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Compiti in classe del figlio: il genitore può vederli?


Compiti in classe del figlio: il genitore può vederli?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 luglio 2018



Padre e madre, anche se separati, possono chiedere alla scuola di visionare le copie dei temi e dei compiti in classe fatti dall’alunno?

Tu e tua moglie vi siete separati ormai da diversi anni. I figli vivono con lei e tu li vai a prendere due volte a settimana. Passate domeniche alterne insieme. In queste occasioni chiedi loro come stanno e come va la scuola. I ragazzi – come tutti quelli della loro età – sono però sempre evasivi. Dicono «tutto bene» glissando sulle tue domande, ma chiaramente vorresti saperne di più. La tua ex moglie non è collaborativa e non ti risponde mai sui temi della loro vita quotidiana, lasciandoti all’oscuro di tutto. Ti limiti a conoscere solo la pagella di fine anno e, laddove ve ne sia bisogno, a pagare la metà delle spese per le ripetizioni private scolastiche. Vorresti entrare più nel dettaglio, comprendere in quali materie eccellono e in quali sono più traballanti. Hai provato a parlare con i professori e hai chiesto anche di visionare i compiti in classe, cui invece tua moglie ha sempre accesso. Ma loro si sono opposti. Hanno detto che, se non c’è un ordine del giudice, possono fornire queste informazioni solo al genitore “collocatario”, quello cioè che vive coi figli. Ti sembra assurdo, così hai deciso di parlare col preside. Il genitore separato può vedere i compiti in classe del figlio? A questa domanda ha fornito una risposta, proprio di recente, il Tar Lazio [1].

Perché questa sentenza è interessante? Perché apre le porte a una nuova visione della “genitorialità”: sancisce infatti che i genitori, quando sono affidatari entrambi della prole, hanno pari diritti rispetto ai terzi e pari doveri. Insomma, la separazione o il divorzio cancella solo il legame tra i coniugi mentre il loro rapporto coi figli resta inalterato. E di ciò devono tenere conto le istituzioni, e in particolare la pubblica amministrazione, nel momento in cui uno dei genitori esige di esercitare il proprio diritto-dovere di controllo sul minore. Non ci possono essere differenze o preferenze tra il padre e la madre, tra chi vive coi bambini e chi invece no. Vediamo dunque cosa è stato detto nel caso di specie.

Va riconosciuto il diritto all’accesso agli atti anche in ambito scolastico

Avrai già capito dalla premessa che l’orientamento del Tar Lazio è quello di riconoscere, al genitore il diritto di vedere i compiti in classe del figlio. Benché questi sia separato e addirittura “non collocatario” (cioè non convivente coi piccoli), può ottenere dal liceo le copie degli elaborati e dei temi con tutte le correzioni effettuate dai docenti.

In buona sostanza, spetta sia al padre che alla madre il potere di controllo sui temi, le versioni in latino, i compiti di matematica e tutte le altre prove, con tanto delle penne rosse dei docenti che hanno dato il voto e indicato gli errori. E non importa che i genitori siano separati: anche in tale situazione bisognerà consentire l’accesso agli atti ad entrambi, separatamente. Due volte, quindi.

I genitori possono visionare i compiti in classe dei figli

Nel caso di specie, il giudice ha condannato l’istituto scolastico a un obbligo di trasparenza su tutti i fronti, fornendo al genitore l’accesso ai documenti che ha richiesto. Il tutto entro massimo sette giorni. E l’esibizione dei compiti in classe deve avvenire anche senza bisogno del previo ordine o autorizzazione del giudice civile competente ad adottare i provvedimenti sui figli: il padre e la madre, infatti, hanno il diritto-dovere di educare i minori e dunque la facoltà di ottenere gli elaborati svolti in aula con le valutazioni dei professori perché l’accesso ai documenti rientra nell’obiettivo di educare il figlio.

Del resto c’è anche da considerare che i docenti che fanno lezioni private, prima di prendere l’incarico di completare l’istruzione del ragazzo, chiedono spesso le copie dei compiti in classe al fine di valutare le capacità degli allievi rimasti indietro e le carenze nelle varie materie. Il che ovviamente rende palese l’interesse dei genitori a prendere conoscenza dettagliata di quello che è il rendimento effettivo del figlio al di là della pagella finale.

Peraltro, se è vero che la scuola è una pubblica amministrazione e come tale esercita il proprio compito – come la costituzione insegna – secondo imparzialità e trasparenza non ha alcuna ragione a tenere nel cassetto i documenti. Non si può cioè opporre resistenza stabilendo che il controllo sulle correzioni ai compiti in classe finisce per essere un tentativo di verifica non già dell’alunno ma del docente. La scuola, se ha fatto “le cose per bene”, non deve temere nulla.

