Diritto e Fisco | Editoriale

Trattenere il figlio per qualche giorno è reato?

23 Luglio 2018
Trattenere il figlio per qualche giorno è reato?

C’è reato di sottrazione di minore tutte le volte in cui sia ostacolato l’esercizio delle potestà dell’altro genitore.

Tu e tua moglie siete separati. Negli accordi è previsto che vostro figlio passi le vacanze per metà con un genitore e per la residua metà con l’altro. Quest’anno il mese di luglio è toccato a te. Hai deciso così di prenotare una vacanza per due: hai prenotato un hotel e avete preso la macchina. Siete andati lontani. Ma agli ultimi giorni di vacanza hai detto a tuo figlio: «Vuoi davvero tornare a casa? Vogliamo prolungare di altri tre giorni il soggiorno?». Lui si è fatto convincere e ti ha detto di sì. Così avete telefonato alla madre per informarla del cambio di programmi. Lei è andata su tutte le furie. Gli accordi erano che il primo agosto le avresti riportato il bambino perché lei aveva pianificato in questo modo la propria partenza. Così, oltre a scombinarle i piani, guasti l’equilibrio del piccolo. Per telefono ti ha detto che prenderà delle contromisure nei tuoi riguardi. Lì per lì non le hai dato retta anche per non rovinare la vostra vacanza. Ma al ritorno hai iniziato a temere che lei possa essere andata dai carabinieri a denunciarti per sottrazione di minore. È davvero così? Trattenere il figlio per qualche giorno è reato? Sul punto è scesa la Cassazione che, qualche ora fa, ha fornito il suo autorevole parere in merito [1].

Sottrazione di minori: di cosa si tratta?

Il codice penale prevede due distinti reati:

  • la sottrazione di minore
  • la sottrazione di incapaci.

La sottrazione di minori scatta in presenza di un bambino con almeno 14 anni fino a 17 anni compresi. Si configura quando c’è il dissenso di almeno uno dei genitori ma il consenso del minore. Il reato è procedibile a querela del genitore o del tutore e la pena prevista è la reclusione fino a due anni.

La sottrazione di persona incapace scatta se il bambino ha meno di 14 anni. Il reato è procedibile a querela del genitore esercente la responsabilità genitoriale, del tutore o del curatore e la pena prevista è la reclusione da 1 a 3 anni.

Questo reato si differenzia dalla sottrazione consensuale di minorenni in quanto il consenso o il dissenso del minore non hanno rilevanza, dato che il minore di 14 anni è incapace di prestare validamente il suo consenso e pertanto si presume che non sia in grado di valutare l’importanza e le conseguenze del fatto.

La sottrazione può avvenire anche da parte di un genitore nei confronti dell’altro dal momento che entrambi i genitori sono contitolari della responsabilità parentale. Il reato non richiede che il figlio sia necessariamente nato da matrimonio ben potendo trattarsi di una semplice coppia di fatto.

Il genitore leso può rivolgersi al giudice affinché adotti i provvedimenti conseguenti alla condotta pregiudizievole nei confronti dei figli da parte del genitore e perfino sanzionare il genitore con la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Chi pone in essere la condotta deve avere la coscienza e la volontà di sottrarre il minore e di trattenerlo con la consapevolezza che il suo comportamento realizza una situazione antigiuridica, attuata con un comportamento sempre attivo diretto a mantenere l’esclusivo controllo su di lui.

Il reato di sottrazione di incapace scatta se si impedisce al genitore di esercitare la funzione educativa e i poteri inerenti all’affidamento, rendendogli impossibile l’esercizio dei diritti di cui è titolare nell’interesse del minore stesso e della società. Il che significa che, per poter denunciare il colpevole, è necessario che il minore venga trattenuto per diverso tempo e non solo per pochi giorni.

Tenere il figlio per pochi giorni è reato?

È proprio su quest’ultimo punto che si sofferma la Cassazione: non compie reato il padre che tiene con sé il minore per pochi giorni (due o tre) anche se, in base agli accordi o all’ordine del giudice, doveva invece stare con la madre. Conta l’interesse del figlio più che il prestigio del genitore. Per cui non ci può essere reato se la condotta del genitore non stravolge all’improvviso la vita quotidiana del bambino e non ostruisce in modo oggettivo l’esercizio della potestà dell’altro genitore.

L’illecito non può configurarsi qualora la sottrazione sia durata per un lasso di tempo talmente limitato che nessuno degli interessi coinvolti ne risulti seriamente compromesso.

Il fatto che il padre tenga con sé il figlio per tre giorni non dovuti non comprime automaticamente in modo illegittimo i diritti della madre.


note

[1] Cass. sent. n. 34456/18: «La condotta del genitore – oltre ad impedire all’altro, per un arco temporale rilevante, l’esercizio delle varie manifestazioni della responsabilità genitoriale, estromettendolo dalle scelte fondamentali riguardanti l’esistenza del figlio – deve peraltro essere tale da determinare un improvviso stravolgimento del normale contesto di vita in cui il minore si trovava inserito: ne consegue che deve essere assolto perché il fatto non sussiste il genitore che tiene con sé il minore per tre giorni nei quali l’interessato doveva essere collocato presso l’altro, secondo gli accordi, e contro il volere di quest’ultimo».

[2] Art. 574 cod. pen.: sottrazione di persone incapaci. «Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici , o un infermo di mente, al genitore esercente la potestà, al tutore o al curatore o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi, è punito, a querela del genitore esercente la potestà dei genitori , del tutore o del curatore con la reclusione da uno a tre anni.

Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritiene un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso, per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio.»


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