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Software copiato: non è reato per i professionisti

18 Luglio 2018
Software copiato: non è reato per i professionisti

Stop sequestro perché non è reato la mera detenzione di software taroccati nello studio professionale.

Sei sicuro di avere tutte le licenze d’uso dei software che, in questo momento, stai facendo girare sul tuo computer? In molti casi – succede spesso quando si compra una macchina assemblata – il rivenditore compiacente installa pacchetti originali di cui, però, non ti consegna la licenza perché sono di sua proprietà. In buona sostanza ti lascia una copia non autorizzata. Non si potrebbe fare ma di fatto avviene molto spesso. In altri casi, invece, vengono scaricate da internet versioni craccate di programmi o giochi a cui sono rimosse le protezioni o vengono generate password di sblocco. Quali ripercussioni ha, sotto un profilo legale, tale comportamento? Se ne è occupata di recente la Cassazione con due sentenze. In esse viene stabilito che non è reato, per i professionisti, detenere software copiato. Questo però non significa che non si rischi nulla. Anzi, le conseguenze – almeno sotto un aspetto economico – possono essere altrettanto gravi e severe.

In questo articolo cercheremo di fare il punto della situazione e, come nostra abitudine, proveremo di spiegare, con parole semplici ed esempi pratici, per quali ragioni i professionisti non commettono reato se posseggono programmi non originali e, invece, un comune negozio può subire un processo penale. La ragione in realtà è molto semplice e si può intuire in un piccolo dettaglio contenuto nella legge sul diritto d’autore, la normativa che disciplina non solo le opere letterarie, visive e musicali ma anche i “programmi per elaboratore elettronico”, in altri termini i sistemi operativi, i gestionali, i software e finanche i videogame. Ma procediamo con ordine.

Se hai già letto il nostro articolo Software non originale: cosa si rischia? saprai già che la legge sul diritto d’autore stabilisce [2] la pena della reclusione da sei mesi a tre anni, oltre alla multa da 2.582 a 15.403 euro per chiunque detiene a scopo commerciale o imprenditoriale programmi per elaboratori non contrassegnati dalla Siae. Si tratta chiaramente di un reato. La dizione della norma su cui dobbiamo soffermarci è «scopo commerciale o imprenditoriale». È tale quello di chi ha un negozio di computer e vende sottobanco software non originali o li installa sui pc che vende ai clienti per far loro risparmiare “qualcosina” e assicurarsi l’affare.

Se invece hai un ufficio o uno studio professionale, non sei considerato un commerciante o un imprenditore, ma un semplice professionista. Per cui non rientri nell’orbita della suddetta norma. Risultato: se possiedi un software privo della licenza d’uso (che provenga dall’installazione di un dvd originale o da uno craccato) non commetti reato.

La Cassazione ha quindi chiarito che la semplice detenzione di programmi informatici funzionali allo svolgimento di un’attività libero professionale privi del marchio Siae non integra reato e, quindi, hard disk e pc non possono essere sequestrati ai fini probatori a meno che non si provi l’abusiva duplicazione degli stessi programmi a scopi commerciali o imprenditoriali.

Nel caso di specie è stato dichiarato innocente il legale rappresentante di una srl di progettazione, consulenza e formazione in ambito energetico ed è stato annullato, di conseguenza, il sequestro probatorio su iniziativa della polizia giudiziaria di pc, hard disk e programmi informatici recuperati presso i locali.

Secondo la Suprema Corte «in relazione all’utilizzo di programmi informatici installati su elaboratori elettronici l’illiceità penale sussiste solo in caso o di abusiva duplicazione, per trarne profitto, di programmi per elaboratore o in caso di importazione, distribuzione, vendita, detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale (e quindi non anche nello svolgimento di un’attività libero professionale) o, infine, di concessione in locazione non già di programmi abusivamente duplicati ma esclusivamente di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Siae». Per cui non è reato la semplice detenzione dei software “copiato” da parte del professionista che non abbia concorso nella loro illecita duplicazione.

Ciò non significa però che chi detiene programmi per pc non originali per uso non commerciale o imprenditoriale non sia punibile. Non scatta un reato ma un illecito amministrativo passibile di una più “banale multa”. La legge [3] stabilisce una sanzione pecuniaria di tipo amministrativo pari a 154 euro e, oltre a ciò, la confisca del materiale (i software o i dvd su cui questo è duplicato) e la pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.


note

[1] Cass. sent. n. 32912/18 e n. 30047/2018 del 4.07.2018.

[2] Art. 171 bis, comma primo, legge 27 aprile 1941, n. 633.

Art. 171-bis Legge diritto d’autore

1. Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582  a euro 15.493. La stessa pena si applica se il fatto concerne qualsiasi mezzo inteso unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l’elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.

2. Chiunque, al fine di trarne profitto, su supporti non contrassegnati SIAE riproduce, trasferisce su altro supporto, distribuisce, comunica, presenta o dimostra in pubblico il contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies, ovvero esegue l’estrazione o il reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter, ovvero distribuisce, vende o concede in locazione una banca di dati, è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493. La pena non è inferiore nel minimo a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.

[3] Art. 174 ter, legge 27 aprile 1941, n. 633.

Art. 174-ter

1.Chiunque abusivamente utilizza, anche via etere o via cavo, duplica, riproduce, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento, anche avvalendosi di strumenti atti ad eludere le misure tecnologiche di protezione, opere o materiali protetti, oppure acquista o noleggia supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della presente legge, ovvero attrezzature, prodotti o componenti atti ad eludere misure di protezione tecnologiche è punito, purché il fatto non concorra con i reati di cui agli articoli 171, 171-bis, 171-ter, 171­quater, 171-quinquies, 171-septies e 171-octies, con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 154 e con le sanzioni accessorie della confisca del materiale e della pubblicazione del provvedimento su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.

2. In caso di recidiva o di fatto grave per la quantità delle violazioni o delle copie acquistate o noleggiate, la sanzione amministrativa è aumentata sino ad euro 1032,00 ed il fatto è punito con la confisca degli strumenti e del materiale, con la pubblicazione del provvedimento su due o più giornali quotidiani a diffusione nazionale o su uno o più periodici specializzati nel settore dello spettacolo e, se si tratta di attività imprenditoriale, con la revoca della concessione o dell’autorizzazione di diffusione radiotelevisiva o dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività produttiva o commerciale.


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