Diritto e Fisco | Editoriale

Eredità con beneficio di inventario: obblighi del notaio

20 Luglio 2018
Eredità con beneficio di inventario: obblighi del notaio

Responsabilità notaio in caso di apertura testamento e accettazione eredità: Il compito di redigere l’inventario è un’attività autonoma e distinta dalla dichiarazione e non può ritenersi compresa nell’incarico, se non c’è specifica menzione.

Si è aperta la successione di un tuo familiare. Poiché questi aveva accumulato una serie di debiti, hai deciso di accettare l’eredità con beneficio di inventario. In questo modo sei certo che i creditori potranno pignorarti solo i beni che hai ricevuto in eredità e non quelli personali. La tua stessa casa, ad esempio, resterà al sicuro. Sei così andato dal notaio, come prescrive la legge, per fare la dichiarazione del beneficio di inventario. In quella sede, però, il professionista non ti ha detto che avresti dovuto compiere un ulteriore passo per completare la procedura: l’inventario dei beni ricevuti. E vista l’omissione, ora rischi che l’appartamento dove vivi venga messo all’asta perché la dichiarazione non ha effetto e sei considerato un erede come tutti gli altri. In verità tu credevi che il notaio si sarebbe occupato di tutto: visto che non sei un esperto in materia di successione e ti sei affidato a un esperto del settore, è quest’ultimo che deve spiegarti cosa fare. Il professionista, invece, dal canto suo sostiene che non rientra nei suoi compiti – salvo non sia stato appositamente delegato – fare anche l’inventario. Chi dei due ha ragione? A spiegare quali sono gli obblighi del notaio in caso di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario è una recente sentenza della Cassazione [1]. La pronuncia è particolarmente interessante perché raccomanda, a tutti coloro che in futuro dovessero fare i conti con una successione piena di debiti, come comportarsi per non rischiare i propri beni personali.

Cos’è l’accettazione con beneficio di inventario

Può succedere che, al momento dell’apertura della successione, non sia chiaro l’ammontare dei debiti lasciati dal defunto. L’erede che teme che i creditori insoddisfatti possano pignorargli i beni personali, quelli cioè di cui era già proprietario al momento dell’apertura della successione, può limitare i danni grazie all’accettazione con beneficio di inventario. Con tale procedura si crea una sorta di muro divisorio tra i beni ereditati e quelli personali ed i creditori potranno pignorare solo i primi e non i secondi. In questo modo, in pratica, tutto ciò che si rischia è quanto si è ereditato e non i propri beni.

Non ha senso invece questo tipo di accettazione quando si ha la certezza che le passività siano superiori all’attivo: in tal caso l’erede può rinunciare ad ereditare.

Per chi vale l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario?

L’accettazione con beneficio d’inventario fatta da uno degli eredi vale anche per tutti gli altri chiamati a meno che questi non abbiano già accettato l’eredità in modo puro e semplice. L’inventario può essere compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione.

Come si fa l’accettazione con beneficio di inventario?

La dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario richiede due passaggi:

  1. l’inventario;
  2. la dichiarazione vera e propria.

La dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario

Si può fare davanti a un notaio a propria scelta (e senza bisogno di testimoni), oppure davanti al cancelliere del tribunale nella cui circoscrizione è compreso l’ultimo domicilio del defunto (rivolgendosi alla sezione o ufficio successioni, o ad altro ufficio a seconda del tribunale, di norma previo appuntamento). Per prestare la dichiarazione sono necessari i seguenti documenti:

  • documento di chi accetta e suo codice fiscale;
  • certificato di morte in carta semplice, o dichiarazione sostitutiva;
  • copia dell’eventuale testamento (con estremi dell’avvenuta registrazione);
  • codice fiscale del defunto;
  • copia conforme del provvedimento di autorizzazione del Giudice Tutelare, se vi sono minorenni o altri soggetti obbligati a ottenere tale autorizzazione.

L’inventario

I termini entro cui va fatto l’inventario cambiano a seconda che l’erede sia o meno nel possesso dei beni ereditati (v. ad esempio il figlio convivente con il padre appena deceduto che si trova nel possesso dell’appartamento e di tutti gli arredi). In particolare:

  • erede che si trova nel possesso dei beni: in tal caso va prima fatto l’inventario e poi la dichiarazione di accettazione con beneficio. In particolare l’inventario va fatto entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o da quando ha saputo dell’eredità che gli è stata devoluta. Se entro tale termine ha iniziato l’inventario ma non lo ha completato, può ottenere dal tribunale del luogo di apertura della successione, una proroga di altri tre mesi, salvo gravi circostanze. Se invece l’inventario non viene fatto entro il termine, non ha effetto il beneficio di inventario e l’erede si considera “puro e semplice” per cui può subire il pignoramento dei propri beni. Chiuso l’inventario, l’erede ha poi 40 giorni per accettare o meno l’eredità. In caso di inerzia, si ritiene che abbia accettato puramente e semplicemente. Non occorre possedere l’intero patrimonio del defunto, ma anche un solo bene, di cui sia nota al chiamato la provenienza ereditaria purché avente un certo valore economico;
  • erede che non si trova nel possesso dei beni: in tal caso va prima fatta la dichiarazione di accettare col beneficio di inventario. Per questa c’è tempo fino a 10 anni dall’apertura della successione. Quando ha fatto la dichiarazione, deve compiere l’inventario nel termine di tre mesi dalla dichiarazione, salva la proroga accordata dall’autorità giudiziaria.

Obblighi del notaio

Il notaio incaricato di redigere l’atto di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario non è tenuto anche a fare quest’ultimo. Il professionista è però tenuto ad informare il cliente sulla procedura da adottare per arrivare alla formazione dell’inventario, prospettandogli la possibilità di presentare direttamente ricorso al giudice chiedendo la sua nomina o quella del cancelliere, oppure della possibilità di dargli specifico incarico di presentarlo. Il dovere di informazione riguarda anche le notizie sui termini e l’avvertenza in merito alle gravi conseguenze che possono derivare dalla mancata, tempestiva redazione dell’inventario (conseguenze che, come si è detto, consistono nell’equiparazione a un erede puro e semplice, con conseguente responsabilità personale dei debiti lasciati dal defunto).

Non si può chiedere quindi il risarcimento al notaio per non aver redatto anche l’inventario. Spetta al cliente dimostrare di aver conferito un incarico al professionista o citarlo in tribunale per inadempimento degli obblighi informativi. La redazione dell’inventario, infatti, è un attività autonoma e distinta dalla dichiarazione di accettazione beneficiata e non può essere ricompresa nell’incarico di ricevere la prima. Secondo la Cassazione, l’adempimento secondo diligenza dell’incarico da parte del notaio di ricevere l’atto di accettazione con beneficio d’inventario impone a quest’ultimo di illustrare al cliente il contenuto e gli effetti dell’atto, avvertendolo dunque anche degli ulteriori adempimenti necessari affinché lo scopo perseguito possa essere raggiunto.

note

[1] Cass. sent. n. 19219/18.

Autore immagine: 123rf com


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