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Malattia senza visita fiscale: in quali casi?

22 luglio 2018


Malattia senza visita fiscale: in quali casi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 luglio 2018



Chi è escluso dalla visita fiscale: quando il dipendente in malattia non deve rispettare le fasce di reperibilità per farsi visitare dal medico dell’Inps.

Esistono numerose malattie per le quali non è prevista la reperibilità. In altri termini il dipendente assente dal lavoro è escluso dalla visita fiscale. Si tratta però di un elenco tassativo che non può essere esteso a situazioni simili: non sono ammesse quindi interpretazioni analogiche. Se rientri in uno di questi casi hai la possibilità di allontanarti da casa in qualsiasi momento nonostante il certificato medico dica che sei malato e che non devi andare a lavorare. Ma con un solo limite: non puoi svolgere attività che potrebbero rallentare la tua guarigione. Ogni dipendente, infatti, è legato a un rapporto di fedeltà e buona fede con l’azienda che gli paga lo stipendio; ciò implica l’obbligo di guarire nei tempi ordinari e non allungare la convalescenza. Un comportamento contrario, pur in presenza di una malattia effettiva e certificata, sarebbe una giusta causa di licenziamento. Detto ciò cerchiamo di comprendere in quali casi la malattia senza visita fiscale è prevista dalla legge e, pertanto, non sei obbligato a rimanere reperibile per il medico dell’Inps.

Quando c’è la reperibilità in caso di malattia?

La reperibilità è la regola. Il dipendente pubblico deve restare a casa per aprire la porta al medico dell’Inps dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 di ogni giorno compresi domeniche e festivi. Invece per il dipendente privato c’è più respiro: la reperibilità scatta dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, anche in questo caso comprese domeniche e festivi.

Dopo la visita fiscale posso uscire di casa?

Con una recente riforma è stata ammessa la possibilità di eseguire fino a due visite fiscali nello stesso giorno. Il che significa che, una volta ricevuto il medico dell’Inps ed essersi sottoposti al controllo, non si è ancora autorizzati ad uscire.

Che rischio in caso di assenza alla visita fiscale?

Le sanzioni per l’assenza alla visita fiscale sono graduate in base al tipo di violazione:

  • in caso di assenza alla prima visita scatta la perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia. La sanzione scatta per il solo fatto di essere stati irreperibili, anche se la malattia è effettivamente esistente;
  • in caso di assenza alla seconda visita (sia essa quella domiciliare o ambulatoriale) scatta oltre alla perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia, la riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo;
  • in caso di assenza alla terza visita, l’indennità INPS viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: il caso si configura come mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità.

Oltre a ciò, il datore di lavoro potrebbe anche decidere, nei casi di reiterata violazione, di licenziare il dipendente per giusta causa o comunque comminargli delle altre sanzioni disciplinari.

Quando si può giustificare l’assenza alla visita fiscale

Il dipendente che è in malattia può assentarsi da casa per ragioni urgenti, che devono essere comunicate al datore di lavoro e giustificate con documenti. La comunicazione deve essere data prima di uscire di casa. Tuttavia, nei casi di urgenza in cui non c’è tempo per fornire tale avviso (si pensi al trasporto di un parente in ospedale per un improvviso malore), si può inviare la comunicazione in un momento successivo salvo sempre conservare le prove documentali delle ragioni dell’assenza.

Si deve comunque trattare di un serio e fondato motivo che rende plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio. Esso non si identifica esclusivamente nello stato di necessità o di forza maggiore, ma può essere costituito anche da una seria e valida ragione, socialmente apprezzabile.

L’assenza alla visita fiscale può essere giustificata – e pertanto non si applicano le sanzioni – in due casi:

  • ricovero ospedaliero;
  • assenza dovuta a giustificato motivo.

Il giustificato motivo ricorre nelle seguenti ipotesi [1]:

  • forza maggiore;
  • situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove (ad esempio un parente si trovava in fin di vita e necessitava di trasporto in ospedale);
  • concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se si dimostra che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità.

Ecco qualche esempio di assenza per giustificato motivo per come individuate dai giudici in alcune sentenze:

  • ritiro presso ospedali e cliniche di radiografie collegate alla malattia in atto;
  • urgenza di effettuare una iniezione;
  • visita presso l’ambulatorio del medico in caso di impossibilità di conciliare l’orario di ricevimento con le fasce di reperibilità. La visita deve essere comunque finalizzata a far constatare l’eventuale guarigione della malattia, al fine della ripresa lavorativa;
  • visita specialista, in caso di cure dentistiche urgenti;
  • urgenza di recarsi in farmacia per acquistare farmaci;
  • effettuazione di attività di volontariato non realizzabile in tempi diversi da quelli delle fasce orarie;
  • visita a un genitore ricoverato in ospedale, quando l’orario di visita ai degenti coincide con le fasce di reperibilità.

