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Malattia e licenziamento per superamento del periodo di comporto

4 agosto 2018


Malattia e licenziamento per superamento del periodo di comporto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 agosto 2018



Sono dipendente di banca da trent’anni, da 10 nella mia attuale Banca sono stato assunto con il grado di Quadro Direttivo di 2°  livello per avvio di una nuova agenzia. Nel 2014 l’agenzia è stata chiusa e dopo 2 anni la Banca mi ha intimato il trasferimento a 1.000 chilometri da casa. Sono da 2 anni in malattia e dal momento che il comporto sarebbe scaduto lo scorso giugno, ho chiesto di usufruire delle ferie pregresse. Ora il comporto scadrà a fine agosto. La banca, se non potrò rientrare alla suddetta data per il persistere della malattia, potrà licenziarmi per giusta causa? E se sì come?

L’art. 2110 del codice civile dispone che, in caso di malattia, il rapporto di lavoro viene sospeso e che il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore malato se non sia scaduto il termine di conservazione del posto (cosiddetto “periodo di comporto”), la cui durata è stabilita nei contratti collettivi di categoria.

Decorso il periodo di comporto e perdurando la malattia del dipendente, il datore di lavoro può dunque legittimamente licenziare il lavoratore per eccessiva morbilità.

Per ovviare a ciò, dunque, i contratti collettivi spesso prevedono, in aggiunta al periodo di comporto, la possibilità per il lavoratore di chiedere un periodo di aspettativa non retribuita, disciplinata, anche questa, quanto alla sua durata dai contratti collettivi.

Nel caso di specie, il CCNL per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti dalle imprese creditizie, finanziarie e strumentali ( si può immaginare essere il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro del lettore), prevede all’art. 58, comma 11, “Se la malattia o l’infortunio proseguono oltre i termini suindicati (nel caso specifico 24 mesi) il lavoratore/lavoratrice, prima della scadenza di detti termini, può chiedere di essere collocato in aspettativa non retribuita per la durata massima di 8 mesi e senza alcun effetto sul decorso dell’anzianità. La durata di più periodi di aspettativa non può tuttavia superare i 12 mesi in un quinquennio ”.

L’aspettativa non retribuita deve essere richiesta dal lettore prima della scadenza del periodo di comporto.

In ogni caso, la banca, prima di procedere al licenziamento per superamento del periodo di comporto, dovrebbe segnalare la possibilità di fruire del congedo non retribuito. In mancanza di tale segnalazione, parte della giurisprudenza ritiene nullo il licenziamento intimato.

La banca dovrà accogliere la richiesta di aspettativa, salvo vi siano motivate e specifiche ragioni aziendali che non la consentano: “ Nel caso in cui il contratto collettivo preveda che al termine del periodo di comporto, al fine di evitare il licenziamento, il lavoratore possa chiedere un periodo di aspettativa, il datore di lavoro che neghi la fruizione di tale periodo ha l’onere di indicare le ragioni poste a base del proprio rifiuto ” (Cass. 12/3/2013 n. 6130).

Prima di fruire dell’aspettativa non retribuita (ma prima che termini il periodo di comporto dovendo l’aspettativa non retribuita essere richiesta prima della sua scadenza), il lettore può altresì chiedere di fruire delle ferie residue; sul punto la Corte di Cassazione ha affermato che: “ Il lavoratore che, assente per malattia e impossibilitato a riprendere servizio, intende evitare la perdita del posto di lavoro conseguente all’esaurimento del periodo di comporto, deve comunque presentare la richiesta di fruizione delle ferie, affinché il datore di lavoro possa concedere al medesimo di beneficiarne durante il periodo di malattia, valutando il fondamentale interesse del richiedente al mantenimento del posto di lavoro ” (Cass. 27/10/2014 n. 22753).

Qualora, fruite le ferie residue e fruita l’aspettativa non retribuita, il lettore si trovi ancora in uno stato di malattia che non gli consenta il rientro al lavoro, la banca potrà licenziarlo per superamento del periodo di comporto.

Il licenziamento verrà dunque comunicato al lettore dall’istituto di credito a mezzo raccomandata a.r. oppure a mezzo pec (qualora questi fosse titolare di una casella di posta elettronica certificata) e dovrà indicare, quale sua ragioni giustificatrice, il superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL di categoria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini

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