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Se trasferisco soldi sul conto del familiare evito il pignoramento?

22 Luglio 2018
Se trasferisco soldi sul conto del familiare evito il pignoramento?

Bonifici e giroconti: cosa si rischia se si spostano i soldi su un altro conto corrente per frodare i creditori?

Hai assunto una serie di debiti dai quali non riesci a uscire. Hai tentato più volte di proporre ai creditori un accordo che possa definire la morosità, magari con un saldo e stralcio, ma non c’è stato nulla da fare. Poco male, non credi di rischiare alcunché: non hai nulla intestato, né case, né auto, né un contratto di lavoro e uno stipendio. Insomma, sei quello che comunemente si dice “nullatente” e chi non ha beni – si sa – non rischia niente. Salvo per quel che riguarda un conto corrente. In banca hai depositato una modesta somma che ti serve per vivere e da cui attingi periodicamente. Ora però ti chiedi quali rischi possa subire il rapporto bancario nel caso in cui i creditori dovessero accorgersi di questa disponibilità. Non passerà molto che se ne accorgeranno e allora potrebbe mancarti lo stretto indispensabile alla sopravvivenza. Che fare? Ti è venuta un’idea: per non dare troppo nell’occhio preleverai una parte consistente della provvista e la bonificherai sul conto di un parente dimodoché, qualora dovesse intervenire un pignoramento, i creditori non troveranno nulla. Ma si tratta davvero di una scelta sensata? Si può evitare il pignoramento se si trasferiscono i soldi sul conto di un familiare? È quello che cercheremo di illustrarti in questo articolo.

Come ben sai, il debitore risponde delle obbligazioni contratte con tutti i suoi beni: mobili, immobili, crediti. Questi beni, ovviamente, sono una garanzia per il creditore. Se una persona dovesse chiederti un prestito e si trattasse di un ricco proprietario di terre, probabilmente lo aiuteresti sapendo delle sue possibilità economiche che gli consentono di pagare; e se anche non dovesse farlo, avresti di che soddisfarti pignorandogli i beni. Immagina però quale sarebbe la tua reazione se il debitore, il giorno dopo aver ottenuti i soldi, dovesse vendere o regalare tutto il suo patrimonio alla moglie o a un figlio. Di certo, ti sentiresti raggirato e proveresti a difendere i tuoi diritti. Ecco allora perché, alla domanda che ti sei posto, ossia «Se trasferisco i soldi sul conto di un familiare evito il pignoramento?», bisogna dare una risposta cauta e prudente. Vediamo cosa prevede la legge.

L’azione revocatoria 

Quando una persona contrae un debito, il creditore può preservare le proprie “ragioni” con la cosiddetta azione revocatoria. In pratica, tutte le volte in cui il debitore – dopo aver stipulato il contratto o assunto un impegno economico – cede una parte consistente dei propri beni, questa cessione può essere resa inefficace, ossia impugnata e revocata, tramite una causa in tribunale. Per agire non è necessario che il debitore sia già moroso: basta la nascita del debito. Ad esempio, se Mario firma un mutuo in banca e il giorno dopo dona la sua casa, quest’atto è revocabile anche se sta pagando regolarmente le rate del prestito.

Se sulla casa fosse stata iscritta un’ipoteca non ci sarebbe neanche bisogno dell’azione revocatoria, visto che il creditore potrebbe pignorarla anche in capo al nuovo intestatario.

L’azione revocatoria deve essere esercitata entro cinque anni dall’atto di trasferimento.

In realtà, la legge fissa delle condizioni più rigide per la revocatoria in caso di vendita rispetto alla donazione. Facciamo un esempio: Mario stipula una finanziaria e il giorno dopo regala la casa alla moglie. Si tratta di una donazione. In tal caso l’esercizio della revocatoria è molto semplice: al creditore basterà dimostrare che Mario non ha più beni sufficienti da pignorare in caso di inadempimento. Se invece Mario dovesse vendere la casa a un amico o a un parente, il creditore deve dimostrare qualcosa in più oltre all’impoverimento del patrimonio: la conoscenza del debito da parte dell’acquirente. Questo secondo requisito è richiesto perché, nel caso di una vendita, è necessario tutelare anche gli interessi del terzo che ha pagato per il suddetto bene e che potrebbe essere del tutto all’oscuro degli intenti fraudolenti del venditore.

In sintesi: la revocatoria, da avviare entro cinque anni dalla cessione del bene, impone al creditore di dare sempre la prova del fatto che il debitore sia rimasto sostanzialmente a “secco” di altri beni da aggredire; in più, in caso di vendita, è necessario dimostrare anche la consapevolezza dell’acquirente.

L’azione revocatoria sul bonifico bancario

L’azione revocatoria di norma viene eseguita sulle cessioni immobiliari, ma il codice civile la consente su qualsiasi tipo di bene: anche mobili o denaro. Per cui è revocabile la vendita o la donazione della casa così come quella dell’auto, dei gioielli, di un quadro di valore. Allo stesso modo è revocabile anche il trasferimento del denaro da un conto a un altro, ossia il cosiddetto bonifico. Il bonifico, peraltro, è quasi sempre una donazione se non è accompagnato all’acquisto di un bene (nel qual caso sarebbe il pagamento di un prezzo di vendita e non potrebbe essere revocato). Dunque se trasferisci i soldi sul conto corrente di un familiare non eviterai il pignoramento qualora il creditore si accorga di tale passaggio di denaro entro cinque anni e riesca a dimostrare che tu non hai altri beni con cui garantire il debito.

Anche qui ricorreremo a un esempio chiarificatore. Se hai un debito di 50mila euro e fai un bonifico dal tuo conto corrente di 100 mila euro lasciandone 60mila non potrai subire la revocatoria. Lo stesso dicasi se, nonostante il bonifico, hai lasciato vuoto il conto ma sei proprietario di beni (di solito case e terreni) di valore superiore a 50mila euro. Viceversa, se non hai altri beni intestati e il bonifico sul conto del familiare ti ha tolto la disponibilità anche dell’ultima goccia di patrimonio, allora la revocatoria è ben possibile.

Come fa il creditore a sapere che hai fatto un bonifico dal tuo conto corrente?

Il creditore oggi ha uno strumento molto potente per controllare sia presso quale banca hai il conto corrente sia la disponibilità economica che su di esso si trova depositata. Difatti, con la richiesta di accesso all’Anagrafe dei conti correnti – che può essere presentata al Presidente del Tribunale dopo la notifica del precetto – si può accedere a un database dell’Agenzia delle Entrate, quello con cui vengono controllate le evasioni fiscali. In esso risultano numerose informazioni sul patrimonio del debitore, ivi compresa la presenza di conti correnti. Dunque, nulla di più facile di sapere se hai fatto un bonifico sul conto di un familiare.



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3 Commenti

  1. Ritengo ci sia un’imprecisione nell’articolo. L’Agenzia delle Entrate comunica solo se il soggetto-debitore ha rapporti con un Istituto di Credito, ma non i movimenti di conto corrente; quindi, allo stato, scoprire se sono stati fatti dei versamenti in danno dei creditori è estremamente difficile, se non impossibile.

  2. Credo che tramite accesso informatico concesso dal giudice presso agenzia entrate vengano forniti solo i conti correnti eventualmente esistenti ma non
    Ne il saldo
    Ne tantomeno la movimentazione

    Correggetemi se sbaglio

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