Diritto e Fisco | Editoriale

Elezioni e politica: mi scappa la pipì, papà

21 gennaio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 gennaio 2013



Le nove del lunedì al bar: il solito caffè. Lungo, americano. Si cambia più facilmente religione che caffè.

Entra d’un tratto un bambino, attaccato alla mano al papà. Tiene le gambe strette, un po’ accavallate, con la mano che si preme proprio , dove i miei mi dicevano che era maleducazione. È così evidente l’urgenza che lo preme che ti immagini già la pozzanghera tra le sue Nike.

Con un gesto muto del mento, l’uomo chiede al barman la via per il bagno. Quello, con la calma dei Serafini, si avvicina alla cassa per prendere la chiave. Ha un fare così lento e indifferente che avresti detto che, un tempo, aveva lavorato in un ufficio pubblico. Persino il mio caffè si sta innervosendo.

La scena si spezza in due, come un fotomontaggio mal riuscito: c’è il ragazzino, livido per la pressione; e il barista, che si muove con la velocità dei continenti.

Ci si mette pure un avventore appena entrato nel locale. È armato di un altro tipo di fretta. Prende un pacco di gomme e allunga i soldi del prezzo. Il barman non se lo fa ripetere: posa di nuovo le chiavi del bagno, gli batte lo scontrino, raccoglie i pochi spiccioli, li mette nella cassa. Il bambino è sempre lì, in un frenetico immobilismo.

Questa discrasia tra due immagini così diverse mi accompagna fino all’ora di pranzo.

C’è il telegiornale e qualcuno di quelli che dovremmo votare alle prossime elezioni dice: “Bisogna fare questo, bisogna fare quello, bisogna…, bisogna…”. Ora, sarà stata l’assonanza con il termine “bisogni”, fatto sta che riemerge, come un boccone mal deglutito, il ricordo del bambino dalla vescica tesa.

Il tempo ha due pesi e due misure. Qualcuno disse che la lunghezza di un minuto dipende dal lato della porta del bagno in cui ti trovi.  E i politici, questo è vero, si trovano dal lato migliore: la stessa condizione del barista che misurava la fretta degli altri col metro dei suoi interessi.

L’urgenza con cui i politici promettono di cambiare le cose e migliorare l’economia non sarà mai quella delle famiglie, che non arrivano a fine mese. Ci sono due binari: uno veloce e breve, uno lungo e lento. La politica segue il secondo.

Non potrebbe essere diversamente. Chi è già salito sulla scialuppa di salvataggio non ha bisogno dei soccorsi.

Se le leggi devono redistribuire la ricchezza, non saranno certo i ricchi ad emanarle.

Mio nonno Gigi si chiedeva retoricamente: “Se il maiale sapesse che a gennaio lo scanneranno, festeggerebbe il Natale?”

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3 Commenti

  1. Mi associo ai complimenti, anche se ………… se il bambino gliela avesse fatta lì, il papà chi avrebbe rimproverato, il figlio incontinente o il barista avido? Chi avrebbe asciugato la pozza, il padre o il barista? Gli altri avventori sarebbero rimasti muti? Se devi chiedere le chiavi per fare ciò che ti occorre, purtroppo dipendi da chi quelli chiavi detiene. Alle prossime elezioni anche questo deve essere valutato

  2. Il Barman rappresenta a chiare lettere il politico, pensando a incassare il prezzo delle gomme che soddisfare una necessità, tra l’altro di un bambino, con calma senza alcun rispetto della “fila” e o priorità; paragoniamo questo aneddoto al bisogno giustizia, sanità da un lato e il risquotere tasse dall’altro!!

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