Diritto e Fisco | Editoriale

Mentire sull’età: quando è reato?

23 Luglio 2018 | Autore:
Mentire sull’età: quando è reato?

Cosa succede se menti sulla tua età? Quando dichiarare il falso sulla propria identità costituisce delitto? Quando mentire ad un pubblico ufficiale è reato?

Hai mai mentito sulla tua età? Probabilmente sì. Lo avrai fatto per gioco, per vanità oppure per semplice discrezione. Discorso a parte merita il genere femminile: si sa che chiedere l’età è scortesia e, pertanto, una donna sarà sicuramente legittimata a mentire. Battute a parte, le bugie sono sempre insidiose, non solo per i rapporti sociali ma anche e soprattutto per quelli giuridici. Avresti mai pensato che anche mentire sull’età può costituire reato? Ebbene sì: anche le parole sono pericolose e una semplice alterazione della propria identità può farti incorrere in un procedimento penale a tutti gli effetti. Se ti sembra strano e non ci credi prosegui nella lettura di questo articolo: vedremo insieme quando è reato mentire sull’età e a quali conseguenze rischi di andare incontro.

Mentire sull’età: quando è lecito?

Prima di vedere i casi in cui mentire sull’età costituisce reato, vediamo quando, al contrario, attribuirsi un’età diversa è perfettamente lecito. Di regola, mentire sulla propria età è un comportamento perfettamente legittimo dal punto di vista penale: una semplice bugia, purché innocua, è sempre ammessa. Così, l’uomo che voglia far colpo su una ragazza più giovane, se si attribuisce un’età inferiore a quella reale, non commette alcun tipo di reato; allo stesso modo, rilasciare dichiarazioni non formali (nel senso che non sono destinate a nessuna autorità, amministrativa, penale, tributaria che sia) non fa incorrere in delitto. Ad esempio, una persona che, pur di partecipare ad un casting riservato ad una determinata fascia d’età, decida di diminuire (o aumentare) i suoi anni, non si macchia di reato: al massimo, se scoperto, potrà essere espulso dalla selezione.

Mentire sull’età: quando ci sono conseguenze penali?

In altre circostanze, invece, mentire sull’età comporta delle conseguenze penali ben precise, a volte anche gravi. Una menzogna sui propri anni è in grado di modificare radicalmente l’identità di una persona, così da rischiare di sviare le indagini oppure di far commettere reato ad altre persone. Ma vediamo più nello specifico quando è reato mentire sull’età.

Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale

Cominciamo dal reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri. La legge punisce con la reclusione da uno a sei anni chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona.
La reclusione non è mai inferiore a due anni:

  • se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile;
  • se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome [1].

Come si evince dalla norma appena citata, non ogni falsa dichiarazione è idonea a costituire reato: ed infatti, la legge parla di falsa dichiarazione o attestazione che ricada solamente sulla propria identità o sulle caratteristiche idonee ad individuare una persona, quando siano rese ad un pubblico ufficiale. Secondo la legge, per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Mentre non ci sono dubbi sulle prime due funzioni, riferibili a parlamentari, consiglieri regionali e giudici, la terza presenta sicuramente un raggio d’azione più esteso. Svolgono una funzione amministrativa tutti coloro che dipendono da una pubblica amministrazione ed esercitano funzioni fondamentali per essa: si pensi ai cancellieri nei tribunali, agli insegnanti nelle scuole, ai medici negli ospedali, ai carabinieri, ai poliziotti, ecc.

La menzogna deve riguardare elementi determinati: la legge parla dell’identità, dello stato o di altre qualità della propria o di altre persone. L’identità fa riferimento ai dati anagrafici, quelli riportati sul documento di riconoscimento: nome e cognome, data di nascita, ecc. Lo stato e le altre qualità fanno riferimento a tutti gli altri dati, secondari rispetto a quelli d’identità in senso stretto, ma comunque importanti per determinare l’individuazione precisa di una persona: si pensi alla professione svolta, alla residenza, ecc.

