Diritto e Fisco | Articoli

Come sapere se qualcuno mi ha fatto causa

22 Luglio 2018
Come sapere se qualcuno mi ha fatto causa

Come verificare se ti è stato notificato un atto di citazione, un ricorso o un decreto ingiuntivo.

Una persona a cui devi dei soldi ti ha minacciato apertamente: «Ti faccio causa». Il tono con cui si è espressa non lasciava spazio ad equivoci sicché ritieni che non sia rimasta con le mani in mano. Eppure, da allora, non hai avuto più sue notizie né ti sono arrivate raccomandate o atti del tribunale. Restare sospeso a un filo, con la spada di Damocle di un’azione giudiziaria, non ti fa certo piacere e vorresti trovare il modo per scoprire se il tuo nemico si è mosso o ha fatto solo parole. Insomma, ciò che ti chiedi è come sapere se qualcuno mi ha fatto causa? In questo articolo ti spiegheremo se e quando è possibile venire a conoscenza di un atto di citazione, di un ricorso per decreto ingiuntivo o di qualsiasi altra iniziativa processuale.

Prima di spiegare come sapere se qualcuno ti ha fatto causa, è bene capire perché è importante saperlo. La legge fissa dei termini ben precisi per difendersi dalla conoscenza dell’azione intrapresa dalla controparte. Ad esempio, se hai ricevuto una citazione, hai 20 giorni prima dell’udienza per costituirti. Se hai ricevuto un decreto ingiuntivo hai 40 giorni di tempo per opporti. Conoscere in anticipo le mosse del creditore potrebbe, oltre a soddisfare la tua curiosità, consentirti di disporre di più tempo per prendere le contromosse.

C’è tuttavia una cosa su cui voglio rassicurarti. Il processo civile è sempre “a iniziativa di parte”: significa che può essere interrotto in qualsiasi momento se i contendenti trovano un accordo. Non è quindi come nei processi penali che – almeno per quelli procedibili d’ufficio – una volta iniziati non possono più essere stoppati. Per cui, anche quando riceverai conoscenza della causa, nulla ti impedirà di contattare un avvocato affinché si metta d’accordo con quello del tuo rivale o provare a incontrarti direttamente con quest’ultimo per “fare pace” (il problema vero e proprio è che vorrà quantomeno risarciti i soldi spesi per l’avvio del processo).

Passiamo ora a spiegare come sapere se qualcuno ti ha fatto causa.

Come inizia una causa

Ci sono essenzialmente due modi per cominciare una causa; a decidere quale dei due scegliere non è la parte (l’attore) ma la legge che, a seconda della materia, definisce il tipo di procedura.

La citazione

Il primo modo è la citazione: l’attore scrive l’atto processuale – contenente la descrizione dei fatti, dei diritti lesi e la domanda al giudice – e poi lo notifica alla controparte. In essa viene indicata una data in occasione della quale incontrarsi in tribunale (non meno di 90 giorni da quando il convenuto ha ricevuto l’atto). La data è scelta dall’attore ma poi va confrontata con la disponibilità del tribunale che potrà spostarla alla prima udienza utile successiva (di solito non va oltre una settimana dopo). Dopo 10 giorni da quando il convenuto ha ricevuto l’atto, l’attore deposita il proprio fascicolo, con la prova della notifica, in tribunale e così ufficializza l’avvio del contenzioso.

Ebbene, in questo caso, poiché la prima mossa dell’attore è la notifica dell’atto di citazione, per sapere se qualcuno ti ha fatto causa non devi che controllare nella cassetta delle lettere o, se sei un’azienda o un professionista, nella casella della tua posta elettronica certificata. Sarai infatti proprio tu il primo a sapere se è stato avviato un processo nei tuoi confronti. Dunque, se fino ad oggi non hai ricevuto nulla, due possono essere le cose: o il tuo avversario ha deciso di non agire oppure ha lasciato le carte all’avvocato e questi sta andando un po’ a rilento.

Il ricorso

Il secondo metodo per intraprendere una causa è l’atto di ricorso. Questo segue la procedura inversa alla citazione: prima viene depositato in tribunale, il giudice indica la data di udienza e poi viene notificato alla controparte. Di solito il tutto avviene nel giro di non oltre un mese. Dubito comunque che, se andassi in cancelleria, un impiegato ti farebbe controllare sul computer se sono pendenti ricorsi nei tuoi riguardi. Non ti resta eventualmente che aspettare che il giudice firmi il decreto e poi di riceverne la notifica.

Il ricorso viene utilizzato soprattutto per le cause in materia di lavoro, di locazione e affitti. Ma con la stessa regola vengono definiti i procedimenti cautelari d’urgenza, quelli più brevi come ad esempio quando il vicino vuol interdirti il passaggio in una sua area o vuol chiederti di abbattere un’opera abusiva o troppo vicina alla sua proprietà o impedirti di svolgere un’attività che gli sta procurando un grave danno.

Il decreto ingiuntivo

Una “sottospecie” della forma del decreto è la procedura per decreto ingiuntivo. Vi si ricorre quando una persona avanza un credito nei confronti di un’altra e ha una prova scritta del proprio diritto. Qui il ricorrente deposita in cancelleria tale prova e la richiesta di emissione di un ordine di pagamento. Il giudice la conferma e sottoscrive emettendo il vero e proprio decreto ingiuntivo, il quale poi viene notificato al debitore. La procedura è un po’ più lunga perché deve fare i conti con la mole di atti che spesso i tribunali sono chiamati a smaltire. Dal giorno del deposito fino alla notifica del decreto trascorrono circa uno o due mesi anche se alcuni tribunali virtuosi possono far aspettare solo qualche settimana. Anche qui, per sapere se il creditore ha depositato un decreto ingiuntivo nei tuoi riguardi non puoi fare altro che aspettare perché, se anche andassi in cancelleria fornendo le tue generalità, non ti verrebbe consentito di accedere agli archivi.

La mancata notifica

Attenzione a una circostanza: potrebbe essere che la notifica della citazione o del ricorso sia già avvenuta e che tu non ne abbia avuto conoscenza per essere stato assente. Trattandosi di atti giudiziari, dovresti aver ricevuto la seconda raccomandata con cui ti si informa della giacenza all’ufficio postale (per le notifiche a mezzo raccomandata) o del deposito alla casa comunale (per le notifiche a mani fatte dall’ufficiale giudiziario). In ogni caso hai sei mesi da tale notifica per ritirare il plico.

Se però sono decorsi i tempi, puoi sempre andare in tribunale e – questa volta sì – chiedere in cancelleria se esiste un procedimento avviato nei tuoi confronti. Potrai fare eseguire la verifica anche a un avvocato.

C’è un termine massimo per agire?

A questo punto potrebbe interessarti sapere se c’è un termine massimo entro cui l’attore può agire nei tuoi riguardi. Questo è il cosiddetto termine di prescrizione. Devi calcolare dal giorno dell’ultima diffida un numero di anni variabile a seconda del tipo di diritto. Ad esempio, se si verte in materia di contratti e fatture, il termine è di solito di 10 anni; se si verte in materia di recupero di crediti professionali il termine è di tre anni. Se hai commesso un illecito il termine è di cinque anni. Per le bollette e per le spese di condominio il termine di prescrizione è di cinque anni. Se vuoi l’elenco di tutti i termini leggi La prescrizione dei debiti.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube