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Tfr e gratuito patrocinio: conseguenze per chi dichiara il falso

11 agosto 2018


Tfr e gratuito patrocinio: conseguenze per chi dichiara il falso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 agosto 2018



Un nostro ex dipendente ci ha fatto causa due volte, in una ha impugnato il licenziamento e nell’altra ha chiesto il riconoscimento della malattia professionale. Le cause sono in patrocinio gratuito a seguito di autocertificazione. La nostra azienda gli ha però pagato nel 2017 il tfr per un importo di oltre 40.000,00 e la certificazione unica lo conferma. In più, abita con suo figlio che pare lavori (dovremmo in caso fare delle indagini). Due motivi questi per non aver diritto al patrocinio. Questo signore ha quindi dichiarato un falso (falso a pubblico ufficiale). Le due cause intentate possono essere inficiate per falsa dichiarazione? Altrimenti cosa possiamo fare?

Si conferma che anche il trattamento di fine rapporto (cosiddetto t.f.r.) costituisce parte di quel reddito complessivo che deve essere dichiarato da parte di chi desideri accedere al gratuito patrocinio.

In questo senso si è espressa, ad esempio, la Corte di Cassazione con sentenza n. 40.943 del 18 settembre 2015 (IV sezione penale).

Si noti, in ogni caso, che:

– il limite di reddito per l’accesso al gratuito patrocinio è pari oggi ad euro 11.493,82 annui (in base al decreto 16 gennaio 2018 del Ministero della Giustizia), mentre era pari ad euro 11.528,41 nel biennio 2016 – 2017;

– che nel calcolo del reddito complessivo annuo vanno considerati anche i redditi conseguiti nello stesso periodo da parte dei familiari conviventi;

– che deve essere dichiarato il reddito risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi considerando in ogni caso (indipendentemente da quello che risulti nella dichiarazione) tutte le variazioni, sia in aumento che in diminuzione, che siano eventualmente intervenute tra l’ultima dichiarazione e la presentazione dell’istanza per ottenere l’ammissione al gratuito patrocinio;

– l’articolo 79, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, impone a chi presenti l’istanza per l’ammissione al gratuito patrocinio di comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni di reddito.

Fatte queste premesse, occorre dire che in base all’articolo 127 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002:

– la copia dell’atto con il quale il consiglio dell’ordine degli avvocati (o il magistrato) accoglie l’istanza per l’ammissione al gratuito patrocinio è trasmessa all’ufficio finanziario competente (cioè all’Agenzia delle Entrate) che ha il compito di verificare l’esattezza delle indicazioni contenute nell’istanza stessa e dell’ammontare del reddito attestato dall’interessato;

– se da queste verifiche risultasse (anche eventualmente con l’ausilio della Guardia di Finanza e procedendo alla verifica delle intere posizioni fiscali dell’istante e dei conviventi) che il beneficio dell’ammissione al gratuito patrocinio è stato concesso in base a dati e dichiarazioni non veritiere, l’ufficio finanziario richiede la revoca dell’ammissione e trasmette gli atti acquisiti alla Procura della Repubblica presso il tribunale competente per i reati stabiliti dall’articolo 125 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002.

Questo vuol dire che anche nel caso specifico, se nell’istanza per l’ammissione al gratuito patrocinio è stato dichiarato un reddito non veritiero, l’Agenzia delle Entrate (a cui è stato trasmesso l’atto con cui l’ordine degli avvocati ha ammesso al gratuito patrocinio) chiederà:

– la revoca dell’ammissione al patrocinio gratuito

– e, poi, trasmetterà gli atti acquisiti alla Procura perché si proceda eventualmente per il reato stabilito dall’articolo 125 del decreto del presidente della repubblica n. 115 del 2002 (il reato prevede la punizione di chiunque attesti falsamente la sussistenza o il mantenimento delle condizioni di reddito previste per ottenere o mantenere l’ammissione la patrocinio).

Queste sono dunque le conseguenze previste dalla legge nel caso in cui vengano attestati dati non veritieri nell’istanza per ottenere l’ammissione al gratuito patrocinio:

1) la revoca dell’ammissione al gratuito patrocinio

2) e l’eventuale avvio di un procedimento penale a carico di chi abbia fatto le dichiarazioni non veritiere (la società lettrice potrebbe, volendo, presentare un esposto alla Procura della Repubblica se ha gli elementi e i documenti necessari per poter dimostrare che è stato dichiarato il falso, ma, il controllo dei dati dichiarati nell’istanza presentata per accedere al gratuito patrocinio è un controllo automaticamente già previsto dalla legge).

Nessuna conseguenza, invece, è prevista per quanto riguarda la sorte dei processi per i quali era stata chiesta ed ottenuta, con dati non veritieri, l’ammissione al gratuito patrocinio.

Questo vuol dire che le due cause che riguardano la società lettrice proseguiranno senza alcuna interruzione e giungeranno a sentenza secondo i tempi necessari per ciascuna di esse.

Chi ha dichiarato dati non veritieri, se verrà accertata la non veridicità dei dati comunicati, subirà come si è detto la revoca dell’ammissione al patrocinio gratuito ed eventualmente un procedimento penale, ma le due cause già avviate non subiranno nessuna conseguenza per effetto della eventuale revoca dell’ammissione al gratuito patrocinio e dell’eventuale avvio di un procedimento penale a carico di chi dichiarò il falso e seguiranno il loro corso naturale (in altri termini, le cause saranno vinte o perse da chi le ha avviate indipendentemente dal fatto che avesse dichiarato il falso sulla questione del reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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