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Le Guide Pignoramento presso terzi di alimenti e sussidi: i crediti intoccabili

Le Guide Pubblicato il 22 gennaio 2013

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> Le Guide Pubblicato il 22 gennaio 2013

Crediti alimentari, sussidi, maternità, malattia e somme necessarie alla soddisfazione di esigenze primarie del debitore: il creditore che agisca col “pignoramento presso terzi” deve rispettare, per legge, dei limiti oggettivi nella scelta delle somme da pignorare.

Come si è detto in un precedente articolo (“Pignoramento presso terzi del conto o dello stipendio: cos’è e come funziona”), il pignoramento di crediti di somme di denaro è la modalità di espropriazione più appetibile e fruttuosa per il soddisfacimento del creditore. Si è visto già, peraltro, tutte le modalità con cui tale pignoramento deve avvenire.

In questo secondo articolo vedremo i limiti che la legge pone a tale pignoramento e quali somme non possono essere pignorate dal creditore.

In generale, non possono essere pignorate tutte le somme necessarie alla soddisfazione di esigenze primarie della persona: per esempio gli alimenti, le prestazioni di assistenza, le retribuzioni lavorative per intero.

Il codice di procedura civile [1] indica analiticamente tutti i crediti che non possono essere pignorati. Essi sono:

1) crediti alimentari (per sapere cosa sono i crediti alimentari, leggi “crediti alimentari: cosa sono?”): essi però possono essere pignorati nel caso in cui il creditore proceda per cause di alimenti e sempre previa autorizzazione del presidente del tribunale o di un giudice da lui delegato e nei limiti da questi determinati. In pratica, i crediti alimentari possono essere aggrediti solo per soddisfare altri crediti della stessa natura.

2) sussidi di povertà, sussidi dovuti per maternità, malattie e funerali.

Le somme dovute a titolo di stipendio/salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento (TFR), possono essere pignorate entro il limite della misura di un quinto (20%).

Il mantenimento dell’ex coniuge

Al contrario degli alimenti, può essere pignorato l’assegno di mantenimento che l’ex coniuge versa mensilmente. O meglio: esso può essere pignorato per quella parte non necessaria a garantire le esigenze primarie di vita del beneficiario. Per esempio, un mantenimento elevato potrebbe essere pignorato nella parte che esuberi gli importi indispensabili alla sopravvivenza del beneficiario.

Non bisogna, infatti, confondere i crediti alimentari con il mantenimento. I primi non presuppongono una situazione di bisogno; hanno a oggetto quanto necessario a soddisfare tutte le esigenze di vita (non solo la sopravvivenza); sono infine parametrati al fine di garantire la conservazione dello stesso tenore di vita economico goduto dal coniuge durante il matrimonio. Il loro importo potrebbe quindi superare le strette esigenze di vita del destinatario.

Al contrario, l’obbligazione alimentare è soltanto quella che concerne le esigenze di vita più stringenti dell’interessato.

Dunque, il giudice può disporre il pignoramento solo di quella parte del mantenimento che non sia destinata a soddisfare le strette esigenze di vita del beneficiario.

Per sapere quanto dura il pignoramento, fino a quale importo si può pignorare lo stipendio e fino a quale soglia le pensioni non sono pignorabili, leggi gli altri articoli di  questa rubrica

note

[1] Art. 545 cod. proc. civ.


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