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Pensionati all’estero: come evitare la doppia imposizione fiscale

20 Giugno 2017
Pensionati all’estero: come evitare la doppia imposizione fiscale

Cosa devono fare i non residenti in Italia per evitare la doppia imposizione fiscale sulla pensione?

Il sogno di molti pensionati italiani è trasferirsi all’estero: l’idea di cambiare vita e trasferirsi all’estero sfruttando una tassazione più favorevole rispetto a quella italiana è possibile, ma è necessario prestare attenzione alla procedura da seguire per arrivare a questo obbiettivo. Infatti per i non residenti in Italia, coloro che non sono iscritti presso gli uffici anagrafici comunali per la maggior parte del periodo di imposta (183 giorni l’anno) e non hanno domicilio nello Stato italiano, né la residenza, i redditi sono calcolati esclusivamente nel Paese estero di residenza.

 

Residenza Fiscale all’estero: quando si configura?

Trasferirsi all’estero prima di tutto ha delle conseguenze fiscali importanti [1]: i soggetti fiscalmente residenti in Italia, sono tenuti a dichiarare in Italia tutti i loro redditi, ovunque prodotti, mentre i soggetti non residenti fiscalmente sono tenuti a dichiarare in Italia solo i redditi ivi prodotti (salvo quanto indicato nelle varie Convezioni bilaterali stipulate dall’Italia con i vari Paesi esteri).

Per essere considerati residenti fiscalmente all’estero, devono sussistere le seguenti condizioni:

  • non essere stati iscritti nell’anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell’anno (e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili), con contestuale iscrizione all’Aire.;
  • non avere avuto il domicilio in Italia per più di metà dell’anno;
  • non aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.

Se manca anche una sola di queste condizioni si è considerati residenti fiscalmente in Italia.

Inoltre i pensionati che hanno trasferito la propria residenza all’estero devono fornire una prova reale del trasferimento e di mostrare che i rapporti di affari, sociali, morali e familiari non sono più in Italia: l’iscrizione all’Aire, ad esempio, o il documento di identità dello Stato estero, la dichiarazione dei redditi locali, la dichiarazione di residenza fiscale rilasciata annualmente dall’amministrazione tributaria dello Stato in cui si risiede e il pagamento delle imposte locali possono essere documenti che comprovino la residenza all’estero.

 

Tassazione dei residenti all’estero

Un soggetto residente all’estero che percepisce un reddito da pensione in Italia dovrebbe dunque scontare in Italia la relativa tassazione sul reddito percepito. Naturalmente poi lo stesso reddito dovrà essere assoggettato a tassazione anche nello Stato estero di residenza del soggetto che ha percepito il reddito, generando così una doppia imposizione per il soggetto percettore. Ma con il decreto del ministero dell’Economia del 2014 [2], si è stabilito che gli italiani non residenti sono tenuti a versare le tasse allo Stato Italiano solo qualora possiedano beni in Italia o hanno prodotto redditi in Italia a meno che non esistano convenzioni con lo Stato estero di residenza. Le convenzioni hanno l’intento di eliminare le doppie imposizioni ma anche quello di prevenire l’evasione fiscale, che è sempre più frequente in caso di residenza all’estero. Se la nazione in cui ci si trasferisce, quindi, ha una convenzione con l’Italia la doppia imposizione non dovrebbe esistere. Al contrario, il contribuente che si ritrova a subire una doppia imposizione fiscale può chiedere un rimborso al centro operativo dell’Agenzia delle Entrate entro 48 mesi dalla data del pagamento dell’imposta.

Pensione bassa: Stati in cui conviene trasferirsi

Per sapere gli stati in cui sarebbe conveniente vivere della vostra pensione, vi consigliamo di consultare il nostro articolo Pensioni basse: mollare tutto e vivere all’estero.


note

[1] DPR n. 917/86, art. 3.

[2] DL n. 161/2014.

Autore immagine: Pixabay.com


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