Nel caso di specie un preside di un liceo della capitale aveva negato a una madre le copie dei temi d’italiano, delle versioni di latino e dei compiti di matematica della figlia, motivando il diniego con una fantasiosa giustificazione: l’accesso ai documenti sarebbe consentito solo alla fine del processo di valutazione ed i genitori possono vedere gli elaborati degli studenti durante i colloqui con i professori e in ogni caso possono conoscere l’esito delle prova accedendo al sito web del liceo grazie alle loro credenziali.

Il tribunale invece ha sancito il diritto di papà e mamma, anche se separati – affidatari, collocatari o meno – a conoscere voti, pagelle e altre valutazioni degli insegnanti sul conto dei loro figli. La signora, in sintesi, chiede i compiti in classe del primo quadrimestre, dunque elaborati e valutazioni relativi a scrutini intermedi e non documenti inerenti ad esami: non ha senso il diniego opposto per la necessità di attendere il procedimento di valutazione.

note

[1] Tar Lazio sent. n. 6849/18.

TAR Lazio, sez. III – bis, sentenza 12 – 19 giugno 2018, n. 6849

Presidente Savoia – Estensore Graziano

Fatto e diritto

1. Con il ricorso in trattazione la ricorrente, madre collocatati e coaffidataria della figlia minore, alunna del Liceo Ginnasio Statale “Giulio Cesare” di Roma, impugna il diniego della istanza di acceso del 24.1.2018, espresso con nota del dirigente scolastico del 8.2.2018 (doc. 4 del ricorso).

La richiesta ineriva alle prove in classe – e relative annotazioni – svolte dalla figlia in varie discipline nelle quali aveva riportato insufficienze nei giudizi (lingua e cultura italiana, lingua e cultura latina, matematica etc.) e il diniego è stato fondamentalmente ancorato alle seguenti motivazioni: l’accesso ai documenti è consentito solo a conclusione del processo di valutazione; gli elaborati degli studenti vengono offerti in visione ai genitori dagli insegnanti nel corso dei colloqui infra annuali; l’esito dei compiti è visionabile sul sito web della scuola mediante impiego delle credenziali d’accesso.

Il gravame veniva notificato anche all’insegnante di italiano, che costituitasi in giudizio ha domandato l’oscuramento delle generalità e l’estromissione dal giudizio.

Alla Camera di consiglio del 12 giugno 2018 udita la discussione dei difensori delle parti il ricorso è stato ritenuto in decisione.

2. Con un unico motivo di diritto la ricorrente anzitutto disquisisce in ordine alla spettanza del diritto d’accesso al genitore separato, in funzione del suo perdurante diritto – dovere di seguire il minore nella crescita e nello sviluppo scolastico. Successivamente deduce illegittimità del diniego di accesso sostenendo non potersi configurare alcuna delle ipotesi tassative che al lume dell’art. 24, L. n. 241/1990 legittimano il rifiuto di ostensione degli atti, facendo anche leva sulle pertinenti norme del regolamento di Istituto.

3. Ritiene la Sezione che il ricorso sia fondato e meritevole di accoglimento per le ragioni di seguito sinteticamente esposte.

In primis va affermato il diritto dei genitori, ancorché separati, di conseguire visione e copia dei documenti di scrutinio dei figli, sia ove ineriscano a compiti in classe che ad attestazioni ufficiali tratte dai registri di classe, che ai documenti valutativi di sintesi (c.d. pagelle).

Non può invero essere denegata in siffatta ipotesi la spettanza di un interesse qualificato all’accesso, giuridicamente rilevante e più ampio dell’interesse a ricorrere in sede giurisdizionale.

Condivisibilmente infatti la giurisprudenza si è pronunciata in tal senso, avendo puntualizzato che “è pacifico che i genitori di alunni minori siano titolari di un interesse qualificato a prendere visione degli atti relativi alle varie fasi di svolgimento dell’attività scolastica dei figli, purché aventi una diretta relazione con gli studi da questi compiuti e suscettibili di produrre effetti nella loro sfera di interessi.” (T.A.R. Calabria- Catanzaro, Sez. I, 13.2.2017, n. 230; T.A.R: Campania – Napoli, Sez. V, 12.10.2003, n. 12996).

Non va al riguardo obliterato che la pretesa di un genitore di ottenere copia dei compiti svolti dal figlio e delle relative annotazioni valutative operate dai docenti, è funzionale all’obiettivo educativo di prendere contezza delle carenze nell’apprendimento e nel processo cognitivo del figlio, constatare quali possano essere le lacune culturali onde predisporre eventuali percorsi privati di sostegno e recupero scolastico. More solito gli stessi docenti privati di recupero domandano di poter visionare i compiti svolti dall’allievo al fine di appurare quali siano le faglie nella preparazione relativa alle singole materie di studio

