l’agente della riscossione predispone una proposta di compensazione.

La possibilità di compensare la cartella con i rimborsi spetta anche quando il contribuente non riceve la cartella esattoriale perché ha ricevuto un accertamento fiscale immediatamente esecutivo. Dopo tali atti, infatti, l’esattore comunica solo la lettera di presa in carico della riscossione e non ha bisogno di notificare la cartella. Ciò nonostante la compensazione spetta ugualmente di diritto.

Per effettuare la compensazione bisogna utilizzare il Modello F24 accise (che i titolari di partita IVA devono presentare in via telematica). Esso va compilato come segue:

  • bisogna indicare il debito compensato utilizzando il codice tributo “RUOL” nella sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione, in corrispondenza degli importi a debito versati;
  • nella stessa sezione, nel campo “ente” deve indicare la lettera “R”, mentre nel campo “prov.” la sigla della provincia di competenza dell’AdR presso il quale il debito risulta in carico. Non deve compilare i campi codice identificativo, mese e anno di riferimento.

È possibile pagare anche solo parzialmente la cartella. In tal caso bisogna comunicare all’Agenzia Entrate Riscossione quale debito tributario si vuole estinguere.

Per maggiori dettagli leggi Come compensare una cartella di pagamento.

Compensazione dei crediti commerciali verso la Pubblica amministrazione

Il contribuente che svolge attività commerciale e che ha crediti non riscossi verso la pubblica amministrazione o gli enti locali può compensare i crediti vantati nei confronti di quest’ultima con i debiti da lui dovuti all’erario. I crediti nei confronti della PA devono essere di natura quindi commerciale maturati per somministrazione, forniture, appalti e prestazioni professionali. Il debito deve essere già iscritto a ruolo o affidato all’Agente della Riscossione: in pratica deve essere già arrivata la cartella di pagamento o l’avviso di presa in carico della riscossione.

Il credito del contribuente deve essere certificato dall’ente debitore il quale deve dichiarare che tale diritto non è prescritto, è certo, liquido ed esigibile verso lo Stato, Regioni e province autonome, enti locali, enti pubblici nazionali, enti del Servizio Sanitario Nazionale per aver effettuato somministrazioni, forniture e appalti.

Per certificare i crediti vantati verso la PA, il contribuente deve utilizzare l’apposita piattaforma informatica del MEF, Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, accreditandosi secondo le procedure specificate nel sito internet.

Se sussistono i requisiti e il credito risulta certo, liquido ed esigibile, l’Amministrazione è tenuta al rilascio della certificazione.


note

[1] Art. 17 del DLgs. 9.7.97 n. 241


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3 Commenti

  1. Salve,
    si può compensare un debito verso l’erario di una società srl, con il credito vantato da un’altra società.
    Grazie per la gentile risposta

    1. Antonio ti consigliamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Cosa è la compensazione? https://www.laleggepertutti.it/126810_cosa-e-la-compensazione
      -La compensazione https://www.laleggepertutti.it/124611_la-compensazione
      -Crediti e debiti fiscali, come funziona la compensazione https://www.laleggepertutti.it/222981_crediti-e-debiti-fiscali-come-funziona-la-compensazione
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  2. Sono un contribuente privato. Vanto nei confronti del comune un credito per IMU di £.354,00 pagata per 4 anni e non dovuta,(rimborso richiesto al comune il 23.04.2018). Posso chiedere la compensazione con la TARI (tassa rifiuti) del corrente anno (che si aggira sui 450,00 euro) fino alla concorrenza de credito, per poi pagare la differenza della tassa secondo la rituale procedura stabilita dall’Ufficio Tributi del comune?. Se è si in virtù di quale Legge ? In attesa della Vs, gradita risposta, ringrazio e porgo distinti saluti, A,Tobia

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