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Visite fiscali: quanti controlli in un giorno?

23 Luglio 2018
Visite fiscali: quanti controlli in un giorno?

Il lavoratore dipendente in malattia può essere sottoposto a due controlli nell’arco della stessa giornata? Dopo la prima visita si può uscire di casa?

Sei in malattia. Da due giorni manchi dal lavoro: l’assenza è giustificata da un certificato medico che ti copre per altri sette giorni. In questo periodo dovrai restare a casa durante le fasce orarie di reperibilità per consentire al medico fiscale dell’Inps di eseguire la visita di controllo. Senonché ti chiedi se, una volta effettuata la visita, potrai uscire di casa o se, invece, rischi di subire un secondo controllo nell’arco delle stesse ventiquattrore. E se, anche eseguito il secondo controllo, dovrai rispettare gli orari di reperibilità prima di poter fare ciò che vuoi. Insomma, in caso di visite fiscali, quanti controlli in un giorno rischia il dipendente in malattia? Ebbene, devi sapere che la materia è cambiata dal 1° settembre 2017. Con l’istituzione del cosiddetto “Polo unico” delle visite fiscali, infatti, alcune delle norme che regolano i controlli da parte del medico dell’Inps sono state aggiornate e, se anche gli orari della reperibilità sono rimasti i medesimi (a breve vedremo quali sono), c’è da considerare che alcune sentenze della Cassazione hanno escluso la possibilità di uscire di casa anche dopo di essi. Possibile? Sì, ed è quanto vedremo a breve.

Dipendente in malattia: il Polo unico delle visite fiscali

Se il lavoratore in malattia rientra in uno dei casi di esonero dall’obbligo di reperibilità, l’Inps può comunque fare delle verifiche? Un dipendente può essere controllato più di una volta? E ancora: cosa succede se il lavoratore malato è assente da casa negli orari di reperibilità per le visite fiscali?

Dal 1° settembre 2017 è attivo il Polo unico delle visite fiscali. Le nuove norme attribuiscono all’Inps la competenza esclusiva a effettuare visite mediche di controllo sia su richiesta del datore di lavoro (pubblico o privato che sia) sia d’ufficio, su iniziativa cioè dello stesso Inps.

Quante possibilità ci sono che arrivi una visita fiscale? 

Se prendi dei giorni di malattia quante possibilità ci sono che arrivi il medico fiscale dell’Inps? La statistica dice che c’è una possibilità del 3,4% di ricevere una visita medica di controllo. I dati sono calcolati sulle stime del primo trimestre del 2018 durante il quale sono state portate a termine 224mila visite a domicilio, rispetto a quasi 6,6 milioni di certificati medici presentati.

La percentuale dei lavoratori in regola è stata incredibilmente bassa: nell’ambito del privato, si parla del 40,1% nel caso di visite fiscali avviate d’ufficio mentre del solo 32% per le visite richieste dal datore di lavoro. Nel pubblico invece le percentuali si invertono ma il numero dei dipendenti in regola crolla vertiginosamente: si va dal 10,3% negli accertamenti d’ufficio al 37,1% nel caso di accertamenti richiesti dal datore.

Chi subisce la visita fiscale?

Vediamo ora come vengono selezionati i dipendenti da sottoporre a visita fiscale. Se la visita non è richiesta dal datore di lavoro, l’Inps usa un sistema informatico capace di individuare – tra tutti i certificati di malattia ricevuti dall’istituto – quelli più “a rischio”, in base a criteri specifici che variano da una Regione all’altra. In pratica un software è in grado di riconoscere le situazioni anomale, come ad esempio il caso di aziende in cui una grossa quota di lavoratori sia contemporaneamente in malattia.

Fasce orarie di reperibilità

Il Polo unico delle visite fiscali ha equiparato il sistema privato a quello pubblico. L’unica differenza – in vista di un futuro avvicinamento – riguarda gli orari di reperibilità. Le fasce orarie in cui si è costretti a rimanere a casa sono le seguenti:

  • pubblici dipendenti: dalle ore 9 alle ore 13 per la mattina; dalle ore 15 alle ore 18 per il pomeriggio;
  • dipendenti privati: dalle ore 10 alle ore 12 per la mattina; dalle ore 17 alle ore 19 per il pomeriggio.

Sono compresi anche i sabati, le domeniche e i giorni festivi (rossi sul calendario). Difatti, per evitare le assenze “strategiche” dal lavoro, a ridosso di vacanze o ponti, i lavoratori pubblici potranno poi essere sottoposti a visite fiscali «anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale».

Quando non c’è visita fiscale

Alcuni dipendenti in malattia non subiscono la visita fiscale. Ciò succede ad esempio quando si è soggetti a terapie salvavita o a stati patologici con invalidità e riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67%. L’Inps ha poi stilato un elenco di malattie che rientrano in tali ipotesi. A riguardo leggi l’approfondimento Malattia senza visita fiscale: quando?

Per chi si è dovuto comunque assentare da casa per una grave ragione, senza poter dare in tempo comunicazione al datore di lavoro, resta la possibilità di giustificarsi in un successivo momento producendo i documenti che dimorano la veridicità delle affermazioni.

Queste situazioni vanno tracciate dal medico, il quale deve darne evidenza negli appositi campi del certificato da lui redatto.

Anche in tali situazioni, resta, comunque, impregiudicata la possibilità da parte dell’Inps di effettuare controlli sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e sulla congruità prognostica in essa espressa.

Si possono avere due visite di controllo nella stessa giornata

Con l’istituzione del Polo unico delle visite fiscali è diventato possibile sottoporre più volte a visita fiscale il lavoratore, nel periodo di prognosi indicato dal certificato medico. Una possibilità che prima era esclusa nel pubblico: in pratica, il dipendente della pubblica amministrazione già visitato dal medico fiscale, non poteva più essere controllato nello stesso periodo di malattia. Il che significa che poteva uscire di casa. Ora sia il dipendente del privato che quello pubblico, una volta che sono stati sottoposti alla visita fiscale di controllo, non possono uscire di casa fino a quando gli orari di reperibilità non sono scaduti visto che può intervenire una seconda visita fiscale.

In pratica la legge prevede che le visite possano essere effettuate con cadenza «sistematica e ripetitiva».

Dopo gli orari di reperibilità si può uscire di casa?

La Cassazione ha spiegato che il dipendente in malattia può uscire di casa al termine della reperibilità solo a condizione che le attività che va a svolgere non siano in contrasto con la patologia certificata e non rallentino la guarigione. Il lavoratore ha infatti il dovere di ritornare in azienda il più presto possibile, il che significa non pregiudicare la convalescenza. Se il malato dovesse infatti subire una ricaduta o un aggravamento a causa della sua stessa condotta colpevole potrebbe essere licenziato per giusta causa.

Vien fatta salva comunque la possibilità di contestare la veridicità del certificato medico se il dipendente viene sorpreso a svolgere attività incompatibili con la malattia dichiarata: si pensi a chi ha un certificato medico per uno strappo muscolare a una gamba e invece viene trovato a fare footing.



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