Diritto e Fisco | Editoriale

Prostituzione: quali tasse si pagano?

22 Luglio 2018
Prostituzione: quali tasse si pagano?

Escort: la prostituzione è legale? Come si fa la dichiarazione dei redditi e quali imposte devono essere versate all’erario.

Se vedi una strada piena di prostitute e pensi che ciò possa essere un degrado per la tua città, fonte di malattie o di passeggio di gente poco raccomandabile, e magari ti chiedi perché la polizia non interviene, sappi che il lavoro più antico del mondo non è illegale. Salvo vi siano ordinanze comunali che vietino lo svolgimento di specifiche attività in una strada o una zona urbana predefinita, il meretricio è consentito dalla legge e non può essere limitato o impedito. Tutto ciò che potrebbero fare le autorità è un accertamento per evasione fiscale. Già, perché se proprio vogliamo parlare di un illecito commesso dalle prostitute è che non emettono fatture o altre ricevute fiscali. Le prostitute sono libere professioniste, come già ha chiarito la Cassazione più volte, e pertanto sono tenute a compiere gli adempimenti di qualsiasi altro contribuente. Del resto, non è difficile scovare la sottrazione al pagamento delle imposte da parte di un contribuente che, pur avendo un conto corrente ricco, non è “censito” nell’anagrafe tributaria. E i conti correnti – ormai si sa – sono trasparenti all’Agenzia delle Entrate. Ma quali tasse si pagano per la prostituzione? Di tanto ci occuperemo nel presente articolo.

La prostituzione è legale in Italia? 

Da un punto di vista penalistico, la prostituzione, se esercitata autonomamente, volontariamente, da persona maggiorenne e pienamente capace di intendere e di volere, per quanto moralmente censurabile, è lecita. Il che significa che non commette reato la escort che offre spontaneamente le proprie prestazioni sessuali a scopo di lucro. In quanto non costituisce attività illecita, la prostituzione non può essere vietata.

Ciò che vieta la legge è la prostituzione dei minori di 18 anni (nei normali rapporti sessuali non a fini di lucro, invece, l’età del consenso – a partire dalla quale cioè si è liberi di avere rapporti – è 14 anni).

La legge inoltre vieta lo sfruttamento della prostituzione, che è l’attività di chi trae guadagni dalla prostituzione altrui, oppure il favoreggiamento della prostituzione che è invece il comportamento di chi aiuta una persona a prostituirsi (ad esempio il pappone che accompagna la donna agli appuntamenti oppure il gestore del sito internet di incontri che fa pubblicità alle inserzioniste o realizza dei book fotografici invitanti). È questo il risultato della famosa legge Merlin del 1958.

Da un punto di vista civilistico, invece – sotto cioè il profilo della validità del contratto siglato (anche se oralmente) tra la escort e il cliente – la prostituzione comporta la nullità dell’obbligazione perché la causa (ossia lo scopo del contratto stesso) è contraria al buon costume. L’unica conseguenza è che chi ha pagato in anticipo non può ottenere la prestazione in caso di inadempimento o non può chiedere la riduzione del prezzo nel caso in cui sia insoddisfatto delle prestazioni ottenute.

Quindi non si può denunciare la prostituta che si sottrae all’ultimo minuto all’attività promessa.

Le prostitute devono fare la dichiarazione dei redditi?

A lungo si è discusso degli obblighi fiscali delle prostitute che non avrebbero mai ricevuto un “codice attività”. La Cassazione ha però chiarito che i proventi derivati dalla prostituzione sono tassabili e vanno indicati in dichiarazione alla voce “redditi diversi” o “redditi di lavoro autonomo” (ne parleremo a breve).

Pertanto, in caso di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, scattano le sanzioni tributarie e, se si evade oltre 50mila euro, scatta anche il penale, ossia il reato di omessa dichiarazione dei redditi.

Il reato di omessa dichiarazione scatta anche per le attività illecite come nel caso di sfruttamento della prostituzione. In molte ipotesi non saranno nemmeno deducibili i costi, siccome direttamente connessi all’attività criminosa, nella misura in cui si tratti di delitti non colposi e sia stata esercitata l’azione penale.

Le prostitute devono pagare le tasse?

