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Maltrattamenti in famiglia: come ottenere il risarcimento per danni morali


Maltrattamenti in famiglia: come ottenere il risarcimento per danni morali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 agosto 2018



Sono nata da una relazione occasionale e mio padre, persona con precedenti penali, dopo il concepimento ha sposato mia madre e insieme abbiamo vissuto in una casa di mia nonna. A seguito di ripetuti maltrattamenti, mia madre ha denunciato mio padre che è tornato a vivere dalla madre. A sedici anni sono scappata di casa. Quando sono tornata ho subìto violenze, minacce da mio padre. Come posso intervenire per richiedere un risarcimento per danni morali?

Le condotte subite sino ad oggi hanno integrato più reati in capo alla lettrice, primo fra tutti quello di maltrattamenti in famiglia, previsto all’art. 572 del codice penale: “chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni”.

Né potrà danneggiare la lettrice il fatto che, ad un certo punto della sua vita, la stessa abbia cessato la convivenza di fatto con suo padre e sua nonna, poiché ha continuato a subire le condotte vessatorie di quest’ultimi anche presso altra abitazione (come s’evince dal suo riassunto).

Infatti, “il delitto di maltrattamenti in famiglia in danno del coniuge assorbe i reati di ingiuria, molestia ed atti persecutori anche in caso di separazione e di conseguente cessazione della convivenza, rimanendo integri i doveri di rispetto reciproco, di assistenza morale e materiale e di solidarietà che nascono dal rapporto coniugale” (Cassazione penale, sez. VI, 13/11/2012, n. 7369).

Tuttavia, la perseguibilità penale potrebbe essere “compromessa” dall’incombente prescrizione del reato. Questa decorre dall’ultimo maltrattamento subito e si conclude decorsi sette anni e mezzo da quella data.

Da quanto si legge nel quesito, sono già decorsi quattro anni da quando la lettrice si è trasferita all’estero (e con ogni probabilità ha posto fine a quei maltrattamenti) e, quindi, ne mancherebbero davvero pochi per la prescrizione del reato.

E così, la soluzione migliore per la lettrice sarà quella di agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni morali subiti da quelle condotte penalmente rilevanti.

Quello che occorrerà fare alla lettrice, tramite un avvocato, è citare in giudizio suo padre e sua nonna davanti al Tribunale competente per territorio (sede dove attualmente è agli arresti domiciliari suo padre e dove risiede fiscalmente sua nonna).

In quel procedimento dovranno indicarsi i testimoni che avranno il compito di provare i maltrattamenti subiti negli anni dai soggetti in questione e il costante stato d’ansia della lettrice, provocante quei danni morali, di cui ne chiede il risarcimento.

Dopodiché, dovrà procedersi con la nomina di un medico legale che dovrà fare delle visite alla lettrice al fine di appurare l’ammontare dei danni psichici e psicologici subiti.

A tale riguardo, sarà opportuno produrre dei certificati di un proprio medico, attestanti una situazione salutare non buona, l’esistenza di stati depressivi, dovuti ai maltrattamenti subiti, o eventuali stati avvilenti pregressi.

Successivamente, ottenuta la relazione positiva del medico legale, sulla base di alcune tabelle predisposte dai Tribunali principali italiani, il Giudice competente potrà quantificare il risarcimento dovuto a seguito dei danni morali patiti, come riconosciuti dal medico: queste tabelle prendono spunto da alcuni parametri studiati da commissioni mediche all’uopo riunite, partendo – come presupposto – dall’età del soggetto danneggiato moralmente.

Tuttavia, prima di agire giudizialmente, quello che si consiglia alla lettrice è di verificare, anche con un legale, l’esistenza di un patrimonio da aggredire in capo a suo padre e a sua nonna.

Potrebbe, infatti, essere accaduto che, nel mentre, si siano spogliati di tutti i loro averi.

In questo caso, la lettrice rischierebbe di sobbarcarsi una causa civile, di ottenere una sentenza favorevole, ma di non potersi soddisfare economicamente, essendo – nel mentre – suo padre e sua nonna divenuti nullatenenti.

Quindi, alla luce di queste premesse, la prima cosa da fare per la lettrice è quella di effettuare una visura sul patrimonio immobiliare di suo padre e di sua nonna paterna; solo all’esito positivo di tale controllo, potrà iniziare a valutare l’azione giudiziaria per i danni morali patiti in quest’ultimi anni.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla

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