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Cartella di pagamento, che fare in caso di prescrizione

19 Luglio 2018
Cartella di pagamento, che fare in caso di prescrizione

Prescrizione quinquennale e decennale: come fare cancellare una cartella esattoriale caduta prescritta sia con il ricorso al giudice che con l’istanza in autotutela. 

Dopo la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione del novembre 2016 [1], molte Commissioni Tributarie hanno superato gli indugi in merito alla prescrizione delle cartelle esattoriali, superando quell’orientamento secondo cui le famigerate richieste di pagamento dell’agente della riscossione scadrebbero dopo 10 anni. La “prescrizione” – è questo il termine corretto quando si vuol indicare il termine oltre il quale l’esattore non può più agire – dipende infatti dal tipo di tassa o dalla sanzione che viene riscossa. Per semplificare, le imposte erariali si prescrivono in 10 anni, i tributi locali invece in 5. Esce dal coro il bollo auto che si prescrive sempre in 3 anni. Tanto per fare un esempio, se non hai pagato l’Irpef o l’Iva dovrai sperare che, per un decennio dopo la notifica della cartella, non ti venga notificato nulla (ossia nessun sollecito, un fermo, un’ipoteca o un pignoramento). Se invece l’inadempimento si riferisce a Imu, Tari e Tasi hai solo cinque anni di attesa. E sempre cinque sono gli anni per le multe stradali, le sanzioni in genere, i contributi previdenziali dovuti all’Inps e quelli assistenziali dovuti all’Inail. Una volta però che hai capito che la cartella è scaduta, come devi muoverti per farla “cancellare”? In altri termini che fare in caso di prescrizione della cartella di pagamento? In questo articolo cercheremo di fornirti tutte le chiavi per comprendere come muoverti e come agire, nel rispetto ovviamente dei termini che ti sono concessi dalla legge.

Cartella di pagamento: come capire che è prescritta?

Anche se spesso, per avere le idee chiare, i contribuenti si fanno consigliare da un legale o un commercialista esperto in riscossione esattoriale, capire se una cartella è prescritta o meno è davvero molto facile. Stai a sentire come si fa.

Innanzitutto devi sapere quali sono i termini di prescrizione delle tasse. Li abbiamo indicati nell’articolo: Quando una cartella cade in prescrizione, ma qui faremo una veloce sintesi:

NATURA DEL DEBITO
TERMINI PRESCRIZIONE
Iva
10 anni (*)
Irpef
10 anni (*)
Irap
10 anni (*)
Canone Rai
10 anni
Contributi Camera Commercio
10 anni
Imposta di registro
10 anni
Imu
5 anni
Tasi
5 anni
Tari
5 anni
Bollo auto
3 anni
Contributi Inps
5 anni
Contributi Inail
5 anni
Multe stradali
5 anni
Sentenze di condanna
10 anni (**)

(*) Qualche giudice ritiene che la prescrizione sia di 5 anni.

(**) Diverso è il caso in cui il contribuente abbia impugnato la cartella nei termini e abbia perso il giudizio. In tal caso, il titolo non è più la cartella esattoriale, ma la sentenza di condanna, la quale – per regola generale – si prescrive in 10 anni.

Una volta conosciuti i termini di prescrizione devi verificare se è trascorso tale tempo dall’ultima notifica che hai ricevuto da parte dell’esattore. Se dopo la cartella non ti è arrivato nulla, devi considerare la data di ricevimento della cartella stessa e contare tanti anni fino al giorno d’oggi. Invece se ti è arrivato un sollecito, una intimazione di pagamento, un fermo, un’ipoteca o un tentativo di pignoramento (evidentemente non andato a buon fine, altrimenti non ti porresti più il problema di far cancellare la cartella) devi partire dalla data di questo ulteriore atto.

Se non sei ordinato o credi di non aver ritirato qualche atto alla posta, puoi chiedere un estratto di ruolo all’agente della riscossione e da lì risalire a tutte le notifiche che ti sono state fatte; dopodiché, se non ti fidi di ciò che c’è scritto su tale documento puoi fare una richiesta di accesso agli atti e così controllare tutte le firme sulle raccomandate o gli indirizzi di spedizione.

Cartella di pagamento: come agire in caso di prescrizione?

La prescrizione è un fenomeno che si verifica automaticamente con il decorso del tempo. Non richiede quindi né una istanza, né una sentenza del giudice. Dovrebbe essere rilevata dallo stesso creditore che dovrebbe desistere dall’agire per crediti prescritti. Di fatto però nella pratica non succede così e se non interviene un giudice è quasi sempre impossibile farsi cancellare il debito. Molti contribuenti hanno, sull’estratto di ruolo, cartelle riferite a diverse annualità passate, già prescritte e mai cancellate. È tuttavia improbabile che l’esattore agisca quando la prescrizione è palese.