3.1. Parallelamente va altresì affermato il diritto del genitore separato, quantunque in ipotesi non affidatario dei figli, di prendere visione ed estrare copia degli atti concernenti il percorso scolastico dei figli, senza che la spettanza di tale diritto sia subordinata ad autorizzazione o altro atto di assenso del Tribunale ordinario competente in sede id adozione di provvedimenti riguardanti i figli. Si è invero condivisibilmente affermato che “La qualità di genitore, anche se non affidatario del figlio in seguito alla separazione con l’altro coniuge, conferisce il diritto ad accedere alle informazioni relative alla frequenza del proprio figlio nella scuola (riguardanti, nella specie, il numero ed i motivi delle assenze, il numero dei pasti consumati e l’avvenuta – o meno – preiscrizione all’anno scolastico successivo); tale diritto non è condizionato ad un’eventuale autorizzazione da parte del tribunale, dal momento che la stessa veste di genitore legittima ad esercitare il diritto-dovere di vigilanza sull’educazione, sull’istruzione e sulle condizioni di vita del figlio anche attraverso la verifica delle concrete modalità d’inserimento nella scuola dallo stesso frequentata.” (T.A.R. Lazio – Latina, 9.7.2002 n. 753).

4. Venendo alle ipotesi di esclusione del diritto d’accesso, vanno richiamate le due fattispecie, apparentemente pertinenti, nelle quali il diritto di accesso è escluso, contemplate all’art. 24, comma 1, lett.d) e comma 3 della L. 7.8.1990, n. 241.

La prima concerne i “procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinali relativi a terzi”.

È evidente l’inapplicabilità di siffatta previsione al caso di specie, considerando che gli scrutini degli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado non hanno carattere e natura selettivi, non consistendo in una selezione a merito comparativo ma in un vaglio della loro preparazione in senso assoluto, ovverosia senza il confronto con altre posizioni.

Tranne che nell’ipotesi nella quale una certa forma di confronto venga in rilevo in via indiretta, ovverosia laddove si debba operare una comparazione tra situazioni di merito consimili nell’ipotesi in cui sorgano dubbi sull’approvazione di uno studente.

Purtuttavia, anche in tal caso l’esclusione del diritto di accesso è circoscritta ai soli casi in cui i documenti richiesti rechino informazioni di carattere psicoattitudinale concernenti non la sfera soggettiva del richiedente ma quella di terzi.

L’altra fattispecie di cui si faceva cenno è quella definita dalla generale norma in ossequio alla quale “non sono ammissibili istanza di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”, norma che com’è noto esclude che l’azione di accesso possa rivestire i connotati della actio popularis, disancorata al radicamento di un interesse personale e qualificato dell’istante.

È agevole osservare che nemmeno tale situazione ricorre nel caso all’esame, avendo la ricorrente domandato l’accesso dei compiti e delle relative annotazioni riguardanti la figlia minore.

4.1.Più in dettaglio ritiene la Sezione che le argomentazioni esternate dalla dirigente scolastica nella nota di diniego dell’8.2.2018 non siano giustificate alla luce del vigente prisma normativo di riferimento.

Anzitutto non può condividersi l’assunto secondo il quale l’accesso è consentito a conclusione del processo di valutazione.

La ricorrente ha infatti chiesto copia dei compiti e delle relative annotazioni a gennaio di quest’anno, ovverosia relativamente a scrutini intermedi.

Né potrebbe essere addotta la disposizione di cui all’art. 8 del Regolamento di Istituto, a stare al quale “Per quanto attiene all’accesso ai documenti degli esami, esso è possibile soltanto dopo la pubblicazione dei risultati”.

Nel caso al vaglio del Collegio, invero, non si è al cospetto di documenti concernenti gli esami, atteso che la ricorrente ha domandato l’estrazione di copia dei soli compiti della figlia e delle relative annotazioni apposte dagli insegnanti e non certo di documenti relativi agli esami.

Ulteriormente giova evidenziare che non può costituire valida esimente dall’obbligo di ostensione dei richiesti elaborati, l’affermazione secondo cui in sede di colloqui con i genitori gli insegnanti consentono loro la visione degli elaborati.

Non si intravede infatti il perché l’accesso debba essere limitato alla sola visione e non anche all’estrazione di copia degli elaborati stessi, facoltà nella quale si sostanzia maggiormente il diritto d’accesso.

In definitiva, alla luce di quanto osservato il ricorso si profila fondato e va dunque accolto dovendosi ordinare alla dirigente dell’istituto scolastico di accogliere la richiesta di accesso della ricorrente fornendole copia degli atti che ne forano ‘oggetto.

Va parimenti accolta la richiesta della docente G.M. di essere estromessa dal presente giudizio, non possedendo la medesima alcuna legittimazione processuale al presente giudizio.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla la nota della dirigente scolastica recante diniego del diritto di accesso e per l’effetto Ordina all’Amministrazione di fornire alla ricorrente copia dei compiti in classe della figlia e delle relative annotazioni entro giorni 7 (sette) dalla comunicazione in via amministrativa ovvero dalla notifica, se anteriore della presente Sentenza.

Condanna l’amministrazione a corrispondere alla ricorrente le spese di lite, che liquida in € 1.500,00 (millecinquecento) oltre accesosi di legge e rimborso del contributo unificato.

Estromette dal giudizio l’insegnate Mo. Gr..

Ordina che la presente Sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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