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Casa popolare assegnata all’ex moglie: posso averne un’altra?

19 Luglio 2018
Casa popolare assegnata all’ex moglie: posso averne un’altra?

Il marito separato ha diritto a ottenere un nuovo alloggio popolare dopo che la precedente abitazione è stata assegnata all’ex moglie?

Tu e tua moglie avete vissuto a lungo in una casa popolare che vi è stata assegnata dal Comune. Il tutto benedetto dalla nascita di due figli. Ora però vi siete separati e lei, in quanto madre, ha ottenuto l’assegnazione dell’alloggio insieme, ovviamente, ai figli che vi vivranno e dormiranno tutto l’anno, salvo il tuo diritto a stare con loro tre volte a settimana e a weekend alterni. Sei rimasto senza un tetto dove vivere e siccome, da un lato, devi pagare l’assegno di mantenimento e, dall’altro, le tue condizioni di reddito erano già precarie prima della separazione, sei costretto a chiedere in Comune una nuova sistemazione dove andare a vivere. Hai così partecipato al nuovo bando per l’assegnazione delle case popolari. Ma lì sei stato scartato in quanto già beneficiario del sostegno edilizio. Hai fatto presente la tua condizione di marito separato e hai persino prodotto la sentenza del giudice che ti ordina di lasciare casa, ma il Comune è stato intransigente. A detta dell’amministrazione locale, le regole vanno rispettate fedelmente. Ti sembra assurdo e ti senti beffato due volte dalla tua ex moglie. Così decidi di rivolgerti a un avvocato per fare ricorso. A lui chiedi: se la casa popolare è stata assegnata all’ex moglie posso averne un’altra? 

Come potrebbe rispondere l’avvocato? Potrà leggere il bando e limitarsi a dire che, in base alle regole dell’ente locale, non ti spetta un secondo alloggio. Oppure potrà fare una ricerca e scoprire che il Tar Lazio, di recente [1], ha detto l’esatto contrario, tutelando l’ex marito separato. Lo scopo delle seguenti righe è informarti della possibilità che si è aperta, a seguito della citata sentenza, per tutti coloro che sono stati costretti ad andare via dall’alloggio popolare per ordine del giudice a seguito della separazione che ha assegnato le quattro mura all’ex moglie, nonché collocataria dei figli. Ma procediamo con ordine.

Chi perde la casa popolare – si legge nel provvedimento in commento – perché il giudice della separazione l’ha assegnata all’ex moglie può ugualmente partecipare al bando indetto dal Comune per ottenere un nuovo alloggio di edilizia residenziale pubblica nonostante risulti già precedente assegnatario. E questo perché la Carta di Nizza, che raccoglie i diritti fondamentali dell’Unione europea, assicura un ampio riconoscimento all’«assistenza abitativa». Ecco cosa stabilisce il testo di legge che è valido anche in Italia:

«1.L’Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

2. Ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

3. Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali».

Il diritto all’assistenza abitativa è quindi un diritto connesso alla persona umana che non può essere negato. In più – come ha già chiarito la stessa Cassazione [3] – ognuno ha diritto a formarsi una famiglia; così vale anche per chi si è già separato. E disporre di una casa, osserva oggi il Tar, costituisce «un elemento di assoluta priorità» in proposito. Il tutto specie in uno dei livelli più disagiati della società, com’è l’area degli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Di certo negare la possibilità di candidarsi all’assegnazione dell’alloggio impedisce la costituzione di un nuovo nucleo familiare.

Ecco perché non si può impedire a chi abbia subìto lo “sfratto” dal giudice dalla precedente casa popolare, perché assegnata all’ex coniuge, di chiedere una seconda volta il beneficio edilizio al Comune.


note

[1] Tar Lazio, sent. n. 4326/18.

[2] Art. 34 Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

[3] Cass. sent. n. 11504/17.

Fonte Immagine: Wikipedia


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