Vediamo comunque come farsi cancellare una cartella prescritta.

Sia che si tratti di prescrizione decennale che quinquennale, il metodo di difesa è unico e identico: devi chiedere la cancellazione della cartella. Non ti illudere: non è con una semplice richiesta all’agente della riscossione che questa verrà eliminata dal tuo “estratto di ruolo”, sebbene sarebbe un’operazione molto semplice e legale.

Difatti, potresti chiedere lo sgravio del debito con una istanza in autotutela, che però il più delle volte non viene presa in considerazione. Poiché però non comporta alcun costo e la puoi fare anche tu stesso, ti spiegheremo come procedere.

Istanza in autotutela

Devi inviare una Pec o una raccomandata all’agente della riscossione e all’amministrazione titolare del tributo da riscuotere (ad es. Agenzia Entrate, Inps, Comune, ecc.). Lì indicherai il numero della cartella, la causale e l’importo oltre ovviamente alle tue generalità. Dopodiché farai rilevare che il decorso del tempo, senza che sia intervenuto alcun atto di esercizio del diritto, ha comportato la prescrizione del credito. Pertanto chiederai l’annullamento della cartella.

Come ti dicevo, l’istanza può essere presentata in carta libera e senza particolari formalità. Ma per come è facile fare un’istanza in autotutela è altrettanto facile vedersela rigettare o, ancora più spesso, non avere risposta. Il silenzio è considerato “rigetto”.

Ricorso al giudice

Il secondo mezzo per far valere la prescrizione di una cartella non più dovuta è ricorrere al giudice. Qui però devi tenere conto di una cosa fondamentale. Non puoi certo far ricorso contro la cartella, per la quale ci sono 60 giorni di tempo per impugnare. Né sarebbe immaginabile contestare la cartella nei 60 giorni poiché allora non si è certo formata ancora la prescrizione. Sembrerebbe il gatto che si morde la coda. Come fare? Non potendo impugnare la cartella, devi stare a guardare e attendere che l’esattore faccia il successivo passo. Se infatti riceverai un sollecito di pagamento, un’intimazione, un fermo, un’ipoteca o un pignoramento allora potrai fare ricorso contro questi atti e far valere la prescrizione.

Per far valere la prescrizione di una cartella di pagamento devi presentare ricorso al giudice competente. Questi è:

  1. per le tasse, la commissione tributaria provinciale
  2. per le sanzioni amministrative e le multe, il giudice di pace
  3. per i contributi previdenziali Inps e assistenziali Inail, il tribunale ordinario sezione lavoro.

L’onere della prova in causa

Nel corso della causa ti basterà sollevare l’eccezione di prescrizione della cartella. Sarà l’agente della riscossione a dover dimostrare invece che la prescrizione non si è ancora compiuta o che un atto interruttivo ha fatto ricominciare da capo il decorso del termine (ad esempio una diffida).

Quindi in realtà l’onere della prova lo ha l’esattore.

Le prove devono essere le notifiche. E le notifiche devono essere state fatte regolarmente. Ad esempio, se si tratta di una raccomandata deve essere depositato l’avviso di ricevimento (non basta né la copia, a meno che non sia stata autenticata, né l’estratto di ruolo); se si tratta di una consegna a mano è necessaria la relazione di notifica del messo notificatore. Se al momento della consegna della cartella non eri a casa, è necessario esibire anche la prova della seconda raccomandata, quella che ti informa della giacenza dell’atto presso l’ufficio postale o la Casa comunale.

Se la cartella non è mai stata notificata

Molto spesso capita di scoprire di avere un debito dall’estratto di ruolo. In esso viene indicata una cartella che in realtà non è mai stata ricevuta. In tal caso, entro 60 giorni, bisogna contestare davanti al giudice (secondo le regole che abbiamo appena detto) l’estratto di ruolo chiedendo la cancellazione della cartella ivi riportata ma mai ricevuta.

note

[1] Cass. sent. n. 23397/16 del 17.11.2016.


2 Commenti

  1. Complimenti per la chiarezza, ho soltanto un dubbio.
    Una volta decorso il termine di prescrizione (ad es. 5 anni per contributi INPS) perchè aspettare una nuova intimazione di pagamento?? non si potrebbe optare per un ricorso ex art.615 c.p.c. e far rilevare la prescrizione del credito dopo i 5 anni dalla notifica della cartella??

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