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Assunzione, si può chiedere il certificato penale carichi pendenti?

19 Luglio 2018
Assunzione, si può chiedere il certificato penale carichi pendenti?

Carichi pendenti e casellario giudiziale: si possono chiedere prima di assumere un lavoratore dipendente? 

Sei stato chiamato per un colloquio di lavoro, all’esito del quale il datore ti ha anticipato l’intenzione di assumerti. Ti è stato fatto anche vedere il contratto che andrai a sottoscrivere con l’azienda. In esso è chiaramente indicato l’inquadramento, le mansioni e lo stipendio che ti verrà erogato. Non vedi l’ora di cominciare e di dimostrare quanto vali. Il datore ti chiede, però, per completare le pratiche dell’assunzione, una copia del documento di identità e il certificato penale. Gli domandi cosa intenda con “certificato penale” e lui ti spiega che si tratta sia del “casellario giudiziario” che del certificato “carichi pendenti”. Ti tremano le gambe: hai di recente avuto un diverbio con una persona e sei stato querelato a causa di un post diffamatorio su internet. Il procedimento penale è ancora in corso, ma conti di uscirne innocente (almeno così ti ha assicurato l’avvocato). Tuttavia, ti chiedi in che misura la “macchia” possa influenzare la scelta dell’azienda e soprattutto se, per l’assunzione, si può chiedere il certificato penale carichi pendenti. In altre parole è legittimo che il datore di lavoro imponga l’esibizione di tali documenti personali oppure si tratta di una violazione della privacy che finisce per essere anche una illecita forma di controllo sui lavoratori? A ricordare cosa prevede la legge a riguardo è una recente sentenza della Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto, in proposito, i giudici supremi.

Certificato penale: la differenza tra casellario giudiziale e carichi pendenti

Spesso si parla genericamente di “certificato penale”, ma la legge usa espressioni più precise e parla di casellario giudiziale e carichi pendenti. Qual è la differenza tra tali due documenti? Il casellario giudiziale si riferisce solo alle sentenze di condanna penale già divenute definitive, ossia passate in giudicato, dove quindi la colpevolezza del cittadino è certa. Invece il certificato dei carichi pendenti si riferisce ai procedimenti ancora in corso, che non sono stati decisi e che, probabilmente, non sono neanche passati al dibattimento ma sono solo in fase di indagini. Chi ha un “carichi pendenti” positivo non è detto che sia un delinquente, ben potendo aver ricevuto una querela del tutto infondata e non essendo stata l’accusa ancora valutata dal magistrato. È, insomma, “in attesa di giudizio” fermo restando che, per la nostra Costituzione, tutti i cittadini si presumono innocenti fino all’arrivo di una sentenza penale di condanna.

La Cassazione chiarisce però che, quando in gergo comune si usa l’espressione “certificato penale” questa si intende riferita al certificato del casellario giudiziale non è suscettibile di altre interpretazioni.

Si possono fare indagini sui dipendenti prima dell’assunzione?

Salvo che il contratto collettivo nazionale non disponga diversamente, lo Statuto dei lavoratori [2] vieta qualsiasi forma di indagine sui dipendenti sia prima dell’assunzione che durante lo svolgimento del rapporto lavorativo, a meno che ciò non sia strettamente necessario ai fini delle mansioni che il lavoratore dovrà svolgere. Ecco perché ad esempio è richiesto il certificato penale per gli insegnanti degli asili.

In particolare la legge dispone testualmente: «È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore».

Dunque di norma il datore di lavoro, almeno quello privato, non può chiedere il certificato penale, né il “carichi pendenti”, né il “casellario giudiziale”.

Quando si può chiedere il certificato penale prima dell’assunzione?

Il contratto collettivo nazionale di lavoro, però, può consentire al datore di lavoro di chiedere il “certificato penale”, ossia il “casellario giudiziale”. Si tratta, ovviamente, di ipotesi eccezionali quando si ha a che fare con lavori particolarmente delicati, specie quelli che implicano rapporti con il pubblico. Quando ciò avviene, il datore di lavoro non può richiedere anche il certificato dei carichi pendenti per le ragioni che abbiamo appena spiegato ossia:

  • la previsione del contratto collettivo non si può interpretare analogicamente anche ai carichi pendenti non avendolo espressamente previsto;
  • la richiesta di un carichi pendenti può diventare una illecita forma di controllo preventiva all’assunzione che lo Statuto dei lavoratori non ammette;
  • il certificato carichi pendenti eventualmente positivo non può influire sull’assunzione del dipendente attesa la presunzione di innocenza prevista dalla Costituzione.