L’orientamento dominante ritiene l’attività di meretricio imponibile quand’anche si trattasse di proventi illeciti [1].

Si può trattare, a seconda delle ipotesi, di reddito di lavoro autonomo (nel caso di attività abituale) o di reddito diverso (nel caso di attività occasionale).

Se vi è esercizio abituale dell’attività, i proventi della prostituzione rientrano nella categoria dei redditi di lavoro autonomo; difatti, di norma, sussiste l’assenza di un vincolo di subordinazione e la presenza di una retribuzione pagata direttamente dal beneficiario della prestazione. Il reddito, in tal caso, è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti e quello delle spese effettivamente sostenute nel periodo di imposta.

Invece se l’esercizio della prostituzione è occasionale, i proventi rientrano nei redditi diversi. Il reddito, in tal caso, è costituito dalla differenza tra l’ammontare percepito nel periodo d’imposta e le spese specificamente inerenti alla loro produzione.

La prostituta deve versare l’Irpef, ma non l’Irap essendo attività personale.

Inoltre, essendo attività di lavoro autonomo, la prostituta è tenuta agli obblighi del versamento dell’Iva. In particolare ai fini Iva, l’attività di meretricio acquista rilevanza impositiva solo se è esercitata professionalmente e abitualmente.

Tali presupposti non si attuano nei casi in cui gli atti economici siano realizzati in via meramente occasionale.

Contributi previdenziali

La legge [2] stabilisce che sono tenuti all’iscrizione presso la Gestione Separata INPS coloro i quali esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo derivante dall’esercizio di arti e professioni. Dunque, poiché la prostituta possiede redditi di lavoro autonomo deve anche assolvere gli obblighi contributivi (tra l’altro, è necessario compilare il quadro RR del modello REDDITI e pagare i relativi contributi).

All’accertamento del reddito di lavoro autonomo ad opera dell’Agenzia delle Entrate scattano anche gli obblighi sul versante contributivo.

Non così, invece, se venisse utilizzato l’accertamento sintetico, visto che si ridetermina il reddito complessivo del contribuente, e non il reddito da lavoro autonomo.

Adempimenti fiscali

Se la prostituta ha reddito di lavoro autonomo deve provvedere agli adempimenti fiscali che caratterizzano tale tipologia di reddito, innanzitutto la tenuta delle scritture contabili e la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Se si parla di redditi di lavoro autonomo occasionale (quindi reddito diverso), non è soggetto alla tenuta delle scritture contabili e agli altri adempimenti caratterizzanti il reddito di lavoro autonomo professionale, ma è necessario presentare la dichiarazione dei redditi, nel rispetto e alle condizioni della normativa vigente.

Controlli fiscali sulle prostitute

Vista l’imponibilità dei redditi derivanti dall’attività di meretricio, l’Amministrazione finanziaria può procedere a verifiche e controlli che, come di consueto, possono sfociare in un avviso di accertamento. In diversi casi gli accertamenti nei confronti dei soggetti esercenti l’attività di meretricio traggono origine da una omessa dichiarazione.

Se così è, appare legittimo l’accertamento d’ufficio.

Non ci sono metodi predeterminati per accertare tali tipologie di reddito: di conseguenza, si può trattare di accertamenti analitici, analitico-induttivi o induttivi.

Ove sussistano i presupposti, è di certo possibile l’accertamento sintetico.

Per ciò che riguarda le modalità di quantificazione del reddito, possono essere un valido ausilio le indagini finanziarie, nonché, se del caso, le dichiarazioni di terzi e gli accessi sostanziali.

Il reddito dei contribuenti può essere determinato mediante le indagini finanziarie, secondo cui le movimentazioni bancarie non giustificate si presumono materia imponibile non dichiarata. In pratica, l’Agenzia delle Entrate può accorgersi dell’evasione tramite una verifica dei versamenti sul conto corrente.


note

[1] Art. 2 co. 26 della L. 335/95.

[2] Cass. 13.5.2011 n. 10578.


1 Commento

  1. Difatti, la prostituzione in Italia è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013, 7206/2016, 15596/2016 e 22413/2016. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito, rilasciando la ricevuta fiscale ad ogni rispettivo cliente?

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