Mentire sull’età significa mentire sulla propria identità. Di conseguenza, commette reato chi fornisce generalità false ad un carabiniere o ad un poliziotto che proceda all’identificazione personale; commette lo stesso reato (tra l’altro previsto in forma aggravata) l’imputato che fornisce generalità false alla polizia giudiziaria. Ugualmente, Integra il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale la condotta di chi dichiari un falso nome nel corso di una perquisizione, essendo tale dichiarazione destinata ad essere trasfusa in un atto pubblico [2].

False dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri

Molto simile al reato appena esaminato è quello di false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali, che prevede la reclusione da uno a cinque anni per chi, fuori dei casi indicati nell’ipotesi precedentemente esaminata, interrogato sulla sua identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale o a persona incaricata di un pubblico servizio [3].

Rispetto al reato precedente, sebbene la condotta sia sostanzialmente la stessa, la norma parla espressamente di interrogazione da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio. Questo significa che il delitto di false dichiarazioni di cui stiamo parlando può essere commesso solamente da chi viene interrogato (cioè sentito) da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, dovendosi intendere per incaricato colui che svolge, contrariamente al pubblico ufficiale, funzioni residuali, ma non mansioni meramente manuali. Inoltre, a differenza dell’ipotesi delittuosa precedente, qui rilevano soltanto le false dichiarazioni, non anche le attestazioni, cioè le menzogne contenuto in un documento di cui è destinatario un pubblico ufficiale.

Ad esempio, i controllori dei mezzi pubblici, nell’esercizio delle loro funzioni, sono incaricati di un pubblico servizio: pertanto, mentire sulle proprie generalità per evitare una multa costituisce reato [4].

Falsa autocertificazione

Il codice penale punisce con la reclusione fino a due anni chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità; se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi [5]. Secondo la Corte di Cassazione, questo reato si applica anche a chi dichiara il falso in un atto notorio, se l’autocertificazione viene consegnata a un pubblico ufficiale [6]. Il crimine commesso è quello di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Non rileva che tale documento sia una dichiarazione del privato e non un atto pubblico; rileva piuttosto il soggetto al quale l’autocertificazione viene esibita, andando a sostituire una documentazione pubblica.

Anche in questa ipotesi, quindi, mentire sull’età, se altera l’identità del dichiarante ed è utile ad ottenere vantaggi di cui altrimenti non si avrebbe diritto (si pensi all’ottenimento di un sussidio, di un assegno familiare, ma anche alla partecipazione ad un concorso con limite di età), costituisce reato.

Mentire sull’età: altre ipotesi rilevanti

Nei casi che abbiamo appena visto, mentire sull’età costituisce un vero e proprio reato, punito con la reclusione. Ci sono tante altre ipotesi in cui l’età di una persona rileva dal punto di vista penale, ma queste norme sono poste a tutela della vittima. Si faccia l’esempio della minorenne che dichiari di avere sedici anni anziché tredici: in questo caso, un rapporto sessuale con un maggiorenne metterebbe nei guai l’uomo, non la ragazza menzognera. La legge espressamente dice che il colpevole non può invocare, a propria scusa, l’ignoranza dell’età della persona offesa, a meno che si tratti di ignoranza inevitabile [7]. Questo significa che la semplice bugia della vittima non basta a giustificare la congiunzione carnale, dovendo il maggiorenne dimostrare qualcosa in più, e cioè che la minore non solo aveva mentito, ma aveva fatto sì che, attraverso altri raggiri (ad esempio, mostrando un documento contraffatto), avrebbe potuto ingannare chiunque.

Lo stesso vale per altre ipotesi meno gravi, come la vendita di alcolici ai minori: anche in questa ipotesi, la semplice menzogna del ragazzo non scusa il venditore, il quale ha il dovere di chiedere il documento d’identità quando ha il sospetto che si tratti di minorenne. In questo caso, comunque, la responsabilità incombe sempre sull’altra persone e non su chi ha mentito sulla propria età.


note

[1] Art. 495 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 36834/2016.

[3] Art. 496 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 31391/2008.

[5] Art. 483 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 25927 del 24.05.2017.

[7] Art. 609-sexies cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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