Ecco perché – conclude la Corte – il datore di lavoro, in sede di assunzione, pur potendo eccezionalmente richiedere l’esibizione del casellario giudiziale ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore, non può rifiutare l’assunzione a causa dei carichi che risultino pendenti in capo a quest’ultimo.


note

[1] Cass. sent. n. 19012/18 del 17.07.2018.

[2] Art. 8 Statuto dei Lavoratori.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 8 marzo – 17 luglio 2018, n. 19012

Presidente Nobile – Relatore Marotta

Fatti di causa

1.1. Con ricorso al Tribunale di Roma, B.S. chiedeva la condanna di Poste Italiane ad immetterla in servizio con le mansioni di addetta al recapito junior e ad orario parziale verticale.

La B. , già inserita nella graduatoria unica nazionale dei lavoratori precedentemente assunti con contratto a tempo determinato da Poste Italiane S.p.A., previa rinuncia della medesima ad ogni diritto, credito e pretesa derivante dai suoi pregressi rapporti di lavoro, ciò sulla base dell’adesione della lavoratrice all’accordo sottoscritto tra la società e le oo.ss. in data 13 gennaio 2006, quindi convocata per la scelta della sede, non era stata assunta in servizio per essere risultato dalla certificazione della competente Procura un carico pendente.

1.2. Il Tribunale accoglieva il ricorso ritenendo illegittimo il rifiuto di procedere all’assunzione.

1.3. La decisione veniva confermata dalla Corte d’appello di Roma.

I giudici del gravame ritenevano che la disposizione di cui all’art. 19 del c.c.n.l. prevedesse tra i documenti da presentare per l’assunzione solo ‘il certificato penale di data non anteriore a tre mesi non anche quello dei carichi pendenti e che l’estensione della richiesta della società (che aveva poi determinato il diniego di assunzione) non potesse essere giustificata da alcun interesse dell’azienda a conoscere la storia personale della persona che si accingeva ad assumere stante, peraltro, la presunzione di non colpevolezza di cui all’art. 27 della Cost..

2. Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale, Poste Italiane propone ricorso per cassazione fondato su due motivi.

3. B.S. resiste con controricorso illustrato da memoria.

Ragioni della decisione

1.1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e ss. cod. civ. e dell’art. 19 del c.c.n.l. per il personale non dirigente di Poste Italiane dell’11/7/2007. Sostiene che l’espressione “certificato penale” di cui al co. 5 debba essere intesa in senso ampio, comprensiva anche del certificato dei carichi pendenti perché la ratio della norma è quella di garantire il datore di lavoro nella fase dell’assunzione e rileva che la certificazione negativa dei carichi pendenti è un documento dal quale la società, per l’importanza dell’attività che svolge, non può prescindere.

1.2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 421 cod. proc. civ.. Sostiene che la Corte territoriale abb. erroneamente respinto la richiesta di detrazione dell’aliunde perceptum ritenendola meramente esplorativa e non abbia utilizzato, come avrebbe dovuto, i poteri d’ufficio.

2. Il primo motivo è infondato.

Innanzitutto non è invocabile a sostegno delle ragioni della società il precedente di questa n. 12086 del 16 maggio 2017.

Nel caso esaminato in tale decisione l’obbligo di produrre anche il certificato di carichi pendenti si è fatto derivare (non dalla clausola contrattuale ma) da un “format di dichiarazione individuale posizione lavorativa di interesse recapito full time”, sottoscritto dal lavoratore con il quale quest’ultimo si era impegnato a produrre anche tale certificazione.

Dell’esistenza di un format quale quello sopra indicato non vi è traccia nel presente giudizio nel quale si discute solo della legittimità della richiesta aziendale di estendere i documenti previsti dall’art. 19 del c.c.n.l. fino a ricomprendere tra questi anche il certificato dei carichi pendenti.

Ciò precisato, i rilievi della ricorrente non sono tali da scalfire l’interpretazione dell’art. 19 del c.c.n.l. come offerta dalla Corte territoriale.

Ed infatti appare corretta la rilevanza attribuita innanzitutto al dato letterale secondo il quale tra i documenti da presentare ai fini dell’assunzione vi è il solo “certificato penale di data non anteriore a tre mesi”.

