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Cosa s’intende per rischio elettrico

4 Agosto 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 4 Agosto 2018



Incendio, esplosione, folgorazione: quali sono i rischi derivanti dall’utilizzo delle apparecchiature elettriche, che cosa fare per prevenirli.

È quasi impossibile, ormai, trovare un’abitazione o un luogo di lavoro privi d’impianto elettrico: tutti, quotidianamente, utilizziamo apparecchiature elettriche, dal pc, al modem, al frigorifero, al forno, al phon… Tutti, dunque, non sempre consapevolmente, siamo esposti al rischio elettrico, un rischio che non deve essere sottovalutato, in quanto l’utilizzo delle apparecchiature elettriche può causare infortuni gravissimi, anche mortali. Dalla scossa, o elettrocuzione, all’esplosione, all’incendio, gli incidenti che si possono verificare non sono così rari come si ritiene: un impianto a norma e la corretta manutenzione delle apparecchiature sono senza dubbio fondamentali, ma possono verificarsi incidenti anche in un’abitazione o in un ufficio in cui sono adottate tutte le precauzioni possibili. Facciamo allora il punto della situazione su che cosa s’intende per rischio elettrico, quali sono gli infortuni più frequenti, quali le loro conseguenze e come evitarli.

Che cos’è il rischio elettrico?

Per rischio elettrico s’intende qualsiasi rischio derivante dall’utilizzo dell’elettricità, quindi da impianti e apparecchiature elettriche. Non si tratta del solo rischio da “scossa elettrica”, o meglio da elettrocuzione: le apparecchiature e gli impianti elettrici possono anche causare incendi ed esplosioni.

Quali sono le conseguenze degli incidenti di natura elettrica?

Dal punto di vista infortunistico, le principali conseguenze derivanti dagli incidenti di natura elettrica possono essere ricondotte a:

  • incendio, dovuto alla contemporanea presenza di materiale infiammabile e fenomeni elettrici (archi, scintille, punti caldi superficiali) atti ad innescarlo;
  • esplosione, dovuta alla contemporanea coesistenza di un’atmosfera pericolosa (presenza di sostanze, gas, vapori o polveri potenzialmente esplosivi) e di fenomeni elettrici (archi, scintille, punti caldi superficiali) atti ad innescare l’esplosione;
  • elettrocuzione, o folgorazione, dovuta al passaggio di corrente nel corpo umano, per contatto diretto o indiretto.

Quando si verifica il contatto diretto?

Il contatto diretto si verifica quando il corpo umano viene a diretto contatto con una parte metallica normalmente in tensione (conduttori scoperti, spine difettose, morsettiere etc.) e, di conseguenza, avviene l’elettrocuzione, cioè il passaggio di corrente nel corpo.

Quando si verifica il contatto indiretto?

Il contatto indiretto può rappresentare il tipo di contatto elettrico più pericoloso, in quanto spesso è improvviso e sconosciuto. Si verifica quando il corpo umano viene in contatto con una parte normalmente non in tensione, considerata “isolata”: la “scossa” inaspettata è molto difficile da prevenire.

Quali sono gli effetti dell’elettrocuzione?

La pericolosità di un contatto elettrico dipende, in sostanza, dall’intensità della corrente che attraversa il corpo umano e, soprattutto, dal percorso di transito.

Il corpo umano, infatti, è un conduttore di elettricità, che presenta una resistenza elettrica variabile da persona a persona e dalle condizioni ambientali.

Se il corpo umano viene attraversato da corrente elettrica, si possono verificare i seguenti fenomeni:

  • tetanizzazione (cioè paralisi muscolare);
  • arresto della respirazione;
  • fibrillazione ventricolare, dovuta alla interferenza della corrente elettrica con la normale attività elettrica del cuore che dà luogo ad una contrazione irregolare dei ventricoli, che conduce nella maggior parte dei casi all’arresto cardiaco.

Altri effetti derivanti dall’elettrocuzione sono quelli di tipo termico, come bruciature ed ustioni (generalmente profonde) che vanno spesso a sommarsi agli effetti precedenti.

Che cos’è la tetanizzazione?

La tetanizzazione consiste nella contrazione dei muscoli del corpo, che spesso non permette il rilascio delle parti in tensione con cui si è venuto a contatto. Il mancato rilascio inoltre consente alla corrente elettrica di continuare ad attraversare il corpo umano.

Nel caso in cui la tetanizzazione riguardi i muscoli respiratori, si verifica un arresto della respirazione: il perdurare di questa tetanizzazione può condurre alla morte per asfissia.

Come si proteggono le persone dal rischio elettrico?

La protezione delle persone dal rischio elettrico è basata principalmente:

  • sull’isolamento della parte in tensione;
  • sulla messa a terra dell’impianto e delle apparecchiature;
  • sull’adozione di dispositivi ed apparecchiature di protezione.

Bisogna distinguere la prevenzione dalla protezione: con la prevenzione si mira ad evitare il verificarsi dell’incidente, mentre la protezione mira a limitare le conseguenze dell’incidente.

La prevenzione si realizza attraverso la costante formazione e informazione agli addetti, effettuando una regolare manutenzione degli impianti e delle attrezzature, e con l’adozione di adeguati dispositivi tecnici (interruttori differenziali, barriere fisiche, misuratori di tensione, utilizzo di materiali isolanti).

In aggiunta alle misure di prevenzione, è bene attuare efficaci misure di protezione individuale, per le quali vige sempre l’obbligo di adozione da parte delle aziende interessate, come ad esempio calzature antistatiche e guanti isolanti.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro in merito al rischio elettrico?

Se nel luogo di lavoro è presente un rischio elettrico, è necessario adempiere agli obblighi previsti dal Testo unico sulla sicurezza [1] ed in particolare applicare le misure di prevenzione e protezione.

Tutti i rischi derivanti da impianti e apparecchiature elettriche devono essere elencati, assieme alle misure di prevenzione e protezione, all’interno del Dvr, il documento sulla valutazione dei rischi, la cui istituzione è obbligatoria da parte di ogni datore di lavoro, anche professionista.

Il datore di lavoro ha inoltre l’obbligo di formare ed informare adeguatamente tutti i lavoratori.

note

[1] D.lgs. 81/2018.


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