Cause di esonero dalla visita fiscale

Quelle che abbiamo appena elencato sono motivi che giustificano l’assenza alla visita fiscale ma che vanno sempre giustificati con documenti e comunicati al datore. La legge ha però previsto l’esenzione dalla visita fiscale – tanto per i pubblici dipendenti tanto per quelli del settore privati – nelle seguenti ipotesi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione, rilasciata dalle competenti strutture sanitarie, che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da effettuare (per es. emodialisi, chemioterapia, terapie riabilitative per i lavoratori affetti da Aids, ecc.);
  • le lavoratrici in stato di gravidanza a rischio;
  • infortuni sul lavoro;
  • malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
  • stati patologici con invalidità che ha determinato una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67%. Per l’elenco completo di tali malattie leggi il successivo paragrafo relativo all’elenco delle malattie senza visita fiscale.

Per «terapie salvavita» si intendono le cure indispensabili a tenere in vita una persona, in certa misura indipendenti dalla qualità intrinseca del farmaco usato ad essere salvavita. Infatti, un farmaco potrebbe essere salvavita nei confronti di una determinata patologia, ma non esserlo più se somministrato in caso di patologia diversa, verso cui ha tuttavia indicazione d’uso e/o con altra posologia: ad esempio, un antibiotico può essere salvavita in un paziente con AIDS, mentre svolge il suo semplice ruolo antimicrobico non salvavita in un soggetto immunocompetente.

I giorni di esenzione dalla visita fiscale sono solo i giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital, necessari a far sottoporre il dipendente affetto da malattia alla terapia salvavita.

Per «infortunio sul lavoro» si intende un incidente subito dal lavoratore e durante l’orario di lavoro o durante il tragitto casa-lavoro (cosiddetto infortunio in itinere). Nell’infortunio sul lavoro occorso al dipendente, rientrano tutti gli incidenti causati da agenti aggressivi esterni tali da provocare danneggiamenti all’integrità psico-fisica del lavoratore come ad esempio sostanze tossiche, sforzi muscolari eccessivi o virus, eventi che possono danneggiare la salute del dipendente.

Il codice E del medico di famiglia

Quando il medico di base ritiene che il proprio assistito sia colpito da una delle malattie che consentono l’esonero dalla visita fiscale, inserisce il codice E nel certificato medico che invia all’Inps telematicamente. Tale codice esclude automaticamente il malato dall’elenco dei dipendenti che possono essere sottoposti a visita fiscale. L’Inps ha comunque la possibilità di valutare la decisione del medico di famiglia onde evitare abusi.

Non spetta al paziente, ovviamente, chiedere al proprio medico di inserire il codice E nel certificato ma è quest’ultimo che valuta la gravità della situazione.

Malattie senza visita fiscale: l’elenco

Nel precedente paragrafo abbiamo detto che non c’è obbligo di reperibilità per gli “stati patologici con invalidità che ha determinato una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67%”. Un circolare dell’Inps ha indicato quali sono tali situazioni patologiche che consentono di ottenere l’esonero dalla visita fiscale [2] ossia di non dover rispettare la reperibilità e poter uscire di casa in qualsiasi momento, senza né l’obbligo di comunicarlo al datore di lavoro, né di conservare la documentazione giustificativa. Tali malattie sono:

  • Sindromi vascolari acute con interessamento sistemico;
  • Emorragie severe/infarti d’organo;
  • Coagulazione intravascolare disseminata e condizioni di shock-stati vegetativi di qualsiasi etiologia;
  • Insufficienza renale acuta;
  • Insufficienza respiratoria acuta anche su base infettiva (polmoniti e broncopolmoniti severe, ascesso polmonare, sovrainfezioni di bronchiectasie congenite, fibrosi cistica);
  • Insufficienza miocardica acuta su base elettrica (gravi aritmie acute), ischemica (infarto acuto), meccanica (defaillance acuta di pompa) e versamenti pericardici;
  • Cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto;
  • Gravi infezioni sistemiche fra cui AIDS conclamato;
  • Intossicazioni acute ad interessamento sistemico anche di natura professionale o infortunistica non INAIL (arsenico, cianuro, acquaragia, ammoniaca, insetticidi, farmaci, monossido di carbonio, ecc.);
  • Ipertensione liquorale endocranica acuta;
  • Malattie dismetaboliche in fase di scompenso acuto;
  • Malattie psichiatriche in fase di scompenso acuto e/o in TSO;
  • Neoplasie maligne in: 1) trattamento chirurgico e neoadiuvante; 2) chemioterapico antiblastico e/o sue complicanze; 3) trattamento radioterapico;
  • Sindrome maligna da neurolettici;
  • Trapianti di organi vitali;
  • Altre malattie acute con compromissione sistemica (a tipo pancreatite, mediastinite, encefalite, meningite, ecc.) per il solo periodo convalescenziale;
  • Quadri sindromici a compromissione severa sistemica secondari a terapie o trattamenti diversi (a tipo trattamento interferonico, trasfusionale).

Il dipendente che si trovi in una delle predette condizioni e voglia farsi riconoscere l’esenzione dalla visita fiscale deve inviare tutta la relativa documentazione medica, attestante la patologia, al datore di lavoro e all’Inps.

note

[1] Circ. INPS 8 agosto 1984 n. 183. Cfr. Cass. sent. n. 24681/2016.

[2] Circ. INPS 7 giugno 2016 n. 95.

Autore immagine: 123rf com

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