La disposizione predetta è assolutamente chiara nella sua formulazione e già solo questa circostanza esclude la necessità del ricorso al meccanismo dell’interpretazione integrativa integrando già un limite logico ad una interpretazione estensiva.

Né è possibile attribuire all’espressione “certificato penale” (che evoca il certificato di cui agli artt. 23 e 25 del T.U. sul casellario giudiziale di cui al d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313) un significato semantico suscettibile di plurime interpretazioni.

In ogni caso si tratta di una disposizione che, condizionando (sospensivamente) l’assunzione alla presenza di determinati requisiti debitamente documentati, non può formare oggetto di interpretazione estensiva perché ciò si risolverebbe nell’introduzione di un limite ulteriore rispetto a quello che le parti contraenti hanno inteso prevedere.

Ed infatti la richiesta del certificato penale integra un limite rispetto alla previsione di cui all’art. 8 dello Statuto dei Lavoratori (“è fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi (…) su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore”) che si giustifica con la rilevanza ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore della conoscenza di date informazioni relative all’esistenza di condanne penali passate in giudicato.

Tale limite, in assenza di espressa previsione contrattuale, non può essere dilatato per via interpretativa fino a ricomprendere informazioni relative a procedimenti penali in corso (oggetto del certificato previsto dall’art. 27 del T.U. sopra citato), ciò specie in considerazione del principio costituzionale della presunzione d’innocenza.

Peraltro, nella specie, la Corte territoriale, non si è limitata al dato letterale, ma ha correttamente escluso la possibilità di ricomprendere tra i documenti da presentare ai fini dell’assunzione anche il certificato dei carichi pendenti evidenziando che il solo status di imputato (e cioè di soggetto che si sia venuto a trovare ad avere un procedimento penale pendente a suo carico) non è previsto nel medesimo c.c.n.l. quale motivo di giusta causa di licenziamento il che renderebbe incongrua una previsione che, invece, interpretata nel senso prospettato dalla società, attribuisca rilevanza a tale status al momento dell’assunzione.

2.2. Anche il secondo motivo è infondato.

Come da questa Corte già affermato (v. Cass. 31 gennaio 2017, n. 2499), In tema di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro che invochi l’aliunde perceptum da detrarre dal risarcimento dovuto al lavoratore deve allegare circostanze di fatto specifiche e, ai fini dell’assolvimento del relativo onere della prova su di lui incombente, è tenuto a fornire indicazioni puntuali, rivelandosi inammissibili richieste probatorie generiche o con finalità meramente esplorative.

Inoltre, nel rito del lavoro, il mancato esercizio da parte del giudice dei poteri ufficiosi ex art. 421 cod. proc. civ., preordinato al superamento di una meccanica applicazione della regola di giudizio fondata sull’onere della prova, non è censurabile con ricorso per cassazione ove la parte non abb. investito lo stesso giudice di una specifica richiesta in tal senso, indicando anche i relativi mezzi istruttori (v. Cass. 12 marzo 2009, n. 6023; Cass. 23 ottobre 2014, n. 22534); in ogni caso, gli indicati poteri d’ufficio non possono essere dilatati fino a richiedere che il giudice supplisca in ogni caso alle carenze allegatorie e probatorie delle parti, in assenza di una pista probatoria rilevabile dal materiale processuale acquisito agli atti di causa (v. ex multis Cass. 6 luglio 2000, n. 9034; Cass. 9 marzo 2001, n. 3516; Cass. 8 agosto 2002, n. 12002; Cass. 21 maggio 2009, n. 11847);

3. Conclusivamente il ricorso va rigettato.

4. La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.

5. Va dato atto dell’applicabilità dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, co. 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15% da corrispondersi all’avv. G. Pasquale Mosca, antistatario.

Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis, dello stesso articolo 13.


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1 Commento

  1. In previa assunzione, dopo i vari test e pre assunzione e passaggio selezioni con trasferte a mie spese ,dal Direttore e tutor Alleanza Assicurazioni durata quasi un mese tra lezioni e corso con tutor, mi viene chiesto di produrre in tribunale a mia sorpresa e a mie spese casellario giudiziario, e pendenze a carico, come devo comportarmi?,hanno trovato una scusa che glielo imponeva USL!!??e ho’ annusato la foglia….

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