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Il nuovo tentativo di conciliazione per licenziamento dopo la riforma Fornero

18 gennaio 2013


Il nuovo tentativo di conciliazione per licenziamento dopo la riforma Fornero

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 gennaio 2013



Il nuovo tentativo di conciliazione per i licenziamenti economici (ossia per giustificato motivo oggettivo) è stato spiegato in una circolare del Ministero del Lavoro in cui si chiarisce anche tutta la procedura; si stabilisce inoltre che l’assenza del lavoratore alla conciliazione viene punita con il licenziamento.

La recente circolare del Ministero del Lavoro [1] ha riepilogato le varie fasi del tentativo di conciliazione per i licenziamenti economici, specificando alcuni aspetti che erano rimasti ancora nell’ombra.

Cerchiamo dunque di chiarire ogni singolo momento della procedura.

Soggetti

La procedura del nuoto tentativo di conciliazione si applica alle imprese con più di 15 dipendenti (5 se agricoli).

Licenziamenti

La procedura vale solo per i licenziamenti dovuti a motivi economici, anche detti “per giustificato motivo oggettivo”. Essi sono:

– ristrutturazione di reparti;

– soppressione del posto di lavoro;

– terziarizzazione ed esternalizzazione di attività;

– inidoneità fisica;

– impossibilità del repechage anche all’interno del gruppo di imprese;

– licenziamento in edilizia per chiusura cantiere;

– licenziamento per provvedimenti amministrativi che incidono sul rapporto di lavoro (per es.: ritiro patente di guida all’autista o ritiro porto d’armi alla guardia giurata).

Richiesta del tentativo di conciliazione

Il datore di lavoro che intenda procedere al licenziamento dovrà inviare una comunicazione alla Dtl (Direzione territoriale del lavoro del luogo in cui si svolge il rapporto di lavoro) contenente l’intenzione di procedere al licenziamento e la richiesta di tentativo di conciliazione.

Tale comunicazione va inviata con raccomandata a.r. o pec o a mano (non quindi con fax o posta semplice o email ordinaria).

La stessa comunicazione va inviata, per conoscenza, al lavoratore.

Divieto di licenziamento

Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore prima della conclusione del tentativo di conciliazione. Ma se il tentativo di conciliazione non si è tenuto nei 20 giorni successivi alla ricezione della comunicazione da parte della Dtl, il datore può procedere al licenziamento.

Qualora il datore provveda al licenziamento senza il rispetto di queste regole è tenuto a erogare una indennità variabile tra le 6 e le 12 mensilità, senza reintegra.

Convocazione della conciliazione

Entro 7 giorni dal ricevimento della comunicazione, la Dtl convoca il datore di lavoro e il lavoratore per il tentativo di conciliazione. Lo fa con una raccomandata a.r. o con pec o, anche con comunicazione a mano.

Comparizione delle parti alla Dtl

Come detto, la Dtl dovrebbe fissare il tentativo di conciliazione nei 20 giorni successivi alla convocazione. Qui tutto dovrebbe esaurirsi in un solo incontro. È ammesso un solo rinvio se lo chiedono le parti.

Accordo

L’accordo, se raggiunto, non è impugnabile; se invece non viene raggiunto, il datore di lavoro può procedere al licenziamento.

Alla fine della procedura il datore di lavoro può comunicare il licenziamento, ma la data legale del recesso sarà considerata quella dell’avvio della procedura. Il periodo intermedio si considera come preavviso lavorativo.

Come già detto, il datore potrebbe licenziare anche prima del tentativo di conciliazione qualora la Dtl non abbia fissato l’incontro nel termine dei 20 giorni.

Assenza del lavoratore

L’assenza del lavoratore al tentativo di conciliazione consente al datore di lavoro di procedere al licenziamento, salvo che l’assenza sia “giustificata”. La giustificazione consente la possibilità di ottenere un rinvio del tentativo di conciliazione. Essa può essere autocertificata dal lavoratore.

Le cause che consentono tale rinvio sono state individuate (a titolo di esempio) nella circolare ministeriale e sono:

– malattia

– motivi familiari, come la necessità di assistere un congiunto disabile ai sensi della famosa legge 104 [2] o il decesso di un parente;

– partecipazione ad esami o concorsi;

– malattia del figlio.

Il motivo va comunicato alla Dtl che, se lo ritiene valido, concede la sospensione per il tempo richiesto nella autocertificazione presentata dal lavoratore.

note

[1] Circolare Min. Lavoro n.3/2013.

[2] Legge n. 104/1992.

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1 Commento

  1. BUONASERA AVVOCATO IO SONO ASSUNTA A T INDETERMINATO A 18 ORE SETTIMANALI CATEGORIA PROTETTA SE LA MIA DITTA DI PULIMENTO VOLESSE PORTARMI A 15 ORE SETTIMANALI E IO MI RIFIUTASSI POTREBBE LICENZIARMI? GRAZIE ANTICIPATAMENTE SE MI RISPONDERA’ CALCOLI CHE HO UNA INVALIDITA’ AL 100 X 100 E SONO SOLA SENZA PARENTI

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